Osservando i nostri tempi
- Domenico Cravero
- 12 ore fa
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La sessualità negli adolescenti: pulsione, emozione, parola e amore
di Domenico Cravero

Le scoperte e le sperimentazioni nei campi della genetica, della biologia molecolare, le biotecnologie applicate alla procreazione, hanno modificato radicalmente il rapporto della sessualità con la procreazione, la posizione dell’uomo nei confronti della donna, l'esperienza della sessualità nelle diverse età della vita. La psicanalisi ha contribuito a illustrare il complesso lavoro mentale e simbolico sulle pulsioni sessuali, che l'individuo compie fin dalla prima infanzia, e ha descritto come, da quel lavoro, dipenda il benessere o la patologia. Anche le scienze umane hanno avuto un ruolo importante nella nuova visione della sessualità, descrivendola come fatto umano che coinvolge tutta la persona, nel suo ambiente di vita e nel vissuto sociale. La sessualità è l’espressione più evidente dell’impulso della vita che si riproduce, contrastando la minaccia della morte.
La qualità di questa esperienza si valuta dalla reciprocità che è capace di attivare. Se fosse solo questione di istinti naturali, la sessualità umana non sarebbe così difficile e perturbante. L’abbandono alla sua forza travolgente s’impara solo gradualmente, il turbamento che essa produce richiede apprendimento e conoscenza di sé. Sono diversi gli aspetti dell'evoluzione culturale che si sono intrecciati nel prospettare una nuova esperienza della sessualità umana: il valore della soggettività, il riconoscimento dell'importanza dell’altro per la realizzazione personale, la nuova collocazione della donna, l’attenzione alle forme vitali, l'integrazione della funzione riproduttiva con i valori della comunicazione interpersonale.
Questo cambiamento non è lineare, contiene piuttosto un’ambivalente coesistenza di opposti, come si osserva facilmente nel comportamento degli attuali adolescenti. Essi vivono esperienze abbastanza distanti da quelle della giovinezza dei loro genitori: sono cresciuti in promiscuità e sono abituati alla co-educazione. Sono meno ingenui e superficiali dei loro coetanei di anni fa. Dimostrano di conoscere bene il carattere ambivalente e inquietante dell’esperienza sessuale: il sesso, pur così banalizzato, fa paura. Avvertono fortemente il bisogno affettivo ma, insieme, provano sospetto.
La sfera dell'intimità può essere vissuta come minaccia: per questo gli adolescenti dimostrano cautela verso l’intimità pur essendone attratti. Molti di loro hanno sperimentato la sofferenza e la delusione dei legami spezzati, dei rapporti traditi oppure l'ansia e l'inquietudine della separazione o del disaccordo dei genitori. Sanno che amore e sesso sono cose distinte, a volte anche separate: l’amore cui pensano, in genere, è lontano dal sesso puro e semplice. Riconoscono che quando si prova amore tutto si fa più impegnativo e più difficile e allora inventano stili nuovi d'intesa tra donna e uomo, nuove dimensioni della sessualità, nuove espressioni dell'affettività. Non danno ai gesti lo stesso significato degli adulti: sono cambiate le forme del corteggiamento, si usano termini nuovi e inediti; vocaboli come matrimonio, fidanzamento sembrano appartenere a un'epoca lontana. Non intendono la sessualità relegata al livello oscuro degli istinti, ma piuttosto diffusa in una pluralità di forme, che investono il corpo e, più in generale, le forme della comunicazione; la vivono come uno strumento di relazione.
Quando gli adolescenti alludono ai loro primi rapporti amorosi parlano di "storie", sottolineando, così, il timore del loro carattere precario ed instabile. La disinvoltura e l'ostentata libertà sessuale di tanti comportamenti sono forse una risposta all’ansia e all’incapacità di vivere emozioni di forte intensità, di fronte a una realtà che rimane misteriosa, affascinante ma anche inquietante.
Le nuove generazioni si sentono attratti (e temono) più dalla stabilità dell'affetto che dall'avventura perché sanno che il sesso non significa solo piacere, ma può anche causare delusione e amarezza. Di fronte alle inquietudini e alle angosce della trasformazione della pubertà, può sembrare più rassicurante il conformismo della banalizzazione. La socializzazione della sessualità non sembra in realtà mutata, rimane “normativa”; cambia solo il riferimento a cui conformarsi. Ora la norma è stabilita dalla pornografia in senso ampio e generalizzato, sostenuta da una vera industria e trasmessa dalla comunicazione di massa. Gli adulti non riescono a contrastare il consumo di pornografia dei minori perché sono essi stessi implicati. La sessualità come consumo riguarda anche loro.
La pornografia cattura lo sguardo su frammenti di corpo, come se la “carne” (il corpo trasformato dal desiderio) si potesse vedere. Nella pornografia l’immaginario erotico è preso in ostaggio. Si asseconda la pulsione ma si perde il piacere, insieme alla persona dell’altro. Non esiste, infatti, un accesso facile al piacere. Il desiderio che vuole cogliere l’altro nella sua stessa carne, trova la strada sbarrata: là dove vuole godere il piacere dell’altro, esso coglie unicamente se stesso. Alla fine rimangono le questioni vere: “Cos’è l’umano? Qual è il senso e la destinazione del corpo? Cos’è l’amore? Perché è così difficile il piacere?
La pulsione non si può disgiungere dall’emozione, la quale ha bisogno della parola per diventare sentimento d’amore.











































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