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Detto in pochissime parole. Al cimitero ci andremo tutti, con buona pace della destra

di Indiscreto Controcorrente


Si chiama Domenico Angelino il capogruppo di Fratelli d'Italia della Circoscrizione 2 di Torino criticato dal Pd torinese per avere pronunciato la frase, dall'evidente sapore cameratesco, "c'è il cimitero che vi aspetta" all'indirizzo della parte politicamente avversa.

Ora, noi comprendiamo l'infastidita, se non preoccupata reazione alle lugubri parole di Angelino, di cui non si può certo dire che faccia onore al suo nomen omen, però neppure possiamo trascurare l'emozione nell'ascoltare un politico che ha finalmente il coraggio di esprimere convintamente, panemente e vinamente, come direbbe Cetto La Qualunque, quello che pensa sia il destino da riservare agli avversari. E, parimenti, di esporsi anche in prima persona, se non altro perché come ricorda A' livella di Totò, la morte non fa distinzione, tra ricchi e poveri, e tanto a destra come a sinistra. In ultimo, al colmo dell'ironia, l'apprezzamento per il signor Angelino è doppio, perché non si potrà dire ai sinceri democratici di non essere stati avvertiti.

La destra estrema avverte, sempre. E qui si esce dall'ironia. Oggi come ieri. Ognuno con il suo "stile" dozzinale o ieratico, a parole o con i fatti nel rispetto o meno a secondo delle circostanze del proprio ruolo, sapendo bene però che al proprio Dna non si sfugge, né si sfugge al richiamo della foresta. Soprattutto se l'obbiettivo rimane quello dell'occupazione assoluta del potere, per il quale si è disposti a tutto, in primis a maramaldeggiare il sistema elettorale, come sta avvenendo in Parlamento.

Figuriamoci se poi, nello scendere terra a terra, ci si dovesse fermare a riflettere con un minimo, ma doverosa delicatezza, sull'eco che può produrre una frase di quel tipo proprio a Torino, città medaglia d'oro alla Resistenza, frase che sulle pagine de La Stampa e de La Gazzetta del Popolo si leggeva un giorno sì e un altro ancora durante la Repubblica di Salò come ammonimento ai ribelli, cioè ai partigiani.

"La politica ha il dovere di disinnescare l'odio, non di alimentarlo", hanno scritto con indiscutibile serietà, riportando l'episodio in una nota, il segretario metropolitano del Pd Marcello Mazzù e il Capogruppo del Pd in Consiglio Comunale a Torino Claudio Cerrato. Ma per agire in quel senso, il punto rimane sempre lo stesso, oggi come ieri: è necessario che l'odio sia riconosciuto come un nemico e non come un alleato.






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