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Detto in pochissime parole. Il Presidente Usa e Donnie T. come dottor Jekyll e mister Hyde?

Aggiornamento: 3 apr

di Indiscreto controcorrente

Non sappiamo se vi sia una stretta correlazione cognitiva tra il Donnie T., noto bullo che straparla sulla scena internazionale, e che promette di riportare l'Iran all'età della pietra, e il presidente degli Usa Donald Trump, che spettacolarizza i progetti degli architetti per la realizzazione di una grande sala da ballo alla Casa Bianca. Desiderio che si è acceso, afferma, dalla necessità di avere un luogo di svago all'altezza del prestigio americano, oggi costretto a far volteggiare gli ospiti di riguardo in sale da ballo molto piccole.
Si tratta di una esigenza non fatua, fa intendere il King di Washington, perché l'accomuna al desiderio espresso da altri presidenti da almeno 150 anni, cioè dal 1876, l'anno in cui alla Casa Bianca si consumava il passaggio di consegne tra il presidente Ulysses S. Grant, il comandante delle "giacche blu", vincitore della Guerra di Secessione, e il repubblicano Rutherford B. Hayes, governatore dell'Ohio, che sul filo di lana aveva battuto l'antagonista democratico Samuel J. Tilden, in una campagna elettorale dai toni accesi e da violenze e forse, anche da brogli.
Del repubblicano Hayes gli storici non hanno depositato considerazioni positive. Poco lungimirante sulle trasformazioni della società americana dell'ultimo quarto dell'Ottocento, non esitò a schiacciare i nativi, cioè i pellerossa, e più che riportarli all'età della pietra, scelse di seppellirli sotto cumuli di pietre, mentre alle coeve agitazioni della classe operaia dell'Oltre oceano, rispose con una sistematica repressione che ebbe la sua punta di diamante nei fucili dell'esercito.
Un provvedimento, in un gioco di corsi e ricorsi storici, che ricorda molto da vicino la militarizzazione dell'ICE propugnata dall'attuale presidente per contrastare l'immigrazione, in particolare a Minneapolis, città situata al 45° parallelo nord, lo stesso di Torino..., città in cui il Ministro dell'Interno ha deciso la "militarizzazione" di un quartiere.
Ora, come si diceva all'inizio, non sappiamo su quale punto e in quale momento della giornata le traiettorie mentali di Donnie T. e del presidente americano provino ad unirsi nell'auspicabile unità psichica fondamentale - estremamente complessa per chiunque, comunque - per superare uno sdoppiamento di personalità che comincia ad assumere risvolti patologici davvero inquietanti per gli americani e la stessa umanità.
Lo diciamo con sincera preoccupazione, perché abbiamo a cuore la salute del presidente Usa di cui però osserviamo, fin dal primo giorno del suo insediamento, lo sviluppo di una cronicità logorroica che purtroppo favorisce, e qui la preoccupazione diventa autentica paura, se non terrore, l'invadenza di Donnie T. negli affari di Stato e la riduzione degli anticorpi della Nazione americana per contrastarne il bullismo, cui si rischia di assuefarsi.

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