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TACCUINO MEDIORIENTALE. Islamabad: "Fumata nera" tra Usa e Iran

Aggiornamento: 25 apr

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi lascia il Pakistan e Trump blocca i suoi emissari di pace Witkoff e Kushner


Veduta di Islamabad @Fassifarooq- Opera propria su Wikipedia
Veduta di Islamabad @Fassifarooq- Opera propria su Wikipedia

IRAN-USA. Nel giro di poche ore, dopo l'annuncio dell'uscita di scena del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che ha lasciato nel pomeriggio di oggi, 25 aprile, il Pakistan, il presidente Donald Trump ha ritirato i suoi emissari di pace Witkoff e Kushner. L'altalena "partono, non partono" e delle mezze verità sulla ripresa dei colloqui a Islamabad tra delegazioni le iraniane e statunitensi si è fermata.

Del resto, il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei aveva già raffreddato le possibilità di un imminente incontro tra la delegazione iraniana guidata dal Ministro Abbas Araghchi e i rappresentanti americani a Islamabad con un post su X, riportato dall'agenzia nazionale iraniana IRNA, secondo cui , "non è previsto alcun incontro tra Iran e Usa, ma solo un confronto bilaterale ad alto livello tra Araghchi e la dirigenza pakistana "per mediare e porre fine alla guerra di aggressione imposta dagli americani e per il ripristino della pace nella regione".

All'arrivo, scrive ancora IRNA, Araghchi e la sua delegazione erano stati accolti dal Vice Primo Ministro e Ministro degli Esteri pakistano, il senatore Muhammad Ishaq Dar, dal Ministro degli Interni Syed Mohsin Naqvi, dal Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Maresciallo Syed Asim Munir e dall'Ambasciatore iraniano a Islamabad Reza Amiri Moghaddam". Pakistan, prima tappa di un tour che ha già portato Araghchi in Oman e che lo dovrebbe atterrare nei prossimi giorni in Russia, con un possibile ritorno a Islamabad, come ha precisato l'emittente libanese Al-Mayadeen, prima ad avere diffuso la notizia del volo di Araghchi verso l'Oman.

La posizione del regime degli ayatollah, peraltro, era stata confermata ieri, venerdì 24 aprile, dall'Ambasciatore e Rappresentante Permanente del paese presso l'Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra Ali Bahreini, che in una intervista al programma World at One di BBC Radio 4 ha avuto facile gioco nel botta e risposta, e alla domanda sulle intenzioni iraniane di proseguire la guerra, l'ha rovesciata sugli Stati Uniti, perché l'Iran continuerà a difendersi finché le ostilità non cesseranno completamente e finché non saranno garantite garanzie per prevenirne il ripetersi degli attacchi americani. E sulla questione cruciale per il presidente Trump, cioè lo Stretto di Hormuz e il fermo di alcune navi, Ali Bahreini è stato categorico: chi utilizza lo Stretto per rifornire basi militari nemiche e perseguire obiettivi illegittimi nella regione, sarà sottoposto al controllo dell'Iran.

Dichiarazioni che non avevano lasciato del tutto indifferente la Casa Bianca che ha tenuto per ore sospeso il viaggio di Jared Kushner, genero di Trump, e dell'inviato speciale Steve Witkoff, in attesa a Miami.

Nelle stesse ore, si era mostrata più possibilista una corrispondenza della BBC dalla capitale pakistana, secondo cui i plenipotenziari di Trump erano già in volo per raggiungere la capitale pakistana. Voce rafforzata indirettamente dalla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt esplicita nell'assicurare che "gli iraniani vogliono parlare", aggiungendo che il vicepresidente statunitense JD Vance era con la valigia in mano, pronto a partire se i colloqui avessero dato segnali di serie aperture. Considerazioni, come si è visto, cancellate da Trump.

Intanto, il Wall Street Journal anche nell'edizione odierna on line ripropone l'opinione del presidente americano, che addebita la responsabilità dell'impasse dei negoziati tra i due paesi sulle tensioni che attraverserebbe la leadership iraniana. Disaccordi, sottolinea WSJ già emersi nel primo turno di colloqui.


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