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La fortuna di essere americani: dal cielo niente bombe, solo m... e con l'Intelligenza Artificiale

  • Vice
  • 19 ott 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

In un video postato da Trump sulle proteste "No Kings"


di Vice


Quanti in Italia sanno che nell'America First, sette milioni di persone sono scese sabato in piazza per denunciare la politica della Casa Bianca, mentre il presidentissimo giocava a golf? Forse davvero in pochi. Ma se l'eco arrivata nel nostro Paese è stata estremamente flebile non c'è da stupirsi. Ciò che accade oltre oceano in materia di diritti civili e pesante ingerenza del Potere presidenziale non è affare nostro. Noi viviamo nella beatitudine della democrazia più assoluta e generosa che ha permesso anche agli eredi e ai nostalgici del fascismo, cioè di un movimento politico che la democrazia l'aveva soppressa, di andare al governo. E il nostro livello di democrazia raggiunto è tale da permetterci, riprendendo alcuni elementi di cronaca politica, che la sanità pubblica sia ceduta a pezzi a quella privata, che la scuola pubblica neghi l'informazione sull'educazione sessuale, che le riforme fiscali e modeste leggi finanziarie vadano sempre nella direzione di premiare i più ricchi e gli evasori fiscali, che ci si rallegri per l'aumento dell'occupazione, ma non ci si chieda la qualità di questa occupazione, mentre migliaia di giovani scelgono la strada dell'estero.


Le cronache dei quotidiani americani

Per fortuna, a ristabilire quel minimo di equilibrio nei media italiani sulla protesta americana ci ha pensato proprio il presunto tiranno che ha rimesso i sette milioni in strada al grido "No Kings" almeno all'ombra del suo gettonatissimo post lanciato su Truth Social: un video creato dall'Intelligenza Artificiale che lo vede ai comandi di un aereo da combattimento versione top gun scaricare sulla folla un liquido che dal colore non si presta ad equivoci sulla sua natura...

Ma degli "insegnanti e avvocati, veterani militari e dipendenti governativi licenziati. Bambini e nonne, studenti e pensionati", con cui il New York Times apre la sua cronaca on line, sotto una foto a tutto schermo dell'immensa folla lungo la Seventh Avenue a Manhattan, poco o nulla. Eppure, come scrive il quotidiano newyorchese, sono "arrivati in massa in tutto il paese nelle principali città e nei piccoli centri, sono apparsi in costume, hanno suonato musica a tutto volume, brandito cartelli, issato bandiere americane e applaudito ai clacson delle auto di passaggio. L'atmosfera nella maggior parte dei posti era irriverente ma tranquilla e familiare. Lo scopo, tuttavia, era mirato. Ogni folla, ovunque, condivideva lo stesso mantra: nessun re. Collettivamente, la manifestazione di massa di sabato contro l'amministrazione Trump, tenutasi in migliaia di località, ha condannato un presidente che i manifestanti considerano agire come un monarca". Una cronaca integrata da un eloquente commento sull'inquilino della Casa Bianca, il più arrabbiato e vendicativo presidente di cui si ha memoria negli Stati Uniti, che fin dal titolo ha il suono di un ceffone: "Trump ci sta trascinando al suo livello", l'apostrofa l'autore David Francese.


"Inaccettabile campagna aggressiva della Casa Bianca"

Da est a ovest, da una costa all'altra, da un oceano all'altro e leggere i resoconti del Los Angeles Times on line che sgrana le perle del presidentissimo, ricordando che il raduno a Grand Park "è stato solo uno delle migliaia che si sono svolti in tutto il paese sabato come parte di uno sforzo nazionale per opporsi non solo al presidente, ma anche alle politiche della sua amministrazione in materia di immigrazione, istruzione, sanità e protezione ambientale". Significativo il confronto del quotidiano rispetto alle manifestazioni del giugno scorso: 600 eventi e due milioni di partecipanti in più. Un preciso orientamento di una parte degli americani verso l'amministrazione Trump, che all'inizio dell'estate iniziava a effettuare raid su larga scala per l'immigrazione in tutta la California meridionale e a schierare i militari a Los Angeles in risposta alle proteste di massa. Da allora, - scrive il L.A. Times - "molti americani credono che le azioni di Trump – raddoppiare i raid sull'immigrazione nelle principali città, schierare truppe della Guardia Nazionale a Washington D.C. e intraprendere una campagna aggressiva contro gli oppositori politici – siano diventate solo più gravi".

Non a caso, si cita la dichiarazione a Pedro Sanchez, immigrato negli Stati Uniti dal Messico più di 50 anni fa, che sottoscrive la protesta come "un'espressione del Primo Emendamento, che l'amministrazione continua a sfidare".

Quel primo emendamento che negli Stati Uniti i Padri fondatori vollero per proteggere la libertà di religione, parola, stampa, riunione pacifica, ma, presumiamo, non per proteggere la libertà di insulto libero del Presidentissimo verso i suoi cittadini.

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