Trentini e Burlò sono in Italia Fine di un lungo incubo
- La Porta di Vetro
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Sono atterrati all'aeroporto romano di Ciampino, poco dopo le 8 di oggi, martedì 13 gennaio, Alberto Trentini e l'imprenditore torinese Mario Burlò. Liberi in patria, dopo una lunga prigionia - in realtà autentici ostaggi nelle mani del governo - nelle carceri venezuelane. Il primo abbraccio di Trentini, dopo 423 giorni privato della libertà, è stato con la mamma Armanda, un'autentica eroina per come non ha mai desistito dal battersi per la scarcerazione del figlio. Burlò ha potuto abbracciare, ed è stata forse una sorpresa, i suoi due figli. Ad accogliere i nostri connazionali, naturalmente, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani, e dai loro avvocati.
Trentini e Burlò dovrebbero rientrare a breve nei rispettivi luoghi di residenza, Venezia per l'operatore umanitario, Torino per l'imprenditore. Ieri, dalla sede diplomatica italiana a Caracas, Trentini e Burlò hanno rilasciato una breve dichiarazione trasmessa dalle reti televisive.
Mario Burlò davanti ai giornalisti ha sottolineato le violenze psicologiche e le privazioni subite nel carcere di El Rodeo I ed ha anche ricordato i momenti che lo hanno portato all'arresto, attraverso una notizia del web, passando da un suo presunto giudizio negativo del governo Maduro, all'accusa di attentare alla sicurezza dello Stato venezuelano.
L'avvocato di Alberto Trentini, Alessandra Ballerini, ha rilasciato una breve dichiarazione all'uscita dal terminal. Dopo i ringraziamenti a tutti coloro che hanno contribuito alla liberazione del suo assistito, ha voluto dedicare un pensiero a quanti si trovano ancora nelle carceri venezuelane e alle loro famiglie, affinché possano presto condividere la gioia della liberazione. "La solidarietà dentro e fuori dal carcere - ha detto l'avvocato Ballerini - e la nostra salvezza".








































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