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SETTIMANA FINANZIARIA. L'Istat mette al tappeto il governo Meloni


a cura di Stefano E. Rossi


L’Italia si prende tre colpi da knock-out. Se combattessimo un incontro di boxe, sarebbe difficile non andare piegare il ginocchio e attendere il conteggio dell'arbitro sotto la gragnuola di botte come quelle che l’Istat ci ha rifilato sul finir di questa settimana. Destro, sinistro, destro: inflazione, Pil e livello di occupazione. E si vorrebbe ben vedere che, ad aprile, pure gli indici di fiducia non si fossero subito conformati al ribasso: imprese giù da 97,3 a 95,2 e consumatori da 92,6 a 90,8 (il minimo degli ultimi 36 mesi di rilevazioni Istat).

La prima botta che ci colpisce è l’inflazione. La vediamo accelerare dal +1,7% al +2,8% annuo, nel solo mese di aprile. I prodotti ad alta frequenza d’acquisto corrono ancor di più. Passano dal +3,1% al +4,3%. Tra tutte le statistiche, questa ci tocca sempre nel modo più triste. Le retribuzioni non avevano ancora recuperato la fiammata degli ultimi cinque anni ed ecco che il potere d’acquisto di stipendi, salari e pensioni si trova di nuovo a cedere terreno rispetto al costo della vita. Nel periodo gennaio 2019, marzo 2025 la perdita cumulata del potere d’acquisto era stata di un rotondo -10%. Adesso, l’Istat ci dice che a marzo 2026, per effetto dei rinnovi contrattuali, le retribuzioni sono salite del +2,6% in dodici mesi. Alla luce dei nuovi dati vuol dire che hanno recuperato poco, nuovamente di meno rispetto all’accelerazione annuale dei prezzi (+2,8%), che ci è stata appena comunicata.

 

È un cane che si morde la coda

La minore capacità di spesa delle famiglie si riverbera sui consumi. E da lì al Pil, che contrassegna il secondo atto di questa tragedia economica. Non sono ancora finiti gli benefici dopanti del Pnrr sui nostri conti, che il Prodotto Interno Lordo già punta drammaticamente verso lo zero. Il primo trimestre 2026 segna una crescita misera: +0,2%, rispetto al +0,7% di fine 2025. Si può anche provare a scomporre questa percentuale nel suo dettaglio. Però, come ci aspettavamo, migliora solo la componente delle esportazioni e peggiorano i consumi interni.

Infine, il colpo finale arriva dall’occupazione. Scende: -0,1%. Anche in questo caso, leggere i dettagli può spiegarci le dinamiche maligne del nostro tempo. Rispetto a un anno prima, marzo 2025, i dipendenti scendono di -156 mila, mentre salgono di +125 mila le partite Iva. Il saldo dei due movimenti è quello di una riduzione netta di -30 mila unità. Tutto questo, in barba della festa dei lavoratori del Primo Maggio.


Trump ritorna all'attacco dei dazi 

I dazi stanno diventando il gioco di moda del mese di aprile. Come l’anno passato, il presidente Usa Donald Trump dice che li aumenterà sulle auto e sui camion. La vittima prescelta è l’Europa. La nuova tariffa si aggirerà tra il 15 e il 25%. È una nuova batosta.

L’economia del petrolio è in fibrillazione. Quando si modificano gli equilibri di politica internazionale, si rimettono pure in discussione i posizionamenti delle supermajor, le grandi compagnie di estrazione dell’oro nero. Tra esse c’è la statunitense Chevron, avvantaggiata da Trump nel ritorno alle esplorazioni e gestioni di impianti in Venezuela.

Insieme a Exxon-Mobil, leader del mercato, hanno fatto lo sgambetto al presidente americano. Stanno entrambe ignorando gli appelli della Casa Bianca ad aumentare la produzione di petrolio: la crisi non ha comportato alcun cambiamento nei nostri piani. Bella gratitudine! Dopo che i prezzi, saliti alle stelle a causa della guerra con l'Iran, hanno gonfiato i loro portafogli. Senza considerare i favori per consegnare le estrazioni alle compagnie americane in Venezuela. Non trascurabili, dato che sono erano impiegati 10 mila militari, l’aviazione in forze e 8 navi da guerra.

Intanto Eni, presente nel Paese dal 1998 con ben 6 licenze minerarie, approfitta dell’allentamento delle sanzioni statunitensi. Riprende ad esportare il greggio verso l’Europa e ottiene autorizzazioni per operare liberamente nel settore del petrolio e del gas venezuelano.

Il prezzo del Brent sale ai massimi degli ultimi quattro anni. Mercoledì ha oscillato tra i 132 e i 142 dollari al barile, si è poi stabilizzato a 108,81. Il greggio ha chiuso a 101,94. Il Gas a Londra è a 45,5 dollari al Mwh. Il dollaro da settimane volteggia bello …stretto all’euro. Non si discosta da 1,17.

 

Stellantis, eredità pesante per Filosa

Stellantis comunica i dati del primo trimestre 2026. È un bilancio di gruppo con luci e ombre. Sono quest’ultime a prendere il sopravvento. E nonostante il ritorno ad utili sopra le aspettative, per 400 milioni netti nel primo trimestre, e il recupero delle quote di mercato con volumi di vendite che vanno sù del +12%, il titolo crolla quasi del -10%. Le cause sono la marginalità operativa molto bassa (2,5%) e un flusso di cassa negativo per 1,9 miliardi di euro. Tra i due, è il secondo ad essere il vero tallone d’Achille dai tempi dell’uscita di Carlo Tavares, il suo predecessore. È indice del rischio di un ulteriore appesantimento della posizione debitoria, che pochi considerano ancora sostenibile. L’amministratore delegato Antonio Filosa non ha la bacchetta magica. Lui lo sa bene. Quindi, si affretta a dichiarare che i risultati sono in linea con le promesse che abbiamo fatto. Fin dal primo giorno abbiamo parlato di un miglioramento graduale e progressivo, ed è quello che sta succedendo. La strada da percorrere è ancora lunga e sarà caratterizzata da un miglioramento progressivo e graduale, anno dopo anno, trimestre dopo trimestre. L’eredità era pesante e non sarà semplice allontanarsi dall’orlo del precipizio su cui viaggia la crisi dell’auto.

 

Il Borsino della settimana – rassegna dei migliori e dei peggiori titoli del listino FTSE MIB

I Tori: Saipem +6,20%, Nexi +6,14%,

Gli Orsi: Stellantis -9,19%, Moncler -5,29%.

FTSE MIB: +1,24% (valore indice: 48.246).

 

I presenti commenti di mercato rivestono un esclusivo scopo informativo e non intendono costituire una raccomandazione per alcun investimento o strategia d’investimento specifica. Le opinioni espresse non sono da considerare come consiglio d’acquisto, vendita o detenzione di alcun titolo. Le informazioni sono impersonali e non personalizzate.

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