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TACCUINO MEDIORIENTALE. Tregua in Libano a singhiozzo, mentre Ben Gvir minaccia: "il Libano deve bruciare"

Aggiornamento: 5 ore fa


Il Libano come pietra miliare per misurare la validità del memorandum sottoscritto tra Usa e Iran: lo ha sostenuto ieri in un'intervista ad Al Jazeera Arabic il vice ministro degli Esteri iraniano Saeed Khatibzadeh, che ha sottolineato la disponibilità del suo Paese "ad andare avanti passo dopo passo, se l'altra parte dimostrerà la stessa serietà", dove la serietà passa dall'impegno di Washington nel mettere il freno a mano alle operazioni militari di Israele. Ciò che non è avvenuto. Il cessate il fuoco concordato ieri tra Tel Aviv e Hezbollah si è rivelato ancora una volta fragile. E su questa fragilità si è imposta la terribile minaccia del ministro Ben Gvir "il Libano deve bruciare", cui l'aviazione israeliana ha immediatamente dato concretezza con un centinaio di raid che ha provocato 47 morti.

Sul suo sito, al Akhbar, il quotidiano vicino alla posizioni di Hezbollah, ha fornito una dettagliata cronologia degli attacchi israeliani, iniziati poco dopo la mezzanotte con un'incursione aerea sulla città di Nabatieh al-Fouqa. Un'offensiva ripresa alle 6.30 con la distruzione di alcune abitazione del quartiere Al-Russ nella città di Al-Numeiriya, nell'area di Kafr Jawz a Nabatieh e sulla città di Arabsalim. Colpite anche le città di Zabdeen, Sajd e Mazra'at al-Mahmoudiya vicino ad al-Aishiyah. Gli attacchi israeliani non hanno disdegnato anche incursioni sul terreno penetrando nel quartiere delle Suore a Nabatieh, e a Deir al-Zahrani.


A questo punto il bilancio della guerra conta oltre 3.800 morti (il 9 per cento bambini e il 12 per cento donne) e quasi 12mila feriti in Libano. Cifre impressionanti da quando il primo marzo è ricominciato il fuoco incrociato tra Hezbollah e IDF, con le truppe israeliane che hanno invaso il Libano meridionale e bombardato la Valle della Bekaa e la periferia di Beirut, mentre per contrasto si intensificava da parte dei miliziani sciiti il lancio di razzi, missili anticarro e droni esplosivi. Una escalation che Hezbollah ha giustificato con le continue violazioni del cessate il fuoco da parte di Israele durante i colloqui di pace a Washington con le delegazioni del governo libanese, e gli ordini di evacuazione ordinati sempre dalle forze armate israeliane nei villaggi libanesi che hanno provocato oltre un milione di sfollati, determinando l'ennesima emergenza umanitaria in quell'area, secondo i rapporti delle Nazioni Unite. I quotidiani libanesi rimarcano anche la presenza di almeno 130mila persone sfollate che hanno trovato ospitalità in 632 rifugi collettivi nel Paese, mentre proseguono gli attacchi a strutture e servizi sanitari, circa 200 dalla ripresa delle ostilità con un bilancio di 128 morti e 332 feriti.

La situazione è insostenibile per il Libano. Lo ha ribadito nella serata di ieri, venerdì 19 giugno, il presidente Joseph Aoun al Segretario di Stato degli Stati Uniti Marco Rubio, chiedendo un cessate il fuoco completo, informa il quotidiano libanese l'Orient-le jour, per dare sostanza e continuità ai negoziati libano-statunitensi-israeliani previsti a Washington la prossima volta settimana.


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