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Torino, le ondate di calore non "fermano" le potature delle grandi alberate

Aggiornamento: 2 ore fa

Intanto prosegue la battaglia del Comitato spontaneo "Salviamo gli Alberi di Corso Belgio"

di Aida dell'Oglio


Mi chiedevo da tempo come mai nessuno, a Torino, pensasse di controllare le statistiche relative al numero di persone decedute durante le sempre più frequenti “ondate di calore”. Riflettevo che basta affacciarsi ai saloni e ai corridoi dei vari “Pronto soccorso” dei grandi ospedali della città per trovarsi di fronte al pietoso spettacolo di persone anziane in attesa di trovare un posto in corsia, durante le terribili giornate di calura attorno ai quaranta gradi. E spesso, quei pazienti in pectore non hanno nemmeno il tempo di passare dall'attesa del Pronto soccorso alla sistemazione nel reparto adeguato: cardiologia per scompenso cardiocircolatorio, pneumologia per gravi crisi respiratorie, ecc. Trattandosi di una situazione che non soltanto si ripete da alcuni anni, ma si va accentuando per il cambiamento climatico, il cittadino comune si chiede se non vi siano provvedimenti da porre in atto per rendere meno penosa la vita, e soprattutto quella dei tanti anziani, ormai parte rilevante della popolazione, che forse meriterebbero maggiore considerazione e rispetto da parte di tutti. E, sempre il cittadino comune rimane basito nell'osservare che l'Amministrazione comunale non sembri ancora avere archiviato, refrattaria a qualsiasi ripensamento, il progetto di rinnovo delle grandi alberate cittadine.

Faccio parte anch'io della numerosa categoria degli anziani, ma mentre vado percorrendo, già da vari decenni, la serie degli “anta”, da tre anni ormai ho dovuto salire sulle barricate per difendere un elemento che la scienza definisce fondamentale per contrastare gli eventi atmosferici, nonché la calura estiva, e per rendere, in generale, più gradevole, e più lunga, la vita su “questa aiuola che ci fa tanto feroci” (Dante, Paradiso, XXII). Mi riferisco alla lunga e incerta battaglia in difesa degli aceri di Corso Belgio. Infatti, non solo la battaglia non è ancora conclusa, ma in queste ultime settimane, gli amministratori del verde cittadino hanno ribadito il diritto dei "tecnici del verde" di abbattere intere alberate, anche assolutamente sane, per le più varie motivazioni; e ciò trascurando qualunque considerazione di tipo medico-scientifico, o di tipo estetico o di tipo filosofico; assodato che le piante e gli animali sono indubbiamente espressione, assieme agli esseri umani, del miracolo della vita nel cosmo.

Alla fine dello scorso mese di giugno, con il termometro ai massimi stagionali, si sono registrati interventi di cosiddetta potatura su tutta l'alberata di Corso Belgio. E solo alcune settimane fa, in Consiglio comunale, l'assessore Francesco Tresso, ha ribadito il rifiuto di ammettere a discutere sul Regolamento del verde i cittadini che, attraverso una delibera di iniziativa popolare corredata da un numero di firme esuberante rispetto a quello richiesto per regolamento, chiedevano la modifica dell'art. 45 dello stesso. Lo stesso assessore ha definito “non rappresentativi” i Comitati cittadini che si sono formati negli ultimi anni, anche se ricordiamo che i comitati del Meisino e EsseNon si sono costituiti prima di quello di Corso Belgio, comunque tutti nati in difesa del verde pubblico con il sostegno di decine di migliaia di firme.

Il Consiglio comunale nei suoi emendamenti alla delibera ha previsto un tavolo di lavoro per la revisione del Regolamento, che comprende i tecnici comunali, gli accademici, e la Consulta per l’Ambiente e per il Verde, ma non i Comitati. Tutto questo in nome della Democrazia e della Partecipazione, concetti continuamente sbandierati nelle occasioni pubbliche preelettorali, avviate già da qualche mese. Nella seduta del Consiglio Comunale del 29 giugno, è mancato il numero legale per poter votare la delibera, pertanto la decisione sull'art. 45, fino allo scorso lunedì 6 luglio era ancora da prendere. A questo punto mi chiedo se sia possibile che tutti siano d'accordo sull'abbattimento di alberi sani, in nome di un discutibile concetto di “rinnovo” delle alberate, trascurando tutte le altre considerazioni scientifiche e di comune buon senso. Eppure, stiamo boccheggiando da oltre un mese, siamo sottoposti a continui blackout, facilmente spiegabili con l'impiego massiccio di apparecchi per rinfrescare l'aria, per chi può permetterselo.

Ora c'è chi può "trascorrere" le sue giornate ai supermercati, convertiti, durante l'estate, da luoghi di commercio a luoghi che svolgono una preziosa funzione di supplenza dell'assistenza sociale, ma c'è chi non è nella condizione di muoversi da casa. Di questi ci parla la cronaca cittadina, quando descrive i loro disperati appelli. Infine, anche da fonti autorevoli, come il ministro della salute Orazio Schillaci, arriva l'allarme sull'aumento dei morti durante le estati torride. Il 6 luglio, in Consiglio comunale, la maggioranza, anche se non al completo (i Moderati si sono astenuti), è riuscita a far passare la sua versione emendata dell'art. 45, in cui non sono ruscita a trovare alcun sensato miglioramento.

In ultimo, vorrei porrei più domande ai politici e ai tecnici, ma temo che sarebbe inutile vista la pervicacia con cui procede il progetto di demolizione del nostro patrimonio verde. Così, leggendo i necrologi e osservando l'età media di chi si è distaccato dalla vita terrena mi tornano alla mente le parole di un noto personaggio politico del secolo scorso: "A pensar male si fa peccato, ma...".



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