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Iran: il regime teocratico sta in piedi solo con la repressione

Si contano oltre tremila vittime tra i manifestanti, secondo le opposizioni


Dall'inizio dell'insurrezione in Iran, cioè a cavallo tra il 27 e il 28 dicembre scorsi, il bilancio per la repressione delle forze di sicurezza del regime clericale supera i tremila morti. È la cifra che si legge sul sito del Consiglio nazionale della Resistenza iraniana [1], raccolta su indagini "condotte attraverso fonti locali, ospedali, medicina legale e famiglie delle vittime e dei dispersi in 195 città". Di rilievo, nel comunicato stampa, una sottolineatura sulla propaganda degli ayatollah: "il regime è stato costretto a mostrare alcuni corpi sulla televisione di Stato, ma li ha attribuiti agli oppositori e ai manifestanti". Intanto, però, prosegue il blackout del web.

La signora Maryam Rajavi, presidente eletta della Resistenza iraniana, che ha tra i suoi sponsor alcuni politici di spicco dell'establishment americano, in una nota afferma che la criminale repressione "non resterà senza risposta da parte del popolo e dei giovani insorti". E che mandanti e autori della carneficina tra le strade saranno portati davanti alla giustizia nell’Iran democratico del futuro. La Guida suprema Ali Khamenei non è citata, ma il riferimento è sottostante.

In effetti, la Repubblica iraniana, dopo 47 anni di vita, dà l'impressione di essere al capolinea. Un'agonia che si protrae però nel sangue. Inevitabile. Anche perché gli iraniani non sono più disponibili a barattare la libertà con la fame, l'unica cosa che il regime è oggi in grado di assicurare alla popolazione. Non a caso la rivolta è partita a fine dicembre dai commercianti, autori della serrata iniziale nel bazaar di Teheran, cuore pulsante della vita della capitale iraniana.

Vi è poi da constatare il sempre più esteso isolamento internazionale della Repubblica islamica e sempre più palpabile su lungo raggio: oltre i propositi di intervento militare di Donald Trump, si registrano le condanne di numerosi paesi e dell'Unione Europea che ha annunciato l'ipotesi di nuove e più severe sanzioni contro l'Iran. E, tra le ultime notizie, vi è la decisione presa dalla presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola di vietare l'accesso a tutti i diplomatici e rappresentanti iraniani negli uffici dell'istituzione. Su X ha scritto: "Non si può andare avanti come se nulla fosse accaduto". La sua iniziativa, ha aggiunto, deriva dalla necessità di esprimere solidarietà al coraggioso popolo iraniano.


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