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Un libro per voi: "Il ruolo della Svizzera nella Resistenza italiana 1943-1945"

Non fu soltanto neutralità


a cura di Alberto Ballerino


Negli anni della Resistenza, la Svizzera ricoprì un ruolo cruciale: i Cantoni a sud, militari e Guardie di Frontiera, ampie fasce di popolazione fornirono un supporto utilissimo alla lotta contro il nazifascismo. Il confine divenne un passaggio essenziale per migliaia di persone fra ex prigionieri alleati, soldati italiani, antifascisti, giovani renitenti alla leva, partigiani, perseguitati politici ed ebrei in fuga. Tutto questo ora viene indagato con una grande ricerca archivistica e documentaria da Sergio Favretto (nella foto in basso) nel libro Non solo neutralità. Il ruolo della Svizzera nella Resistenza italiana 1943-1945, edito da Ugo Mursia-Milano e in libreria da oggi, 10 novembre.

Da molte fonti si ricava come la Svizzera fu anche un importante centro di organizzazione politica per gli esuli antifascisti e un crocevia strategico per i servizi segreti alleati OSS e SOE. Anche con il SIM italiano, fornirono un supporto operativo indispensabile alla Resistenza italiana, scambiando informazioni, finanziando attività, fornendo armi e munizioni. Molti documenti e vicende ricostruite declinano le concrete modalità di collaborazione con le formazioni partigiane e le coraggiose reti di solidarietà che salvarono molte vite. Emerge anche l’impegno coraggioso della Chiesa cattolica con nunzi apostolici, parroci e volontari. Attingendo agli archivi vaticani, si scopre ad esempio come, a novembre 1943, il cardinal Maglione scrisse al nunzio Bernardini con incarico di richiedere al Governo elvetico di ampliare le autorizzazione ad accogliere gli ebrei in fuga dall'Italia.

A partire dagli anni del Regime fino alla Resistenza, è imponente il numero di italiani che trovano rifugio in terra elvetica: Fernando Schiavetti, Guglielmo Ferrero, Luigi Einaudi, Francesco Carnelutti, Giorgio Del Vecchio, Alfredo Scaglioni, Alessandro Levi, Amintore Fanfani, Mario Fubini, Concetto Marchesi, Piero Malvestiti, Edoardo Clerici, Adriano Bianchi, Ernesto Rossi, Ignazio Silone, Carlo Sforza, Egidio Reale, Adriano Olivetti, Giorgio Fuà, Luciano Foa, Guglielmo Usellini, Dante Isella, Piero Chiara, Franco Fortini, Carlo e Marella Caracciolo. Alcuni professori andarono all’università di Ginevra e al Politecnico, altri nei campi universitari di giovani rifugiati ed ospiti del governo elvetico; vennero create le colonie libere simili alle italiane società di mutuo soccorso.


A ridosso del confine, con attività partigiana, troviamo Eugenio Cefis, Enrico Mattei, Gianfranco Contini, Gianni Brera. Quali stretti collaboratori della Resistenza sono ricordatele figure di Guglielmo Canavescini, Piero Pellegrini, giornalisti e direttori di Libera Stampa, e del capitano dell’esercito Guido Bustelli, ufficiale dei servizi elvetici che coordinò vari militari svizzeri nel sostegno alle formazioni partigiane di confine. L’ampio carteggio consultato conferma l'azione del ministro Aldobrando Medici Tornaquinci che si attivò per far riconoscere i partigiani garibaldini rifugiati in Svizzera come rifugiati militari e non ribelli.

La ricerca indaga la genesi e la caratterizzazione delle varie Resistenze italiane avutesi lungo i 744 chilometri di confine: dalla Valle d’Aosta alla Valsesia, dalla Val d’Ossola alla Val Grande, dal Varesotto alla Valtellina, dal Comasco al Lecchese fino alla Val Camonica. Forme di lotta  diverse, perché erano differenti i contesti sociali, economici, culturali e di conformazione del territorio.

 

 

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