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Osservando i nostri tempi

L’educazione sessuale parte da una corretta informazione


di Domenico Cravero

L’educazione sessuale non è una somma di spiegazioni e di consigli. L’accompagnamento educativo aiuta a prendere contatto con la realtà, perché la maturità affettiva s’incarna nel quotidiano. Genitori ed educatori trasmettono con il loro vissuto una certa visione della sessualità. Educazione alla vita e all’amore non sono argomenti a parte, ma sono il modo coerente e naturale di assumersi la responsabilità della vita.

L’educazione sessuale parte da una corretta informazione. Nominare le parti intime, parlare correttamente della loro funzione, significa già farle esistere. Nell’informazione sessuale vi assiste a volte all’eccesso del “troppo”. Dire tutto a un bambino è un’illusione, parlare ai figli secondo l’esperienza della sessualità adulta è inutile. La qualità relazionale e la coerenza affettiva degli adulti contano più delle dimostrazioni erudite. I figli interpretano la sessualità come meraviglia dal modo in cui gli adulti vivono il rispetto e l’affetto. È importante trasmettere un’informazione oggettiva e leale sul funzionamento del corpo e sulla gestione della fecondità. Essere informati correttamente rende più liberi. Sono oggi disponibili conoscenze e metodi che richiedono grande comunicazione e fedeltà.


Le conquiste alla libertà vanno "guadagnate"

L’educazione sessuale cerca poi di aprire spazi di dialogo e di riflessione attraverso l’ascolto dei vissuti, delle curiosità, delle inquietudini che nascono spontanee. Gli adolescenti si sentono aiutati e rassicurati quando sanno di poter contare su adulti competenti ma anche discreti e rispettosi. Il ruolo degli educatori però non si ferma qui. Per formare alla libertà è necessario porre dei limiti, perché l’adolescente possa confrontarsi con essi per liberarsene. Le conquiste della libertà vanno “guadagnate”. Per acconsentire veramente occorre mettersi alla prova. Non basta reclamare libertà (“Fidati di me: lasciami fare ciò che voglio”), occorre meritarla (“Se riesci fare ciò che ti chiedo, io potrà fidarmi di te”). Una sana educazione non rimuove il godimento ma cerca di conciliare la dinamica del desiderio con le esigenze del rispetto.

L’educazione sessuale deve, inoltre, accompagnare gli adolescenti ad affrontare con competenza alcune questioni che risultano centrali nell’attuale clima culturale.

Un tema che cristallizza la riflessione riguarda l’orientamento sessuale personale. Si parla di fluidità come nuova tendenza degli adolescenti, si discute dei diritti e della domanda di riconoscimento di chi ha un orientamento sessuale non conforme, ma si offrono pochi strumenti per parlare serenamente delle diverse condizioni. Siamo poco capaci di aprire un vero dibattito, senza preconcetti e senza aggressività, sulle differenti pratiche sessuali perché poco abituati a distinguere la persona dai suoi atti. Già indicare una persona come “omosessuale” è un’etichetta sconveniente. Più giusta sarebbe l’espressione: “una persona con un orientamento omosessuale”. Una persona non si riduce alle sue relazioni, né ai suoi sentimenti o attrazioni. L’insufficienza attuale delle conoscenze scientifiche e delle argomentazioni non permette di affrontare sempre, con precisione temi complessi e delicati, dove si scontrano posizioni anche estreme.


Contrastare confusione e incertezza

La sessualità umana si struttura psicologicamente a partire da tre condizioni: l’appartenenza sessuale biologica (sex); la tendenza, la preferenza, l’orientamento del desiderio sessuale (orientation); il modo in cui percepisce e vive la scelta dell’orientamento (l’identità di genere: gender). Parte della cultura della società contemporanea mette in discussione questa condizione, attraverso una doppia considerazione: distingue chiaramente il sesso (sex) dal genere (gender) e sostiene che l’identità di genere è una pura costruzione storica e sociale, affidata alla scelta e alla responsabilità di ognuno.

In un’ottica multifattoriale è possibile leggere la distinzione femminile e maschile sotto la figura della differenza, che richiama la distinzione e rimanda alla relazione. Se confusione e incertezza continuano, diventa difficile capire se stessi, dare un senso alla sessualità, avviare un progetto d’amore. Si avverte il bisogno di una nuova cultura della differenza che valorizzi la specifica umanità dei generi e le reciproche interdipendenze. La relazione matura avviene, infatti, in un ininterrotto incrocio delle identità e delle differenze: “Io, maschio, riconosco e sviluppo in te la donna che tu sei; io, donna, riconosco e sviluppo in te l’uomo che tu sei”.

Nell’accoglienza di adolescenti che chiedono consulenza capita di ascoltare drammatiche storie di abuso. Il bambino che diventa oggetto sessuale non ha strumenti psichici per accettare o rifiutare; per questo è un atto umanamente distruttivo. S’incontrano anche le tristi condizioni della violenza e della deprivazione affettive, le vicende familiari di madri invasive e di padri passivi. Queste situazioni generano spesso tendenze antisociali, insubordinazioni e protesta contro l’autorità, pesanti deficit di simbolizzazione.

L’educazione all’affettività e alla sessualità è il banco di prova dell’umanizzazione. È la corsia preferenziale per il raggiungimento dei più impegnativi compiti dello sviluppo adolescenziale: l’autostima, lo sviluppo dei talenti personale, la fiducia negli e l’espansione delle abilità sociali. E’ la palestra quotidiana per allenarsi a scoprire la propria missione e a discernere la propria missione nel mondo.

 

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