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Davanti alla Knesset Netanyahu dichiara guerra a Hamas

Aggiornamento: 29 ott 2023


Il Primo Ministro Israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato guerra a Hamas nel suo discorso alla Knesset, il Parlamento israeliano. Netanyahu ha dunque la sua guerra. Forse gli servirà per placare i suoi vissuti personali che lo agitano dal giorno della morte del fratello, il tenente colonnello Yonatan Netanyahu, comandante del gruppo d'assalto durante il raid del 4 luglio 1976 all'aeroporto di Entebbe (Uganda), unico militare israeliano caduto nell'azione per liberare gli ostaggi dell'Airbus 300 dirottato da terroristi palestinesi e tedeschi.

Ora, non gli resta che dare la sua approvazione all’apparato di sicurezza israeliano che si sta preparando per un ingresso terrestre nella Striscia di Gaza che durerà mesi. Una lunga permanenza finalizzata a disarmare in toto la Striscia di Gaza. O meglio a bonificarla. Obiettivo chiaro al Comando Senior dell'IDF.

Ma l'azione, che sarà devastante per la potenza di fuoco dell'esercito israeliano e la "pulizia etnica" che ne scaturirà per effetto di trascinamento, non riporterà in vita le migliaia di suoi connazionali morti da sabato scorso ad oggi, vittime dell'attacco di Hamas e sodali. Di certo, pur con una dichiarazione di guerra condivisa in nome dell'unità nazionale che l'opposizione non poteva negargli, Netanyahu è destinato alla storia come il politico israeliano che da destra si è spinto con deliberata e cieca determinazione a condividere il fanatismo dell'estrema destra più di chiunque altro e, nell'arco di un potere quasi ventennale, a favorire con esasperante pazienza la ricerca della vessazione permanente dei palestinesi nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania fino a consegnarli nelle mani dell'ala terroristica di Hamas.

Il bilancio è desolante e tragico, sotto gli occhi di tutti: Israele è costretta per l'ennesima volta a combattere per la propria sopravvivenza con una ferocia pari a quella dei suoi aguzzini. Una ferocia che nel tempo le si ritorcerà contro. Inevitabilmente. Perché la storia si ripete se si allevano le generazioni al culto dell'odio, anziché alla convivenza civile. Da sabato, in Israele come a Gaza, non c'è famiglia che non pianga i suoi morti. Che sono tanti e che si sommano a quelli dei giorni, settimane, mesi e anni precedenti. I morti degli attentati quotidiani nelle città di Israele e i morti delle rappresaglie dell'IDF nei campi profughi, dove migliaia di persone si sono adattate a una "non vita" per non suicidarsi, forse perché ci vuole anche tanta energia per togliersi la vita.

Ed è in questo mare magnum della disperazione, dove i pesci nuotano boccheggiando, che Hamas e le altre organizzazioni che praticano il terrorismo pescano giovani e giovanissimi da destinare a una causa che non ha futuro, se non quello dell'autodistruzione, lontana parente della volontà di liberazione di un popolo.

Netanyahu ha detto che Israele combatte una guerra per la casa, che dovrebbe finire con lo schiacciamento e l’eliminazione di Hamas. Forse, avrebbe dovuto dire con più onestà che i figli d'Israele combattono per la terra. Ma, a questo punto, l'opinione pubblica mondiale potrebbe chiedere conto proprio di come è stata occupata quella terra dal secondo dopoguerra. Parlare di casa, invece, è molto meno impegnativo. Con una "sanatoria" militare si risolve tutto, anche se costerà lacrime e sangue innocente.

L'America, scesa in Israele con il Segretario di Stato di origine ebraica Antony Blinken, si è lavata le mani, in linea con il Nuovo Testamento. Nuovo Ponzio Pilato del XXI secolo, il presidente Biden ha rimandato in pratica qualunque decisione a Israele, che avrebbe affermato: "Non c'è bisogno che le forze americane operino sul campo". Il messaggio sottostante è chiaro: al vostro segnale, scatenate l'inferno.

Intanto, domani, venerdì 13 ottobre, Hamas ha indetto il Jihad day in tutto il mondo. L'ennesima minaccia nel "giorno sacro per l'Islam", quell'Islam che oggi l'Iran ha chiamato a raccolta per distruggere Israele e che ricade sull'Occidente, che dovrà elevare al massimo le misure di sicurezza antiterrorismo. In alcune città, Londra e Amsterdam, resteranno chiuse le scuole ebraiche a protezione della sicurezza dei bambini. Ma chi proteggerà i bambini palestinesi? E' una domanda che se Hamas non si pone nella sua infinità crudeltà, se la dovrà porre chi in questi anni si è intestato la difesa legale dei diritti del popolo palestinese. Ma, chi lo ha visto?


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