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Costruiamo una nuova rotta per l'assistenza agli anziani

di Enrica Formentin


Immagini di maltrattamenti a persone anziane sono purtroppo realtà che rendono tetro e melanconico il nostro quotidiano. Un'immagine per tutte. Di recente, è emersa l'inchiesta della Procura della Repubblica di Avellino su una triste vicenda all'interno di una casa di riposo di Cervinara (Av). In un articolo apparso sul “Corriere del Mezzogiorno”, sono stati pubblicati i dettagli delle vessazioni, trattamenti umilianti, violenze e percosse subite da un'anziana ospite, episodi documentati da microtelecamere spia installate dagli inquirenti. Azioni da codice penale, per cui sono state fermate ad oggi alcune operatrici socio-sanitarie e su cui la Procura di Avellino continua le indagini. Questa la cronaca.


Abusi e abbandono

Ma gli abusi sono difficili da rilevare e spesso sono soprattutto quelli fisici che emergono. Ne consegue, che quelli denunciati sono solo la punta dell’iceberg di un sommerso intessuto anche di pressioni psicologiche e di abbandono, nei cui ambiti possono ricadere tutti i comportamenti e le azioni, intenzionali o no, insiti nella pratica quotidiana del lavoro di cura.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce il maltrattamento come “un’azione singola o ripetuta, oppure l’assenza di un’azione adeguata, che causa danni o sofferenza a una persona anziana, nell’ambito di una relazione in cui c’è un’aspettativa di fiducia”. Nell’ambito del maltrattamento sono inclusi gli abusi fisici, psicologici, sessuali, economici, emotivi nonché l’incuria e l’abbandono.

La parte più fragile e vulnerabile della popolazione è rappresentata proprio da persone anziane che per problemi fisici e/o cognitivi necessitano di un aiuto, una delle ragioni, se non la principale in più casi, per cui risiedono in RSA o in Casa di Riposo. Scontato, che tra le persone residenti in struttura e il personale che si occupa dell'assistenza si crei una relazione, centrata su un rapporto di fiducia o almeno dovrebbe essere centrata. La missione primaria di ogni struttura, infatti, è quella di garantire il maggior livello possibile di benessere della persona ricoverata, rispettandone i tempi e la volontà, affinché l’ospite possa sentirsi ascoltato e continuare ad essere riconosciuto come la persona che è stata.


Indicatori di rischio nelle Rsa e Case di riposo

Tuttavia, la cronaca è impietosa e ci costringe anche a osservare quanto sia presente il rischio che ospiti arrivino a far proprio lo stigma del “ricoverato" fino a trovare giustificazioni a gesti e a modalità assistenziali incongrue, quali gesti “possibili" e conseguenza "accettabili" all’interno di un contesto di cura. Situazioni che non sono generalizzabili e che non intaccano la serietà, le capacità professionali e il senso di umanità che caratterizzano le Rsa e le case di riposo esistenti nel nostro Paese, ma che da un altro versante sono la spia di quanto i silenzi, le disattenzioni e l'onnipresente cooperazione dell’omertà concorrano a farci sottovalutare la complessità profonda di ciò che può significare il maltrattamento per l’anziano.

Esistono però alcuni indicatori di rischio maltrattamento su cui va sempre posta l'attenzione: l’assenza di monitoraggio degli eventi sentinella; operatori privi di formazione esposti a rapido burn out; numeri di piani assistenziali non aggiornati sul totale; elevati tassi di entrata, nonché il numero di ospiti senza visite familiari. Ancora oggi, a due anni dallo scoppio della pandemia, un numero rilevante di strutture continua a limitare le visite dei parenti dei ricoverati nonostante i passi avanti nella vaccinazione anti-covid con il risultato che non vi sono ritorni diretti sulla qualità del servizio reso.

Gli standard stessi delle strutture, dunque, sono diventati così meccanicizzati da perdere di vista le persone con i loro bisogni, mentre l'aumento dei carichi di lavoro per gli addetti è inversamente proporzionale agli investimenti socio-assistenziali. In altre parole, è prioritario investire sulla formazione degli operatori non soltanto dedicata alla specializzazione nella cura geriatrica, ma con corsi che permettano di sostenere il personale dal punto di vista motivazionale per un coinvolgimento attivo. Chi lavora oggi in Rsa fa un lavoro duro, in condizioni di stress fortissimo con salari decisamente modesti, se non estremamente bassi. Morale: se non si valorizzano gli operatori sia dal punto di vista salariale, sia motivazionale, è facile cadere prigioniero dell'idea che l’assistenza ad una persona anziana non abbia valore alcuno.







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