C'era una volta a Venaria Reale il 34° Gruppo Squadroni "Toro", la sentinella contro gli incendi
- Alberto Scafella
- 10 lug
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di Alberto Scafella

Ci sono incendi che divorano ettari di bosco. E poi ce ne sono altri, meno spettacolari ma assai più pericolosi, che divorano la memoria, il buon senso e la capacità dello Stato di proteggere sé stesso. In questi giorni il Piemonte torna a fare i conti con le fiamme. Canadair in volo, elicotteri privati noleggiati a prezzi (salati) di mercato, colonne di fumo, sindaci preoccupati e cittadini che si domandano perché ogni estate sembri sempre la prima volta. La risposta, forse, è meno meteorologica di quanto si voglia far credere. A Venaria Reale esisteva il 34° Gruppo Squadroni “Toro” dell’Aviazione dell’Esercito.[1] Non era soltanto un reparto militare. Era un presidio dello Stato. Era una capacità operativa costruita in decenni di addestramento, esperienza e professionalità.
Gli equipaggi partivano per missioni internazionali in Bosnia, Kosovo, Libano e Afghanistan, ma erano pronti anche a intervenire sulle montagne del Piemonte e della Liguria quando il fuoco minacciava boschi, abitazioni e vite umane. La sicurezza nazionale, del resto, non è fatta solo di carri armati e missili. È fatta anche di elicotteri che decollano in pochi minuti per impedire che un principio d’incendio diventi una tragedia. Ricordo quegli anni con orgoglio. Ho avuto l’onore di comandare quel reparto e di vedere uomini e donne affrontare missioni operative all’estero e, al rientro, dedicarsi con la stessa determinazione alla protezione del territorio italiano.
In Kosovo il reparto ricevette il plauso delle autorità locali per il contributo alla sicurezza. In Piemonte e Liguria contribuimmo a mantenere sotto controllo il rischio incendi con interventi tempestivi e continui. Era una macchina efficiente. E proprio per questo qualcuno decise che fosse superflua.
Il 34° “Toro” è stato progressivamente ridimensionato e oggi è rubricato come 34° distaccamento permanente "Toro", reparto che proprio ieri, 9 luglio, ha registrato la cerimonia di avvicendamento presso la caserma “Mario Santi” di Venaria Reale con il passaggio del comando dal Ten. Col. Alessandro Guadagno al parigrado Giamaico Micaroni. Decisioni di ridimensionamento prese nelle stanze dei vertici militari, senza una vera riflessione sulle conseguenze operative.
Ancora più sorprendente fu il silenzio della politica locale, incapace o forse semplicemente disinteressata a difendere una realtà che rappresentava competenze, occupazione qualificata e sicurezza per tutto il Nord-Ovest. Oggi, davanti agli incendi che colpiscono il Piemonte, scopriamo che per svolgere quelle stesse missioni occorre ricorrere a velivoli privati, spesso più costosi e non sempre dotati della stessa flessibilità operativa di un reparto militare permanente, addestrato a intervenire in ogni condizione e integrato nella catena di comando dello Stato.
Naturalmente nessuno sostiene che gli incendi dipendano esclusivamente dalla chiusura del 34° “Toro”. Sarebbe una semplificazione. Le cause sono molteplici: cambiamenti climatici, siccità, incuria del territorio e comportamenti irresponsabili. Ma sarebbe altrettanto miope ignorare che la perdita di una capacità operativa pubblica possa aver ridotto la rapidità e l’efficacia della risposta. La politica italiana ha un curioso talento: si entusiasma per la parola “resilienza”, ma spesso smantella gli strumenti che la rendono possibile. Si parla di protezione civile, di sicurezza integrata, di difesa del territorio, salvo poi considerare un reparto operativo come una voce di bilancio da tagliare.
Gli elicotteri, però, hanno una cattiva abitudine: quando servono, devono già esserci. Le emergenze non si improvvisano. Si preparano anni prima, investendo in uomini, mezzi e organizzazione. Quando queste strutture vengono disperse, non si perde soltanto un hangar. Si perde esperienza. Si perde addestramento. Si perde quella cultura operativa che non si ricostruisce con una gara d’appalto o con un contratto di noleggio firmato nel pieno dell’emergenza. Forse è arrivato il momento di riaprire una riflessione seria sul rapporto tra Difesa e protezione del territorio. Non per nostalgia, ma per pragmatismo. Perché gli alberi non votano, ma quando iniziano a bruciare presentano il conto a tutti. E quel conto, come spesso accade in Italia, finisce per essere molto più salato dei risparmi che qualcuno aveva annotato con soddisfazione in un foglio Excel.
Note
[1]Nel 1954 a Venaria Reale, presso l’eliporto “Mario Santi”, prese vita uno dei primi reparti della nascente Aviazione dell’Esercito. Il reparto, con compiti di osservazione aerea, era impiegato per le esigenze della Divisione Cremona e della Brigata Alpina Taurinense.
Il primo settembre del 1985 nasce il 34° Gruppo Squadroni A.L.E. “Toro” che inquadra oltre al 442° Squadrone ERI-3 anche il 545° Squadrone E.M. (Elicotteri multiruolo) della Scuola Militare Alpina in organico dal 1 agosto 1971 come R.A.L. SMALP basato a Pollein ad Aosta. Maggiori informazioni in 34° Distaccamento Permanente “Toro” Dai Cieli del Piemonte ai cieli del mondo” “HUEY HOUSE” - AB Aviation Reporter











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