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Un libro per voi: "La giusta distanza dal male"

a cura di Mariella Fassino


Qual è la giusta distanza dal male per un giovane medico del Pronto Soccorso di una città come Torino? E di quale male tratta il suo libro di esordio? Giorgia Protti, che nella vita è medico, si addentra nell’abisso del male raccontandolo nelle variegate forme dell’umano patire. C’è il male del corpo e il male della mente, quello del paziente e dei suoi congiunti, quello del medico e degli operatori sanitari, il male che può fare l’istituzione sanitaria quando non è attenta al benessere e ai bisogni dei suoi lavoratori e il male allucinato che veste gli abiti di un diavolo apparentemente scanzonato con maglietta stampata e jeans ma con grandi ali nere affusolate e occhi scintillanti di braci.

Il medico, attrezzato unicamente con le competenze e conoscenze acquisite nel corso degli studi universitari, deve affrontare tutti giorni, tutte le notti, tutte le domeniche dei suoi serrati turni una lotta contro il male e il molteplice presentarsi alla soglia del Pronto Soccorso. Per quanto allenato a riconoscere i segni e i sintomi del male, il giovane medico è impreparato a gestirne i risvolti psicologici e sociali a evitare la contaminazione emotiva che risuona tra il corpo e la mente di chi cura e chi è curato. Il lettore può trovare in questo libro un vasto excursus delle patologie che potrebbero condurlo a varcare la soglia del luogo dove le équipe dei curanti gestiscono l’emergenza, riscontrando che la natura gioca, noncurante del male, a proporre i numerosi modi dell’ammalarsi, del patire, del soffrire.

I ritmi del Pronto Soccorso non aiutano a mettere a fuoco quell’oggettivazione del dolore che dovrebbe porre una distanza professionale equilibrata tra medico e paziente. Nel sovvertimento dei ritmi sonno-veglia, nel carico di lavoro che costringe i professionisti a sforare ampiamente l’orario dei turni, nella difficoltà a trovare un compromesso tra lavoro e vita si esauriscono amicizie, amori, affetti, relazioni. Dal fondo della disperazione che non trova interlocutore attrezzato all’ascolto, il medico incontra un essere estremo, il diavolo che è scanzonato, saccente, persino simpatico e che promette l’emendamento dal male in cambio di un’anima.

Il libro di Giorgia Protti, denso di storie di dolore, diventa anche la testimonianza sulle condizioni di lavoro crudeli a cui sono sottoposti molti operatori sanitari del Servizio Pubblico.

Il Pronto Soccorso è saturo di emozioni: la rabbia e la violenza del paziente o dei suoi famigliari di fronte a una patologia incurabile o al suo tragico epilogo, lo sgomento e la disperazione, la rassegnazione e la consolazione. La permeabilità del professionista a queste emozioni segna la giusta distanza dal male che si può imparare con il tempo ma non sempre è possibile. Ogni medico in difficoltà emotiva dovrebbe trovare un professionista che lo ascolti e che sappia immaginare nella condivisione del dolore alcune strategie di sopravvivenza. Nel libro l’interlocutore estremo è lo scanzonato diavolo che trascinerà la protagonista in un’avventura surreale e allucinata.

Il Pronto Soccorso è descritto anche come risposta ultima nei confronti del disagio sociale che si perde nelle forme dell’etilismo, della tossicodipendenza, della violenza di strada e domestica, della solitudine e dell’abbandono. Per molti utenti è anche il luogo dove trovare un servizio saltando le lunghe liste d’attesa che la Sanità Pubblica impone, costringendo gli operatori a lavorare in difesa di una istituzione che non è preposta alla diagnosi e cura delle patologie ma alla gestione delle emergenze.

Giorgia Protti nel suo libro racconta la fragilità e la solitudine del medico di fronte alla complessità e assoluta imperfezione del Sistema Sanitario, un atto coraggioso che descrive l’eroica quotidianità del lavoro. Questo silente eroismo che coinvolge non solo il mondo della sanità, ma di tutti i lavoratori che hanno a che fare con la sofferenza e il disagio come le forze dell’ordine, i vigili del fuoco, le guardie carcerarie, i professionisti della giustizia avrebbe bisogno di essere raccolto e testimoniato per trasformare la disperazione in pensiero, azione e consolazione.

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