Un libro per voi: “Sull’Arca e dentro la balena"
- a cura di Piera Egidi Bouchard
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Un monaco in viaggio con la Flotilla
a cura di Piera Egidi Bouchard

Quanti minuti di silenzio dovremmo fare per i giovani ucraini e russi morti a centinaia di migliaia? O per quelle vittime del conflitto in Palestina, decine di migliaia? O per quelle delle “guerre dimenticate” nel mondo - una cinquantina - a cominciare dal Sudan? Ci stiamo per caso anestetizzando rispetto all’orrore? Abbiamo un moto d’indignazione solo quando c’è una novità troppo grossa, come la cattura di Maduro, che mette in crisi non solo i nostri valori di coesistenza, ma l’immagine degli americani, non più gli yankee del Vietnam e del Cile, ma quelli amati attraverso le marce della pace di Martin Luther King, i grandi romanzieri e poeti, la loro musica, i loro film, nella nostra giovinezza. Si vogliono far odiare in tutto il mondo? Proprio adesso che avevamo fatto il tifo per gli sforzi di Trump per la pace, anche se trumpiani non siamo (e vorremmo un nuovo Obama). Che cosa è successo? Dobbiamo vivere tra un perenne lutto e un sobbalzo di preoccupazione e di ansia impotenti ? O anestetizzati per sopravvivere?
Se volete un vaccino potente contro l’indifferenza, vale la pena per riflettere leggere questo “Centopagine” scritto da Claudio Torrero, “monaco, scrittore, filosofo e anche giornalista* e presentato a Torino al Centro Sereno Regis: un diario del viaggio sulla Flotilla (la nave Conscience), pubblicato sul sito di Interdipendence giorno per giorno, in seguito alla decisione dell’autore maturata come una “chiamata, una scelta più spirituale che politica”. “Si tratta di un monaco buddhista, che concepisce il suo percorso come anche cristiano – recita l’Introduzione - Per una lunga familiarità col dialogo interreligioso si è poi trovato ad avere rapporti stretti sia col mondo ebraico sia con quello islamico. Ha sentito dunque di doversi imbarcare per partecipare sia della sofferenza dei palestinesi sia di quella catastrofe morale che si è abbattuta su Israele e sull’ebraismo”.
Prima di partire, Torrero ha scritto infatti insieme a un’amica ebrea, Sarah Kaminski, un importante appello: “Mai più per nessuno”, presentato al Comune di Torino il 18 settembre e poi anche nella Chiesa valdese, della città, e pubblicato qui in appendice.
Nel titolo si tratta di un’Arca su cui ci si imbarca, portando soprattutto persone: medici e giornalisti, e tanti giovani, ma - come nota l’autore - anche una “rappresentanza significativa della società mondiale odierna. Le più diverse fasce di età, il maschile e il femminile, ma soprattutto il nord e il sud del mondo”. E aggiunge: “Vorrei che la giovane generazione delle nostre città più progredite potesse ancora conoscere quello che decenni di consumismo e neoliberismo scatenati hanno perlopiù spazzato via, lasciando un panorama di macerie. È stato un diluvio inarrestabile, che ha reso almeno in apparenza impraticabili le vie attraverso cui generazioni innumerevoli hanno dato vita a società che potessero dirsi umane.”
E c’è tutto, in questo diario : l’ansia, la paura, lo sgomento, la scelta del coraggio, la meditazione, la riflessione, e poi l’abbordaggio dei soldati israeliani, la cattura, la detenzione: “Eravamo come naufraghi che hanno perso tutto, potendo però vivere la perdita come una purificazione”. E anche infine il ritorno, dopo la prigionia: “Non saprei in che momento lungo il viaggio di ritorno mi è venuto da pensare alla balena nella quale fu inghiottito Giona, ma questa immagine mi ha accompagnato con sempre più insistenza, fino a diventare la cifra di quel che avevamo vissuto. Siamo stati nel ventre della balena, e adesso ne stavamo uscendo.”
E, facendo il punto di quel viaggio straordinario, narrato momento per momento, l’autore conclude: “La Flotilla è una grande esperienza di nonviolenza in stile strettamente gandhiano, quindi non soltanto un certo tipo di azione politica, che si distingue dalla lotta armata, bensì un’azione innanzitutto spirituale, che trasforma la situazione, e anche coloro contro cui ci si rivolge, perché in primo luogo trasforma chi la compie”.
Una seconda parte del libro è di insolita riflessione teologica: “Sulla scorta della sua esperienza di dialogo interreligioso – scrive don Ermis Segatti nella prefazione - Torrero sostiene che le radici profonde, per l’ebraismo, siano individuabili anche nell’attuale conflitto. Le individua in particolare nel rapporto irrisolto con la figura di Gesù di Nazaret, ebreo, e la profezia che promana dalla sua croce. A questo nodo irrisolto è dedicato un denso capitolo di approfondimento, nel quale si pone come interlocutore anche l’insegnamento di Buddha, a sua volta ripensato.”
Note
[1] Dharmapala, Claudio Torrero, Sull’Arca e dentro la balena. Un monaco in viaggio con la Flotilla, Interdipendence, Gondour Edizioni, 2025.











































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