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PUNTURE DI SPILLO. Si invecchia aspettando... i robot

a cura di Pietro Terna


 

Nel 2058 il rapporto tra popolazione inattiva (0-14 e 65 e oltre) e potenzialmente attiva (15-64) smetterà di crescere per una quindicina d’anni – per poi riprendere a salire –, ma intanto avrà superato il 75%. Si veda nella figura[1] la linea giallo-oro che nel 2024 è ancora al di sotto del 60%. Il dato è europeo, considerando l’Italia sarebbe anche peggiore. Sento le obiezioni, mentre in Puglia scendono i leader mondiali per il G7: «non è importante, sono dati lontani e poi chissà che cosa capita»! Non sono dati lontani: nel 2058 il mio nipote più piccolo avrà 42 anni, il più grande 58. Sono vicende della mia famiglia.

«E poi chissà che cosa capita»: no, la demografia è una scienza quasi esatta. Gli attivi potenziali al 2058 sono in gran parte già nati e quelli a venire sono fissati dai modestissimi tassi di natalità presenti. Più immigrati? Certo, ma quelli che hanno vinto le elezioni domenica scorsa non sembrano essere di quell’idea. E allora? Tanti compiti dovranno essere assegnati ai robot, che stanno diventando più bravi e più amichevoli. Il loro nemico principale al momento è una nuova tempesta in borsa, per via della sopravvalutazione dei titoli tecnologici che stiamo registrando. Temi complicati che si intrecciano: proviamo a fare un po’ d’ordine.

Se le persone nelle fasce di età più favorevoli al lavoro sono sempre di meno, in assoluto e ancora più rispetto alla crescita di quelle delle altre fasce di età, siamo tutti più poveri. Diventa difficile corrispondere le pensioni a chi ha lavorato, certo, ma non è neanche il problema principale: molto più importanti quelli dell’organizzazione della scuola per i giovani, ad iniziare dagli asili nido, oppure l’assistenza e le cure per gli anziani, sino al problema della produzione dei beni necessari per la vita di tutti. I beni, merci o servizi, corrispondono principalmente al lavoro necessario per produrli direttamente o indirettamente. Nel secondo caso, costruendo le macchine da affiancare al lavoro.

Se mancano le persone mettiamo in moto i robot, non per sostituirle al fine di aumentare i profitti, ma per alleviarne il carico di lavoro, addirittura crescente se “mancano le braccia” e anche i cervelli, in questo caso da far aiutare dall’intelligenza artificiale.

L’Economist ha pubblicato la scorsa settimana tre interessantissimi articoli sul tema dei robot: Three reasons why it’s good news that robots are getting smarter;[2] Robots are suddenly getting cleverer. What’s changed?[3] The quest to build robots that look and behave like humans.[4] Dal primo articolo: «La stessa tecnologia che permette a chatbot come ChatGPT di tenere conversazioni, o a sistemi come Dall-E di creare immagini dall'aspetto realistico a partire da descrizioni testuali, può dotare i robot di tutti i tipi di un cervello molto migliorato. Di conseguenza, i robot stanno diventando più capaci, più facili da programmare e in grado di spiegare che cosa stanno facendo. OpenAI, il creatore di ChatGPT, che aveva rinunciato ai robot qualche anno fa, ha cambiato idea e ha iniziato ad assumere un nuovo gruppo di robotica. Quando viene applicata al mondo fisico, l'AI precedentemente disincarnata sembra avere un enorme potenziale».

Esattamente come i modelli linguistici di IA ci stanno sorprendendo con capacità che derivano soltanto dalla capacità di prevedere la prossima parola nel contesto di una frase, questi nuovi robot ci sorprenderanno aggiungendo a quella competenza la previsione della prossima micronazione da compiere, interagendo con dei sensori: un cervello artificiale con un corpo artificiale. I progressi scientifici che ne deriveranno coinvolgeranno certamente il cervello reale e il corpo reale. L’Europa, che rischia di essere esclusa come sistema produttivo da questa rivoluzione, deve puntare su un nuovo organismo simile al CERN,[5] dedicandolo a intelligenza e cervello, naturali e artificiali, e alla robotica, secondo il paradigma della ricerca aperta. Il nostro futuro di umanità senza padroni dipende da quello.

Intanto i padroni della finanza – quelli che “il denaro non dorme mai”, qualsiasi cosa voglia dire – stanno trasformando la vicenda dell’IA e con essa l’onda dei nuovi robot, in una gigantesca bolla della borsa, con il rischio di far impallidire quella del 2000, quando tutti acquistavano acriticamente qualsia cosa avesse a che fare con l’internet e poi è venuto giù tutto. NVIDIA[6] – già produttore di schede hardware per i video giochi, le GPU[7] (Graphics Processing Unit) – ora con gli stessi arnesi un po’ evoluti si trova a rifornire gli sviluppatori delle reti neurali artificiali che stanno alla base della attuale onda dell’intelligenza artificiale, fondata sui modelli linguistici evoluti. Mentre scrivo questo spillo c’è chi immagina la capitalizzazione di borsa di quell’azienda a 5 mila miliardi di dollari (5 seguito da 12 zero) e non gli scappa da ridere.[8] Il serissimo Wall Street Journal del 4 giugno invece titolava[9] «Le grandi aziende tecnologiche disconnettono il mercato azionario dalla realtà»! Una catastrofe in borsa rallenterà quindi il progresso dell’IA e dei robot e non sono tra quelli che ne saranno contenti.

Stiamo Aspettando Robot, ops, Aspettando Godot,[10] l’elusivo benefattore invisibile della tragedia di Samuel Beckett? Godot, afferma ogni giorno un suo giovane messaggero, verrà domani. Viviamo tempi difficili, replica il piccolo baccelliere[11] di musica che conclude gli spilli: non sappiamo se stiamo attraversando il deserto o se nel deserto ci siamo persi. Il progresso sembra essersi trasformato in una trappola neomalthusiana inversa che ha favorito la concentrazione della ricchezza. La risposta a queste criticità si traduce spesso in una rabbia cieca, il che spiega il successo di pseudo soluzioni irrazionali (premiate alle ultime elezioni). La più pericolosa di queste irrazionalità è il rifiuto dell’innovazione come strumento di benessere e di superamento delle difficoltà quotidiane.

John Zorn è uno dei musicisti più innovativi della sua generazione. Newyorkese più che americano, ha oltre cento album al suo attivo. Talento onnivoro, ha toccato tutti gli ambiti dello scibile musicale, dalla musica contemporanea al free jazz, dalla new wave al death metal. A inizio anni ‘90 realizzò Kristallnacht, una suite dedicata alla Notte dei cristalli, la furia omicida antisemita dei nazisti sul finire del 1938. Grazie a questo spunto Zorn cominciò ad esplorare la propria identità ebraica. Scrisse Masada, una raccolta di brani dalla cui esecuzione nacque un quartetto, composto da John Zorn al saxofono, Dave Douglas alla tromba, Greg Cohen al contrabbasso e Joey Baron alle percussioni. Masada rievoca la fortezza nel deserto che nel 70 dopo Cristo costituì l’ultimo baluardo di resistenza degli ebrei contro i romani. Le composizioni di Zorn per i Masada sono oltre 200. Il che sarebbe ragguardevole in sé, anche se non si considerassero tutti gli altri progetti del saxofonista. Nel 2021 Zorn ha dato vita ai New Masada, Julian Lage alla chitarra, Jorge Roeder al basso e Kenny Wollesen alla batteria, con cui ha suonato al Torino Jazz Festival poche settimane fa. Da loro proponiamo[12] Tharsir. Innovazione e sperimentazione guidano l’arte di John Zorn e possono cambiare la nostra vita.


Note

[1] La figura è tratta da https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Population_structure_and_ageing#The_share_of_elderly_people_continues_to_increase; la linea blu considera il rapporto tra persone con più di 65 anni e persone tra 15 e 64. La divisione a 15 verso il basso, invece del più consueto 19, riduce la misura di questi rapporti.

[2] Tre motivi per cui è una buona notizia che i robot siano sempre più intelligenti, https://www.economist.com/leaders/2024/06/06/three-reasons-why-its-good-news-that-robots-are-getting-smarter

[3] I robot stanno improvvisamente diventando più intelligenti. Che cosa è cambiato? https://www.economist.com/science-and-technology/2024/06/05/robots-are-suddenly-getting-cleverer-whats-changed

[4] La ricerca di robot che abbiano l'aspetto e il comportamento di un essere umano, oppure in modo meno letterale, Fare in modo che i…, https://www.economist.com/science-and-technology/2024/06/05/the-quest-to-build-robots-that-look-and-behave-like-humans 

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