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  • Menandro

Berlusconi senza freni sull'ottovolante delle promesse



di Menandro


Il dottor Silvio Berlusconi, costruttore di Forza Italia, partito a proprietà indivisibile, figura dal prestigioso curriculum sul piano giudiziario, ogni sera si presenta in televisione ai fortunati italiani e dichiara convintamente, come direbbe Cetto La Qualunque, "siamo stati gli unici a non alzare mai le tasse". E si è visto. Gli italiani, in una circostanza però meno fortunati, ancora ricordano con un brivido proprio in quelle tasche in cui nessuno sostiene di voler mettere mano la data del 9 novembre del 2011, quando con lui a palazzo Chigi lo spread toccò il suo massimo storico a 574 punti con un differenziale di rendimento del 7,47% in più rispetto a quello tedesco. Il che costrinse l'allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a suggerirgli le dimissioni. Invito avanzato immaginiamo con delicatezza e tatto, mentre meno delicati furono i successivi provvedimenti fiscali e in materia di pensioni presi dal governo Monti per evitare all'Italia di precipitare nel baratro del fallimento.


Ora, il dottor Silvio Berlusconi ci riprova e nei giorni in cui non indossa la divisa della Forestale ed è impegnato a promettere "alberi per tutti", giura che ridurrà le tasse. E lo fa con la serietà (anche dai mega schermi piazzati nelle stazioni ferroviarie) che gli si riconosce fin dai tempi in cui firmava nel salotto di Bruno Vespa, era l'8 maggio del 2001, alla vigilia delle elezioni, un contratto in cinque punti con gli italiani. Un impegno preso in maniera solenne, ma disatteso con minor solennità, secondo studiosi e osservatori accreditati, anche nella promessa di non ricandidarsi. Ma, si sa, se la carne è debole, l'ambizione lo è ancora di più, soprattutto con l'avanzare dell'età.

Tuttavia, prossimo a tagliare il traguardo delle 86 primavere (il 29 settembre) e con l'inossidabile sorriso che gli deriva dalla sicurezza economica che vorrebbe sicuramente condividere con tutti gli italiani, se non si frapponessero ad ogni elezione i comunisti, il dottor Berlusconi non demorde e promette, un giorno sì e un altro ancora, impavido, sicuro di sé, indifferente al gas che brucia risorse e ricchezze, ad aziende che non sanno se a settembre riapriranno, al conseguente spettro di licenziamenti e cassa integrazione, come se la questione fiscale fosse una variabile indipendente dall'andamento dei conti pubblici.


La sua proposta è nota: adozione della flat tax, la tassa piatta. Ma a differenza del signor Matteo Salvini, politico che non ama le mezze misure e punta tutto sulla percentuale del 15 per cento, il dottor Berlusconi proietta anche sull'applicazione della tassazione quella flessibilità di pensiero che l'ha reso un vincente nella vita professionale e politica, anche se non gli sono stati negati (soprattutto dai giudici) più di un incidente di percorso. Infatti, un giorno sposa la percentuale del 15 per cento, il giorno dopo quella del 23 per cento, poi si riconverte al ribasso, poi nuovamente punta al rialzo, in un continuo saliscendi certamente il meno indicato per chi è debole di stomaco che ricorda molto da vicino le corse sull'ottovolante. Come se gli italiani avessero ancora voglia di giocare.


Ma se avesse ragione lui? In fondo, per citare ancora una volta Cetto La Qualunque alias Antonio Albanese, "sono anni che gli italiani si bevono qualsiasi minchiata, e noi siamo la minchiata giusta al momento giusto!”




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