top of page

Arresti e morte, la dura realtà dell'Iran clericale

Aggiornamento: 29 ott 2022

di Yoosef Lesani

Guarda i video. Al grido di "quest'anno è l'anno del sangue, Khomeini sarà rovesciato", scandito da migliaia di giovani iraniani nelle università di Teheran, di Mahsad e nelle piazze, la resistenza continua a sfidare l'oscurantismo degli ayatollah che non indietreggia. Anzi, accentua la repressione: mercoledì notte a Arak, una città del nord-ovest dell'Iran, vicina alle importanti città, le forze di sicurezza hanno freddato uno chef di 19 anni, Mehrshad Shahidi, che protestava per la morte della giovane curda Masha Amini, simbolo della rivolta degli iraniani contro il regime della Repubblica islamica.


Un regime che sembra però incappato in un passo falso con l'arresto, secondo Times, della ex stella del calcio iraniano, Ali Daei, 53 anni, chela quale sarebbe stato sequestrato il passaporto, dopo essere stato il rappresentante del suo Paese al sorteggio dei giorni per i prossimi mondiali in Qatar. Un boomerang internazionale che rischia di accentuare l'isolamento dei clericali iraniani anche a livello sportivo, mentre il presidente della Commissione esteri del Consiglio nazionale della resistenza iraniana, Mohammad Mohaddessin, in una recente intervista ha stigmatizzato l'analisi del governo che definisce le proteste "spontanee" e prive di profondità politica.



Al contrario, sostiene Mohaddessin, la rabbia degli iraniani è il frutto di quarant'anni di resistenza organizzata ai crimini del regime "che si riflette in 120mila esecuzioni politiche e nel massacro di 30 mila prigionieri politici nel 1988", in una cornice di corruzione, economica e cattiva gestione dello Stato".




44 visualizzazioni0 commenti

コメント