TACCUINO MEDIORIENTALE. Islamabad: "Fumata nera" tra Usa e Iran
- La Porta di Vetro
- 19 ore fa
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Ha lasciato il Pakistan il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, mentre gli inviati di Trump restano ancora negli Usa.

IRAN-USA. Allusioni e mezze verità dominano la scena a Islamabad, capitale del Pakistan, dove si attende il secondo round di dialogo tra delegazioni iraniane e statunitensi.
Da Teheran, il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha negato che vi sia la possibilità di un imminente incontro tra la delegazione iraniana guidata dal Ministro Abbas Araghchi e i rappresentanti americani a Islamabad. Secondo l'agenzia nazionale iraniana IRNA, che ha riportato un post su X du Baqaei, "non è previsto alcun incontro tra Iran e Usa, ma solo un confronto bilaterale ad alto livello tra Araghchi e la dirigenza pakistana "per mediare e porre fine alla guerra di aggressione imposta dagli americani e per il ripristino della pace nella regione".
All'arrivo, scrive ancora IRNA, Araghchi e la sua delegazione sono stati accolti dal Vice Primo Ministro e Ministro degli Esteri pakistano, il senatore Muhammad Ishaq Dar, dal Ministro degli Interni Syed Mohsin Naqvi, dal Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Maresciallo Syed Asim Munir e dall'Ambasciatore iraniano a Islamabad Reza Amiri Moghaddam". Il Pakistan è la prima tappa di un tour che porterà nei prossimi giorni Araghchi in Oman e successivamente in Russia. Qualche ora dopo, l'emittente libanese Al-Mayadeen, ha diffuso la notizia che Araghchi era volato per l'Oman, anche se non si esclude un ritorno nella capitale pakistana all'inizio della prossima settimana.
La posizione del regime degli ayatollah, peraltro, era stata confermata ieri, venerdì 24 aprile, dall'Ambasciatore e Rappresentante Permanente del paese presso l'Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra Ali Bahreini, che in una intervista al programma World at One di BBC Radio 4 ha avuto facile gioco nel botta e risposta, e alla domanda sulle intenzioni iraniane di proseguire la guerra, l'ha rovesciata sugli Stati Uniti, perché l'Iran continuerà a difendersi finché le ostilità non cesseranno completamente e finché non saranno garantite garanzie per prevenirne il ripetersi degli attacchi americani. E sulla questione cruciale per il presidente Trump, cioè lo Stretto di Hormuz e il fermo di alcune navi, Ali Bahreini è stato categorico: chi utilizza lo Stretto per rifornire basi militari nemiche e perseguire obiettivi illegittimi nella regione, sarà sottoposto al controllo dell'Iran.
Tutto fermo anche a Washington. I media americani scrivono anche oggi che rimane in sospeso la decisione della Casa Bianca se dare il segnale di verde verso Islamabad a Jared Kushner, genero di Trump, e all'inviato speciale Steve Witkoff che attendono a Miami.
Più possibilista una corrispondenza della BBC dalla capitale pakistana, secondo cui i plenipotenziari di Trump sono già in volo per raggiungere la capitale pakistana. Voce confermata indirettamente dalla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt esplicita nell'assicurare che "gli iraniani vogliono parlare", aggiungendo che il vicepresidente statunitense JD Vance è con la valigia in mano, pronto a partire se i colloqui dovessero mostrare serie aperture. Ma i dati di realtà spingono a credere il contrario.
A spingersi oltre questo scenario è Wall Street Journal, che nella sua edizione on line scarica la responsabilità dell'impasse dei negoziati tra i due paesi sulle tensioni che attraverserebbe la leadership iraniana. Disaccordi, sottolinea WSJ già emersi nel primo turno di colloqui.













































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