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Trump, Netanyahu, La Russa: meno male non sono cambiati e sono sempre riconoscibili...

Aggiornamento: 25 lug 2024

Lo Sciacallo


Per più di un attimo, quindi per un tempo infinito avrebbe detto Einstein, il mondo si è sentito smarrito nel vedere Donald Trump meno impresentabile del solito, un po' sbarazzino con il ciuffo ribelle e non appiccicato dalla lacca superadesiva e restio a non prendere a mazzate i suoi avversari politici. Ma ieri, il mondo ha tirato un meraviglioso sospiro di sollievo: Trump è sempre lo stesso. Cioè al meglio della maleducazione, Oscar alla cattiveria, Orso d'Oro alle falsità nei suoi attacchi a Kamala Harris, definita "peggio di Biden" e "una pazza incompetente della sinistra radicale". Ora i democratici e tutti gli americani di buon senso possono andare a letto avvertiti: nightmare è ancora in cartellone e a Freddy Krueger-Trump è bene non fare sconti.

Invece non c'è neppure il fattore sorpresa che assecondi le emozioni quando va in scena il premier israeliano Netanyahu, detto Bibi: lui è così, "ogni volta, ogni volta che torna" cioè sempre, come il motivetto cantato da Paul Anka, promette e, soprattutto, mantiene il peggio di sé, indifferente allo sdegno che provoca nel consesso delle nazioni e al giudizio del Tribunale dell'Aja. Ha distrutto Gaza e la "ricostruirà" come meglio crede, possibilmente con il minor numero possibile di palestinesi. E se la cifra corrisponde allo zero, non si scioglierà in lacrime. Lo ha detto ieri davanti al Congresso americano e si ripeterà oggi, 25 luglio, nell'incontro con il presidente Usa Joe Biden. In questo caso, è l'intera umanità ad essere avvertita: se non si rientra nell'orizzonte di Bibi, non si è amici, ma si appartiene a una sola categoria, quella dei nemici e in guerra i nemici "buoni" sono soltanto quelli morti.

Ma chi ci ha davvero tranquillizzato è il presidente del Senato, Ignazio Benito Maria La Russa, che nei mesi scorsi ha mostrato il massimo rispetto alla Costituzione e ai valori democratici, quasi tangente all'antifascismo. Una conversione di sostanza che gli ha permesso di recuperare alcune scivolate certamente legate all'inesperienza e alla commozione per essere salito alla seconda carica dello Stato, lui che negli anni Settanta portava in piazza i giovani sanbabilini del Movimento sociale italiano anche in manifestazioni non autorizzate, una delle quali sfociò tra l'altro nella morte dell'agente Marino (1972). Davvero un altro La Russa, molto Ignazio come il santo fondatore della Compagnia di Gesù, poco Benito, come il Duce fondatore dell'Impero che la democrazia la sopprimeva, di cui il presidente del Senato conserva il busto tra le cose e lui più care.

Purtroppo, come si suole dire, il lupo perde il pelo ma non il vizio. Così Ignazio Benito Maria La Russa è ritornato prepotentemente solo il Benito dimenticato non appena è stato chiamato a esprimere la sua solidarietà al giornalista de La Stampa Andrea Joly aggredito a Torino da alcuni militanti di Casa Pound, nota organizzazione della galassia di estrema destra che se può dà sempre una mano... in faccia e un calcio in pancia a chi ha idee legittimamente opposte alle sue.

Il distinguo del presidente del Senato - "il giornalista non si è dichiarato" - è stato davvero un prezioso cammeo che ha commosso tutti o quasi gli operatori dell'informazione che oggi si sentiranno in dovere, senza polemica alcuna, di ricordargli il 25 luglio 1943, data che segnò la caduta del fascismo, il crollo di una dittatura che, come i maturi "ragazzi" di Casa Pound, mosse i suoi primi passi con l'assalto alle redazioni dei quotidiani e le bastonature ai giornalisti, gli incendi alle cooperative e alle sedi sindacali, i maltrattamenti agli avversari politici e l'omicidio di parlamentari scomodi.

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