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Sante Bajardi, un ricordo personale

Aggiornamento: 15 ott 2023

di Dunia Astrologo

Un altro pezzo di storia del movimento operaio, delle lotte e delle conquiste dei comunisti torinesi è volato via. Il mio ricordo di Sante Bajardi si lega alla fase delle conquiste, alla stagione felice in cui la sinistra social-comunista, vinte le elezioni amministrative del 1975 si apprestò a governare moltissime regioni e, in particolare, il Piemonte. Ero appena laureata, quell'anno, ed ebbi la fortuna di essere chiamata a lavorare in piazza Castello, dove si era insediata la nuova giunta finalmente del tutto operativa. Mi arrivarono proposte contemporaneamente da due assessorati, quello di Sante Bajardi, allora ai Trasporti e infrastrutture, e quello di Lucio Libertini, alla Programmazione economica e al mercato del lavoro. Scelsi quest’ultima, per la maggiore affinità con i miei studi, ma restai sempre in ottimi rapporti con Sante.

Quando poi, anni dopo, diventò Assessore alla Sanità mi accadde di sentirlo nominare spessissimo da mio zio, Piero Zaina, e dal suo sodale e compagno di lotte nel campo medico, Luciano Brean. Infatti i due, insieme ad altri medici e tecnici, come loro impegnati a immaginare un cambiamento radicale del modello organizzativo della sanità piemontese, lavorarono per anni a contatto di gomito con Bajardi, che fu capace di individuare le idee migliori, quelle più avanzate e funzionali, come la realizzazione ad esempio dei Dipartimenti di Emergenza e Assistenza negli ospedali, strutture destinate ad “assicurare nell'arco delle 24 ore, anche attraverso le unità specialistiche di cui è dotato l'ospedale, oltre alle funzioni di pronto soccorso, anche gli interventi diagnostico-terapeutici di emergenza medici, chirurgici, ortopedici, ostetrici e pediatrici nonché l'osservazione breve,

l'assistenza cardiologica e rianimatoria[1]”.

Negli anni Ottanta queste strutture non esistevano e si creavano per questo gravi disfunzioni tra il momento dell’accettazione di un paziente in Pronto soccorso e la sua destinazione a un reparto specifico. Ma questo è solo un esempio.

Nel corso del tempo Sante era diventato amico dei miei zii, ed era facile per me incontrarlo qualche volta a cena, o in Val d’Ayas, dove passavamo le vacanze. Quando Sante decise di allontanarsi dalla politica attiva - di cui era stato anima e mente per anni, non solo come amministratore ma anche, come ha ricordato Travaglini in un precedente scritto in memoria[2], grande elettore del PCI – non rinunciò affatto alla “vita activa”. E come avrebbe potuto, lui che dello studiare e dell’agire aveva fatto il filo rosso della sua esistenza? Così diede vita a un progetto bellissimo, quello di una struttura dedicata allo studio e alla progettazione di iniziative dedicate alla salute (non più, non solo alla Sanità) dei cittadini, intesa come diritto fondamentale, ma anche come obiettivo da perseguire da parte delle strutture preposte alla sua salvaguardia: il Cipes.

Come si legge nella presentazione “Il CIPES, Centro d’Iniziativa per la Promozione della Salute e l’Educazione Sanitaria, è un’associazione di promozione sociale fondata nel 1990 come espressione regionale dello IUHPE (International Union for Health Promotion and Education) e opera in accordo con le direttive dell’OMS e della UE per diffondere la cultura della promozione della salute nei diversi ambiti istituzionali e sociali del Piemonte.”

Per un ventennio Sante ne è stato l’anima, il promotore, l’instancabile attore: sempre pieno di idee, proposte e sempre, come sempre ha fatto da mastino qual era, capace di non mollarti se non facevi per lui e per il Centro ciò che avevi promesso di fare. Mi è capitato di lavorare con lui e per lui, per una modesta attività di comunicazione, e ho sperimentato personalmente la sua tenacia, la sua voglia di capire meccanismi a lui inconsueti, la sua determinazione a ottenere risultati. Credo che questa sia stata la cifra della sua intera esistenza, assieme ai valori introiettati nella sua lunga e compattamente coerente militanza politica.

Non sono fatta per la speranza in un mondo “altro” da questo, e quindi lo posso salutare solo promettendo di onorare per sempre, orgogliosamente, la sua memoria, di cui conserviamo oltre a quella del cuore, anche quella materiale fatta di documenti archiviati presso l’Istituto Gramsci a cui Sante volle donarli personalmente, qualche anno fa.


I funerali di Sante Bajardi si terranno martedì alle 15.30 al tempio crematorio di corso Novara




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