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Addio a Ernesto Ferrero, il "Napoleone" del Salone del Libro di Torino

Aggiornamento: 31 ott 2023

di Maurizio Jacopo Lami

"Ragazzi arriva la tempesta. Sorridete che andrà tutto bene". Così ci disse l'indimenticabile coltissimo e sempre sereno Ernesto Ferrero, direttore del Salone del Libro di Torino, mentre si era in procinto di affrontare l'ennesimo "uragano", cioè l'inizio dell'ennesima edizione della manifestazione. Con un calma imperiale, che sarebbe piaciuta a Napoleone, da lui ritratto nel bellissimo romanzo "N", che ebbe grande successo, vinse il Premio Strega e fu tradotto in numerose lingue straniere, accoglieva al Salone ministri, presidenti di Camera e Senato, editori grandi e minuscoli, scrittori di fama internazionale e perfetti sconosciuti, riuscendo sempre ad essere gentile con tutti, ma anche a replicare a tono ai tanti che senza averne né il titolo, né la capacità tentavano di influenzare le scelte del Salone. Oggi Ferrero ci ha lasciati per sempre a 85 anni, ma resterà indelebile in tutti coloro che hanno avuto l'immensa fortuna di conoscere questo torinese che riusciva sempre a smorzare ogni tensione e ad accogliere ogni notizia col sorriso di chi trova una risposta a tutto nella sua immensa cultura che era davvero enciclopedica.

Direttore editoriale negli anni Settanta dell'Einaudi, cioè in un'epoca di continua e vibrante sperimentazione, si rivelò perfetto per l'incarico grazie alla sua mentalità elastica e sempre pronta ad accogliere le novità. E intanto si sviluppava in lui, lettore onnivoro, (ebbe sempre una biblioteca sterminata) l'interesse, che fra tanti avrebbe coltivato per tutta la vita, per Emilio Salgari, il grande romanziere che fece sognare intere generazioni di italiani con avventure esotiche in paesi che non aveva mai visto.

Anche Boringhieri, Garzanti e Mondadori gli affidarono incarichi di vertice sempre affrontati al meglio. Poi nel 1998 accettò quella che sembrava, in quel momento, una scommessa davvero rischiosa, un onore di quelli che possono portare in disgrazia una carriera già prestigiosa: la direzione del Salone del Libro Internazionale di Torino. Infatti, non era un momento facile per il Salone e molti, spesso per propri interessi, suggerivano di chiuderlo e spostarlo a Milano. Accettarne la direzione non era davvero prospettiva leggera, ma Ernesto Ferrero era da sempre uomo di scelte coraggiose e nello tempo affascinato dalle novità. Il Salone era per lui una sfida culturale affascinante e lo accettò insieme ad un altro coraggioso, Rolando Picchioni, che ne avrebbe assunto la presidenza.

Erano due personalità estremamente diverse e chi scrive li vide all'opera mentre con formidabile fantasia ed intraprendenza creavano i presupposti per un nuovo grande Salone che avrebbe avuto respiro internazionale ed uno straordinario successo. Eppure, non solo c'erano le immense difficoltà iniziali, ma anche due caratteri estremamente diversi a preoccupare sull'esito del connubio: Ernesto Ferrero era sempre calmissimo e rilassato, e anche nei momenti di maggiore marasma del Salone (parliamo di migliaia e migliaia di persone che accorrevano da ogni parte e avevano le più strane richieste) sembrava essere tranquillo nella sua biblioteca.

Picchioni, all'esatto contrario, era fumantino, e si vedeva benissimo la sua tensione nell'affrontare i grandi momenti. Ma insieme formavano un team formidabile che sapeva affrontare ogni difficoltà: grazie a loro il successo del Salone divenne davvero straordinario, secondo solo a quello di Francoforte e in Italia divenne il "Salone" per antonomasia.

Ferrero, sempre con la mente protesa a nuove imprese, avrebbe scritto moltissimi libri, fra cui, come dicevamo "N" su Napoleone nell'esilio dell'isola d'Elba, in trecento giorni memorabili visti attraverso gli occhi del suo bibliotecario. Il suo interesse per la storia spaziava per personaggi di ogni epoca, e scrisse per esempio "Francesco e il sultano" sull'incontro fra Francesco e il Saladino" ed anche "Barbablù" dedicato al celebre assassino francese del Quattrocento. Aveva uno straordinario interesse per Salgari, come ricordato, di cui parlava con grande ammirazione. Ma nella sua grande e fortunata opera di scrittore ci fu anche spazio per i ricordi degli anni Sessanta e delle grandi imprese dell'editoria. E fu anche attivo in tanti prestigiose giurie, fra cui quella del Premio Strega.

Uomo di straordinaria gentilezza e vitalità, al Salone si faceva un dovere di partecipare a infiniti eventi, sempre cordiale e affabile con i tantissimi interlocutori. Sembrava che non si stancasse mai e una volta scoprì dal contapassi di aver percorso oltre trenta chilometri. Chi scrive ricorda che mentre era all'accoglienza degli autori, di aver sentito una giovane stagista esclamare esterrefatta: "ma quel signore non si ferma mai?".

Era con Rolando l'anima di quel Salone che stava tirando fuori Torino da ogni provincialismo per consegnarlo a una dimensione internazionale. Picchioni diceva convinto "mai fatalismo! Gli errori si possono correggere!" E invece del grande e imperturbabile Ferrero si potrebbe dire quello che lui scrisse magistralmente del "suo" Napoleone: "Anche un bambino poteva capire che a quell'uomo misterioso nulla riusciva impossibile, che il miracolo era il suo mestiere".



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