Sentenza storica: bloccato il Cpr di Torino dal Consiglio di Stato
- Nicola Rossiello
- 21 ott 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Il ricorso è stato presentato dall'ASGI
di Nicola Rossiello

Siamo testimoni di un passaggio storico per la giustizia, segnato da una vittoria che dimostra come l'impegno civile possa fermare un sistema ingiusto. Il Consiglio di Stato, accogliendo il ricorso presentato da ASGI (Associazione Studi Giuridici sull'immigrazione) componente fondamentale della Rete No CPR Torino, ha annullato l'appalto per il CPR di Torino (Centro di permanenza per il rimpatrio), squarciando il velo su una verità troppo a lungo nascosta: la detenzione amministrativa in Italia è stata costruita su un vizio di legittimità che calpesta la dignità umana e il diritto alla salute.
Gli organi dello Stato, nel redigere il capitolato, hanno operato in un difetto d'istruttoria così profondo da non coinvolgere nemmeno il Ministero della Salute o il Garante dei detenuti, ignorando volutamente i corpi e le anime delle persone che avrebbe dovuto privare della libertà. Questa sentenza, frutto di una straordinaria battaglia legale, conferma ora giudizialmente le atrocità che si denunciano da anni: la somministrazione arbitraria di psicofarmaci, l'assenza di protocolli per prevenire il suicidio, l'abbandono delle vulnerabilità psichiatriche in un limbo senza cure. È il ritratto di un sistema nel quale la salute, bene costituzionale, è stata sacrificata alla logica del profitto privato.
Davanti a questo crollo della legittimità, di fronte all'evidenza che le regole stesse erano illegali e le condizioni disumane, non è più possibile alcun compromesso. Se le fondamenta sono marce, l'intera struttura deve essere chiusa. L'unica soluzione coerente con la Costituzione e con questa sentenza epocale è dunque una sola: la chiusura immediata del CPR di Torino e di tutti i centri che operano in questo regime di illegalità permanente. La vittoria di oggi, resa possibile dal coraggio di ASGI e della Rete, è un faro potentissimo: ci ricorda che difendere i diritti fondamentali non è un'utopia, ma un dovere, e che anche di fronte al potere, la dignità umana può e deve prevalere.











































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