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"Corpi in vendita" in Europa tra legalità e proibizionismo

di Piera Egidi Bouchard


Da una mini-ricerca su Internet, si apprende che in Europa sono 15 i paesi - tra cui l’Italia - in cui la prostituzione è depenalizzata, in cui cioè “non si rischia nulla a praticarla o a usufruirne”, e quindi rientrano tra le nazioni in cui essa è “legale”. Invece in Svezia, Norvegia e Islanda, e ora anche Francia è illegale pagare per ottenere prestazioni sessuali, ma qui è il cliente e non la prostituta a commettere un reato.

I modelli giuridici

Sulla prostituzione i modelli giuridici che si impongono sono il proibizionista, il neo-proibizionista anche “nordico”, l'abolizionista e regolamentarista.

Il modello proibizionista, in cui la prostituzione è vietata, e si punisce la prostituta (e in alcuni anche il cliente) con pene pecuniarie o detentive (questo in gran parte dei paesi dell’est, tra cui la Russia).

Modello neo-proibizionista anche “nordico” (Svezia, dal 1999, successivamente Islanda, Norvegia dal 2009, e dal 2016 anche in Francia), che “si fonda sulla punizione del cliente che acquista prestazioni sessuali”, e si basa “sull’assunto che la prostituzione è una violenza dell’uomo contro la donna, sempre: anche quando la prostituta afferma di svolgere l ‘attività per scelta, consapevolmente.”

Modello abolizionista (tra cui gran parte dei paesi dell’Europa occidentale e l’Italia) che consiste nel non punire la prostituzione né l’acquisto di prestazioni sessuali – ma al tempo stesso di non regolamentarli da parte dello Stato -, mentre si punisce tutta una serie di “condotte collaterali alla prostituzione (favoreggiamento, induzione, reclutamento, sfruttamento, gestione di case chiuse, etc.)”. In Italia si stimano 70.000 prostitute, 9 milioni di clienti, per un giro di affari da 5 miliardi (stima elaborata dalla Commissione Affari Sociali della Camera nel 2010). Ma sono cifre aleatorie.

Modello regolamentarista, legalizzazione e regolamentazione della prostituzione, che avviene in modalità differenti (come la statalizzazione dei luoghi dediti all'attività, come i quartieri a "luci rosse"): Paesi Bassi, Germania, Austria, Svizzera, Grecia, Ungheria, Lettonia). "La legalizzazione sovente include l‘imposizione di tasse e restrizioni, più o meno ampie, nell’esercizio della prostituzione anche con l’individuazione di luoghi preposti all’esercizio dell’attività e la prescrizione di controlli sanitari obbligatori per chi si prostituisce per la prevenzione e il contenimento delle malattie veneree e l’obbligo di segnalare attività e residenza".

I paesi "regolamentaristi"

In Germania la prostituzione è legale e regolamentata, così come l‘attività delle case d’appuntamenti; le prostitute possono usufruire di un regolare contratto di lavoro, oppure possono essere lavoratrici autonome. Esse sono tenute al pagamento delle imposte sul reddito e all’applicazione dell’ IVA sui loro servizi. Ogni città decide in quali zone del comune la prostituzione è consentita. Ci sono diverse forme di tassazione in ogni città. A Colonia, la prima città tedesca a introdurla, nel solo 2006 la città ha riscosso 828.000 euro.

In Svizzera la prostituzione rientra tra le professioni autonome. Chi la svolge deve dichiarare la propria attività al fisco: ”le prostitute devono pagano le imposte sui servizi offerti, e rispettare i requisiti normativi generali e specifici”. La maggior parte sono straniere (dalle Americhe, dal Centro Europa o dall’Estremo Oriente, ma anche dall’Italia).

In Olanda, “dove le case chiuse sono legali e le lavoratrici pagano regolarmente le tasse, la prostituzione costituisce un’attività di grande impatto economico con un fatturato ragguardevole che contribuisce attivamente all’economia del Paese. La prostituzione viene allontanata dalle strade e si svolge soltanto in luoghi ad essa deputati, con i conseguenti controlli medici, di ordine pubblico e fiscale.” (da Sole 24 Ore, 1 marzo 2019).

Se nei suddetti stati migliora il “decoro urbano”, non è però provato che cessi il fenomeno dello sfruttamento e della tratta.

Il fenomeno criminale della tratta

Complesso il discorso sulla tratta, che riguarda principalmente donne e ragazze, e “che frutta a trafficanti e sfruttatori un guadagno di 32 miliardi di dollari annui: dopo il traffico di droga ed armi, il più redditizio business è quello di esseri umani”. Interessante è vedere come il governo USA consideri come unica possibilità del collegamento tra prostituzione e tratta – perché essa alimenta il traffico di esseri umani – quella di incidere sulla domanda e sugli acquirenti. In 58 città si sono sviluppate scuole ad hoc per affrontare la rieducazione dei consumatori di sesso.

In Europa il modello svedese è considerato “modello internazionale di una buona pratica per affrontare la tratta e la criminalità organizzata intorno alla vendita di servizi sessuali. Come altre forme di violenza, la prostituzione è un fenomeno genere specifico: la stragrande maggioranza delle vittime sono donne e ragazze, mentre gli autori sono invariabilmente uomini”. “Se gli uomini non considerassero“ ovvio ”il loro diritto per l’acquisto e lo sfruttamento sessuale di donne e bambini, la prostituzione e il traffico non esisterebbero•”(Dossier Elvira Reale, senato.it).

Nel fenomeno attuale dei migranti, inoltre, notiamo da alcune analisi che sono decine e decine le donne e le bambine che scompaiono dopo l’approdo in Italia, certamente intercettate dalle organizzazioni criminali della tratta. Quando si parla di contrasto alla criminalità bisogna porsi non solo il problema degli scafisti, ma anche quello della tratta.


Relazione e indicazioni di Bruxelles

Recentemente il Parlamento europeo ha approvato il 30 agosto 2023 una amplissima e dettagliata relazione che chiede misure comunitarie per contrastare la prostituzione (234 voti favorevoli, soprattutto popolari e socialisti, 175 contrari - con diverse posizioni- conservatori, liberali e verdi). Andrebbe letta. Segnalo qui soltanto alcune considerazioni. Riguardo all’oggi, il post-covid, il peggioramento della situazione economica e la fuga da zone di guerra, come in Ucraina, aumentano il rischio della violenza, dello sfruttamento e dell’abuso sessuale delle donne. Il 70% delle persone in situazione di prostituzione nell’UE sono donne migranti.

Già nella sua risoluzione del 26/2/2014, il Parlamento europeo aveva riconosciuto che "la prostituzione e lo sfruttamento sessuale costituiscono violazione della dignità umana, e sono perciò contrari ai principi della

Carta europea dei diritti fondamentali” e che la prostituzione non è l’atto individuale di una persona che cede il proprio corpo per denaro, ma un sistema organizzato per ottenere profitti, intrinsecamente violento, discriminatorio, che funziona come un’attività commerciale, creando un mercato, in cui i cosìddetti protettori agiscono in modo tale da assicurarsi e ampliare i propri mercati, promossi dal ruolo chiave svolto dagli acquirenti di prestazioni sessuali".

Si rileva inoltre che “la prostituzione e la tratta a scopo sessuale esistono perché esiste una domanda”. E perciò si sottolinea “l’importanza di scoraggiare la domanda”, sensibilizzando in merito al fatto che “le persone che desiderano acquistare ‘servizi sessuali’ rischiano fortemente di acquistare di fatto uno sfruttamento, a causa dell’elevato numero di persone costrette o attirate in una situazione di prostituzione” e si afferma che “la depenalizzazione dell’acquisto di prestazioni sessuali aumenta e rafforza la domanda e normalizza l’acquisto di prestazioni sessuali”.

Si sostiene di fatto perciò la via intrapresa dal “modello nordico”, e si invitano gli Stati “a garantire che siano punibili come reato la richiesta, l ‘accettazione o l’ottenimento di un atto sessuale da una persona in cambio di compenso, di una promessa di compenso, della fornitura di un vantaggio in natura o della promessa di un vantaggio di questo genere”.

Inoltre si sollecitano gli Stati “ad adottare misure urgenti per contrastare la pubblicità online e le facilitazioni dei contatti che incoraggiano direttamente o indirettamente la prostituzione o cercano di attirare acquirenti.”

Infine si “sottolinea che l’educazione alla sessualità è una misura essenziale per realizzare una società libera dalla violenza (...) e affronta la sessualità quale parte integrante delle nostre vite connesse alla salute e al benessere", condannando anche “alcuni tipi di pornografia che riproducono stereotipi dannosi e alterano le percezioni riguardo alle relazioni e alla sessualità, ostacolando in tal modo l’uguaglianza e il genere.”

Seguono dettagliati inviti agli Stati ad azioni concrete che converrà far conoscere all’opinione pubblica internazionale, pur rilevando che “le normative, che differiscono da Stato a Stato, determinano realtà e impatti diversi per le persone in situazione di prostituzione che si rivelano deludenti e non rendono giustizia a loro e alle loro situazioni individuali”, per cui “occorre un approccio a livello europeo, affinché la domanda e il mercato della prostituzione non si trasferiscano semplicemente nello stato membro adiacente e i diritti delle donne possano essere garantiti oltre i confini e tutte le donne possano essere protette dallo sfruttamento".

In definitiva “la prostituzione è una forma di violenza, al contempo causa e conseguenza della disuguaglianza di genere, che riflette le relazioni di potere prevalenti nella nostra società, e riproduce e perpetua gli stereotipi su donne e uomini. Ciò include chiaramente l’idea che i corpi delle donne e delle ragazze debbano essere messi in vendita per soddisfare la domanda maschile di prestazioni sessuali.” Come una forma di “diritto” maschile.

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