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Sceso il silenzio sul sax di Sonny Rollins, musicista e uomo originale


@Marek Lazarski - Opera propria, CC BY-SA 4.0, Wikipedia Nato per suonare il saxofono. Questo viene in mente tutte le volte che dal piatto del giradischi, da una radio, o, perché no, dalla suoneria di un telefono, si ascolta la voce inconfondibile di Sonny Rollins. Sonny Rollins ci ha lasciato ieri, 25 maggio 2026, alla veneranda età di 95 anni. A causa degli acciacchi legati all’età, si era ritirato dalle scene dal 2014. Ma il suono del suo sax tenore risuona ancora potente nelle orecchie degli appassionati di jazz. E non solo di quelli: a inizio anni ’80 Rollins collaborò con i Rolling Stones per il disco Tattoo you. Come a dire che la sua profonda musicalità stava bene con tutto.
@Marek Lazarski - Opera propria, CC BY-SA 4.0, Wikipedia Nato per suonare il saxofono. Questo viene in mente tutte le volte che dal piatto del giradischi, da una radio, o, perché no, dalla suoneria di un telefono, si ascolta la voce inconfondibile di Sonny Rollins. Sonny Rollins ci ha lasciato ieri, 25 maggio 2026, alla veneranda età di 95 anni. A causa degli acciacchi legati all’età, si era ritirato dalle scene dal 2014. Ma il suono del suo sax tenore risuona ancora potente nelle orecchie degli appassionati di jazz. E non solo di quelli: a inizio anni ’80 Rollins collaborò con i Rolling Stones per il disco Tattoo you. Come a dire che la sua profonda musicalità stava bene con tutto.

Sonny Rollins era stato precocissimo. A 19 anni suonava con J. J. Johnson e Bud Powell. I suoi riferimenti stilistici a inizio carriera erano Coleman Hawkins e Charlie Parker, come a dire qualcosa di classico e qualcosa di estremamente moderno. Elementi che lo avrebbero accompagnato per sempre insieme alla ricchezza del suono – una potenza incredibile – e all’inventiva. Un’inventiva che non era solo fantasia ma che gli derivava dalla profonda conoscenza dell’improvvisazione tematica, prassi che consiste nell’impiegare il tema base come spunto per successive variazioni. In questa tecnica Rollins eccelleva, portandola alle estreme conseguenze[1].

A neanche 27 anni pubblicò Saxophone colossus, uno dei più bei dischi che un saxofonista abbia mai realizzato. Ebbe anche il coraggio di fermarsi qualche volta. All’inizio degli anni ’60 si ritirò. Non era soddisfatto di come suonava. La musica stava cambiando e voleva meditare per rimanere all’altezza del nuovo. Si rifugiò nello studio dello strumento e trovò che il posto migliore per farlo fosse il ponte di Williamsburg, che collega Manhattan con Brooklinn, non lontano da casa sua. Non passava nessuno. In lontananza si sentivano i fischi dei battelli che solcavano l’East River. Tornò con un disco intitolato The bridge, in ricordo di quell’esperienza.

Rollins era un musicista e un uomo originale e estremamente onesto nei confronti della sua arte. La sua musica era un flusso continuo. Piena di ironia e di passione. Portando alle estreme conseguenze un’intuizione del suo maestro Coleman Hawkins[2], prese l’abitudine di suonare in completa solitudine. The solo album, registrato dal vivo a New York nel 1985, resta un capolavoro di quest’arte singolare[3].

Sonny Rollins è stato un maestro ma forse non un caposcuola. Chi lo ha studiato ne ha ricavato un atteggiamento musicale più che un insieme di cliché stilistici. Troppo personale il suo approccio. Troppo problematica la sua arte. Troppo godibile il suo suono per essere semplicemente imitato. Un grande, meraviglioso individualista, che pensava l’improvvisazione come una grande costruzione narrativa.

 

Note

[1] https://youtu.be/-QtwXvu1uGA?si=qd_IKHXRc-dOihn3 si ascolti lo splendido esempio di Blue seven.

[2] Che nel 1939 aveva inciso Picasso accompagnandosi solo con il piede https://youtu.be/ivY3DMvJjX0?si=1KG5qF28tNkxyyVK

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