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Alessandria, suicidio in carcere nella notte di Capodanno

Aggiornamento: 2 gen

Intervista a Daniele Robotti, Associazione Marco Pannella di Torino

di Alberto Ballerino

 

L’anno nuovo inizia nelle carceri nel peggiore dei modi, purtroppo in piena sintonia con quanto sta avvenendo da tempo. Nella casa di reclusione circondariale Don Soria di Alessandria si è suicidato mercoledì sera un detenuto italiano che ha inalato gas da un fornello. A dare l’allarme sono stati i suoi stessi compagni di sezione. A nulla è servito l’intervento della Polizia penitenziaria e dei soccorsi sanitari: è mancato poco dopo. Secondo il dossier di ‘Ristretti Orizzonti’ nel 2025 sono morte nelle carceri in Italia ben 238 persone di cui 79 per suicidio.

Daniele Robotti, membro dell’Associazione Marco Pannella di Torino, da tempo segue i problemi delle case di reclusione. Proprio il 29 dicembre, come componente di una delegazione del Partito Radicale insieme a Paolo Giargia, aveva compiuto una visita ufficiale del carcere di massima sicurezza di San Michele per una raccolta di dati sul mondo carcerario italiano. Per lui purtroppo questa nuova morte si inquadra in una tragedia in atto da tempo. 

Spiega: “Nel 2024 abbiamo avuto il record di suicidi nelle carceri italiane, nel 2025 ci siamo andati vicini. Impressionante la percentuale tra chi si uccide dentro le case di reclusione e gli altri: la discrepanza è notevolissima. Fondamentalmente alla base di tutto ci sono le condizioni di vita dovute al grande sovraffollamento. Bisogna tenere presente che ci sono suicidi compiuti a pochi mesi dalla scarcerazione, dopo avere già scontato anni. Ad Asti, poco tempo fa, una persona si è uccisa quando gli hanno confermato l’arresto: aveva già dei precedenti, quindi conosceva l’ambiente. Questa situazione disastrosa è dovuta anche all’insufficienza numerica del personale della Polizia carceraria che controlla e ha anche bloccato tantissimi altri tentativi di suicidio nelle nostre case di reclusione”.

Paradossalmente è peggio nei Circondariali dove si scontano pene meno pesanti. “Perché non c’è la sorveglianza di quelli di massima sicurezza. Esiste un fattore di stress esagerato per il sovraffollamento, per il fatto che non riesci a ottenere risposte per visite mediche o per qualunque altro motivo. In alcune strutture inoltre non hai da lavorare e psicologicamente è ancora più difficile; c’è chi non riesce a vedere i famigliari perché troppo distanti. Incredibile chi cita il mito della televisione nella stanza come se fosse una villeggiatura, non so come qualcuno possa fare certe affermazioni. Va aggiunto che ci sono suicidi anche tra i componenti della polizia giudiziaria: un mondo che davvero consuma l’essere umano”.

Come detto sopra, Robotti, insieme a Giargia, ha fatto parte della delegazione del Partito Radicale che ha visitato la casa di reclusione di massima sicurezza di San Michele il 29 dicembre nell’ambito di una raccolta di dati sulle carceri italiane. Oggi questa struttura sta attraversando una fase importante di ristrutturazione, dovendo essere destinata a chi deve scontare il 41 bis. Ad accompagnare la delegazione sono stati il comandante primo dirigente della Polizia Penitenziaria Alessia Chiosso, il commissario capo Antonio Fabrizio e il vice direttore  Alberto Valentini. L’obiettivo non era solo di effettuare la tradizionale raccolta di dati ma anche cercare di capire come sta avvenendo la trasformazione del carcere.

“Proprio in vista di questa destinazione è stato completamente svuotato, rimangono soltanto ventisette detenuti e diciannove semiliberi. Nel suo blocco interno, quello su tre piani in cui si trovano le sezioni, è tutto in ristrutturazione per ospitare in futuro chi deve scontare il 41 bis. Non è cambiato il numero dei componenti della Polizia giudiziaria. Rimane la problematicità di quegli istituti che si sono visti arrivare ancora altri detenuti da questa struttura, considerato che l’intera istituzione carceraria italiana si trova in sovraffollamento. Non ci è stato detto quando termineranno i lavori, credo che non lo sappiano”.

Continua a funzionare il forno. “Parte di questi ventisette detenuti rimasti sono assunti dalla cooperativa che lo gestisce. Gli altri sono impegnati nella gestione delle varie aree agricole all’interno del carcere”.  Il regime di 41 bis per le sue caratteristiche imporrà notevoli cambiamenti. “Prevede tutta una serie di restrizioni per quanto riguarda ogni forma di comunicazioni all’esterno e all’interno dell’istituto. Per esempio, possono convivere non più di quattro persone che prendono il nome di "gruppi di socialità". Sono ridotte anche le telefonate, ridimensionati gli incontri con i familiari e la loro durata. I nuclei di Polizia penitenziaria che seguono ogni singola sezione rimangono anch’essi separati tra loro”.

Si pone il quesito su quante persone ospiterà la casa di reclusione con questo cambiamento. “Ha una capienza regolamentare di 270 persone e, prima di questi cambiamenti, si trovava in sovraffollamento perché c’erano quasi trecento detenuti. Ora bisogna capire come sarà fatta la ristrutturazione dei tre piani. Per esempio, aveva tutta un’area destinata alla socialità e spazi per i laboratori. Bisogna vedere se resteranno o se verranno impiegati per i gruppi di socialità. In teoria non è prevista l’attività di laboratorio scolastica per il 41 bis”. La trasformazione della casa di reclusione di San Michele non è dovuta a un aumento dei detenuti sottoposti a questo tipo di trattamento. “il numero è grosso modo rimasto uguale, sono circa settecento persone in tutta Italia”.   

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