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Detto in pochissime parole... Un Rodomonte s'aggira negli Usa

Aggiornamento: 22 ott

di Indiscreto controcorrente


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Non è il caso di crocifiggere un giorno sì e un altro ancora il bullo d'oltre Oceano. Né si vada alla ricerca di impietosi confronti con i presidenti americani del passato. Sarebbe solo un inutile esercizio di puntamento sulla Croce rossa.

A tutti è oramai chiaro che il presidentissimo è un Rodomonte versione XXI secolo, sempre pronto ad attaccare briga, a menare le mani con la forza dell'esercito più potente del mondo, a minacciare, a schernire, a blandire l'interlocutore o gli interlocutori di passaggio, se non si cede alla sua volontà.

Lui non ammette repliche. E non si speri che modifichi né linguaggio, né postura. È troppo vecchio per i cambiamenti, ma non abbastanza per smettere di fare danni. Passerà, anche lui, a fine mandato. A meno che non voglia farsi incoronare alla Casa Bianca. Non è così impossibile. In Italia c'è stato un condannato per frode fiscale che voleva fare il Presidente della Repubblica. E lui, con l'assalto dei suoi pasdaran a Capitol Hill, ha già fatto le prove generali.

Il presidentissimo, se si guarda al passato con nostalgia, non sarà mai il JFK che a Berlino nel giugno del 1963 si rivolge alla folla scandendo Ich bin ein Berliner. Una frase studiata e ripetuta più volte per migliorarne la pronuncia, diventata iconica con la forza dell'orgoglio di chi crede nella libertà e nella democrazia, e rifiuta l'ingiustizia del Muro.

E non sarà mai l'Eisenhower che della guerra ha memoria per avere visto le sofferenze dei suoi soldati nel D-Day, lo sbarco in Normandia. Alla stessa stregua di JFK, che le cicatrici sul corpo rivelavano ferite profonde e non soltanto fisiche, insieme al dolore di avere perduto il fratello maggiore Joseph Patrick nell'agosto del 1944 durante una missione di guerra.

Comprensibile: il presidentissimo la guerra non l'ha fatta. Sarà per questo che gode del suo labiale muscolare e vi sguazza dentro metaforicamente, come se indossasse una divisa militare. Che non ha mai indossato. Le prime deve averle viste al cinema con i panni di John Wayne. Un altro che santificava l'America, ma che non l'ha mai servita. Come il presidentissimo, che alla visita di leva per il Vietnam ha coraggiosamente contrapposto una richiesta di rinvio per studio. Ognuno ama la Patria a modo suo. Soprattutto a parole.

Il presidentissimo, in effetti, più che figlio è genero del suo tempo. E come tutti i generi del mondo, è sempre frustrato dalla necessità di far vedere al padre della sposa che lui vale, anche se non crede di avere i titoli migliori. Ricorda i film con Roberto De Niro e Ben Stiller. Ma a differenza del personaggio di Stiller, una parte degli americani teme che non abbia nessuna qualità meritevole di citazione.

Un po' come il suo vero genero sceso dal carro dei democratici per salire sul jet dell'IA pilotato dal suocero e condividere i lucrosi affari di famiglia in ogni dove. Meglio, ad esempio nella Striscia di Gaza, dove le macerie già "profumano" di soldi, mentre per il profumo naturale dei fiori ci si deve rivolgere ai cimiteri che raccolgono i corpi martoriati di migliaia di palestinesi uccisi dalle truppe di Netanyahu. Orribile a dirsi, ma non dirlo sarebbe ancora più orribile.


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