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Un attacco al cuore della Russia e al potere "indiscusso" di Putin

Aggiornamento: 23 mar


L'intelligence statunitense conferma: da novembre scorso e si erano raccolte informazioni sempre più consistenti su progetti Isis di colpire in maniera significativa la Russia. Una nota specifica era stata trasmessa ancora il 7 marzo scorso a Mosca per allertare su possibili di rischi nei luoghi affollati, in particolare concerti. Ma per Vladimir Putin, concentrato sul battage elettorale e sulla necessità di rimandare un'immagine forte e rassicurare i suoi concittadini, aveva declassato le informazioni a pura propaganda occidentale per destabilizzare il Paese durante una riunione dei servizi segreti. All'opposto, ieri sera, si è verificato un assalto terroristico di immani proporzioni al Crocus City Hall di Mosca. Un'operazione condotta con estrema precisione da un commando addestrato che ha poi provocato il diversivo dell'incendio che ha coinvolto nello spegnimento circa 500 persone, come informa una nota del Ministero delle emergenze russo attraverso l'agenzia di stampa Tass.

Dai video diffuso dagli investigatori emerge che i terroristi erano armati di fucili d'assalto kalashnikov e dotati di un abbondante munizionamento. Intanto si è appreso che il capo dell'FSB ha riferito al presidente Putin della detenzione di 11 persone, tra cui 4 terroristi (dei sei) direttamente coinvolti nell'attentato terroristico a Crocus, le cui foto sono state pubblicate. Si tratta di cittadini del Tagikistan che, secondo i russi, potrebbero essere collegati all'Ucraina, al di là della rivendicazione dell'Isis. Il commento di Germana Tappero Merlo.

Con l'attacco di ieri sera si è voluto infliggere un duro colpo a un Putin appena eletto "trionfalmente", alla sua credibilità di leader e alla sua (paventata) indiscussa potenza senza rivali, soprattutto interni, che proprio sulla sicurezza ha costruito la sua ascesa. Isis ha rivendicato, ma che siano loro o frange interne dissidenti russe (circolavano voci di vendetta per Prigozhin), difficile ancora stabilirlo con certezza, parola che non appartiene alla comprensione della gestione della politica di Mosca.



Il comunicato Isis segue la supposta identificazione dei terroristi dell'Inguscezia, i primi, con tanto di foto. Il fatto che l'FSB (i servizi segreti russi) non avesse commentato, faceva però ipotizzare che la notizia dell'Inguscezia fosse un falso. Ufficialmente i russi parlano di oltre 60 vittime e 145 feriti, di cui nove gravi.

Stupisce la rapidità della rivendicazione Isis, che non è certamente usuale per questa organizzazione, anche se in queste ultime settimane la pubblicistica Isis in lingua russa era significativamente aumentata. Ma la Russia ci ha abituati a catastrofi risolte in breve tempo (Darya Duginova, Prigozhin).


Seguirà discorso di Putin e si avranno idee ancora più confuse, anche se penso seguirà un innalzamento operativo militare in Siria contro Isis, sebbene rappresenterebbe uno sforzo bellico extra per il Cremlino. E qui si aprono altre ipotesi e scenari sui mandanti veri dell'attacco. L'attentato è avvenuto nel secondo venerdì del ramadan, se può avere ancora un senso questo dato, visto lo spargimento ormai ogni giorno di sangue innocente da parte di elementi jihadisti.

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