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Detto in pochissime parole. La Famiglia lascia anche La Stampa

di Indiscreto controcorrente


Oggi, 11 dicembre, La Stampa non è andata nelle edicole per lo sciopero dei giornalisti. E il suo sito si è bloccato alle notizie di ieri. Una decisione maturata dal corpo redazionale all'indomani dell'incontro dei rappresentati sindacali con la proprietà, il cui esito è stato definito «sconcertante, sconfortante e umiliante per la redazione».

La famiglia Elkann-Agnelli ha ufficializzato che il Gruppo Gedi è in vendita a chi offre di più. Il che permetterà alla dinastia di ingrassare il già opulento conto corrente con cui allontanarsi a passi da gigante da quella città che l'ha resa famosa nel mondo e non solo sul piano economico. Detto in pochissime parole, i vertici della società hanno ammesso indirettamente che le voci, indiscrezioni, frasi lasciate in sospeso per poi essere categoricamente smentite nei mesi scorsi, corrispondevano alla verità.

Cento anni dopo. E non si tratta di un romanzo di Dumas padre, ma del congedo anche "intellettuale" da Torino della Famiglia che aveva acquistato il quotidiano nel 1926 dal direttore e proprietario Alfredo Frassati, quest'ultimo liberale autentico e democratico e dunque inviso al Regime fascista, e per questo pressato a cedere interamente la proprietà all'industriale e cofondatore della Fiat, senatore del Regno dal 1923, Giovanni Agnelli, che già ne deteneva una quota.

Ora la storia è arrivata al suo capolinea, al pari di altre attività dell'originario gruppo Fiat ceduto ad imprenditori stranieri, in un'opera di progressiva deindustrializzazione del territorio e, come per La Stampa, di sconcertante, sconfortante e umiliante vissuto per migliaia di lavoratori.

Il pensiero corre a Gianni Agnelli, Avvocato per tutti, mai di sé stesso, e a quelle parole che pronunciò in una intervista rilasciata all'inizio degli anni Ottanta a Mixer, il programma Rai di Giovanni Minoli; parole che suonavano più o meno così: spero che la Fiat resti nel territorio in cui è nata.

Non era un vaticinio. Forse era una semplice speranza dettata da venti che se non garantivano più il monopolio Fiat in Italia sul mercato dell'auto, distribuivano però pur sempre generose prebende statali. Pantalone pagava in molti modi e avrebbe pagato anche con la vendita dell'Alfa Romeo, l'industria di Stato.

Se poi si collega il pensiero dell'Avvocato ad un'altra frase, una dedica ai nipoti, i figli della figlia Margherita, il quadro diventa a quasi mezzo secolo di distanza sinistramente profetico: li vedo poco... Ora Torino non li vedrà più del tutto, se non in bianco e nero... Ma chissà ancora per quanto.

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