PIANETA SICUREZZA. Quando i tagli al Welfare diventano un rischio per tutti
- Nicola Rossiello
- 20 nov 2025
- Tempo di lettura: 3 min
di Nicola Rossiello

La gran parte degli italiani interpreta la sicurezza con l'immagine delle forze dell'ordine o delle telecamere di lotta alla criminalità. E le istanze di sicurezza sono una priorità, soprattutto quando sono alimentate a fini elettorali. In realtà, la prospettiva va ampliata e merita una ricerca in profondità per prendere atto del fatto che la sicurezza individuale e di una comunità ha fondamenta molto più ampie, fatte di benessere sociale e inclusione. È proprio il tessuto sociale che, sfilacciandosi e perdendo coesione, crea un terreno fertile per il degrado e la microcriminalità.
Partendo dalla quarantennale esperienza nell'ambito della sicurezza pubblica, ho maturato l'idea che sia proprio la sinergia tra sicurezza reattiva, che affronta i problemi, e sicurezza preventiva, garantita dal welfare, a fare la vera differenza nella vita quotidiana. Si parla di sicurezza come priorità, ma poi le politiche di welfare, quelle che offrono effettivo sostegno ai più vulnerabili, vengono viste come una spesa da tagliare. Quando si riducono questi servizi essenziali, la fragilità individuale si trasforma in fragilità sociale, aumentando la sensazione di insicurezza e il rischio di emarginazione, elementi che precipitano nel calderone dell'insicurezza reale e percepita.
La richiesta costante e la propaganda politica puntano solo al contrasto delle diverse forme di criminalità. Invece, il bisogno è quello di realizzare un'effettiva riqualificazione dei contesti critici e degradati, soprattutto di promuovere la cultura della legalità e la lotta contro le forme di marginalità ed esclusione sociale. Per questo, garantire la sicurezza sociale attraverso l'erogazione dei diritti fondamentali è il primo passo verso una comunità coesa. Per fare un esempio concreto di come i tagli al welfare possano minare la stabilità sociale, basta prendere in esame una notizia recente riguardante la Regione Piemonte, la quale ha smesso di fornire gratuitamente le calzature ortopediche (quelle non su misura) destinate alle persone con disabilità, scaricando i costi elevati sulle famiglie. Sembra una visione peregrina e distante dal tema della sicurezza, ma non lo è. Il benessere di una persona con disabilità non è un lusso, ma un diritto fondamentale; quando un'istituzione si ritira dal garantire un supporto così essenziale, sta, di fatto, mostrando disinteresse verso i cittadini più vulnerabili. Non si tratta solo di salute o economia, ma di una vera e propria questione legata alla cittadinanza attiva e all'inclusione.
Non possiamo separare la sicurezza pubblica (quella che qualifichiamo come ordine pubblico) dalla sicurezza sociale che il welfare garantisce. Un cittadino che si sente sostenuto nelle sue necessità fondamentali, dalla salute alla casa, dal lavoro al supporto per la disabilità, è un cittadino che ripone fiducia nello Stato e nelle sue regole. Investire nel welfare significa affrontare alla radice i meccanismi che portano all'emarginazione e alla devianza. Un contesto sicuro si realizza quando non si lascia indietro nessuno, perché l'inclusione è il rimedio più potente contro il degrado e la paura. La sicurezza non è solo l'assenza di minacce, ma coesione sociale e dignità per tutti, e il welfare, lungi dall'essere un semplice onere, è la prima e più efficace politica di sicurezza. La violenza è il riflesso diretto degli squilibri sociali e non si esaurisce nella sola repressione. La sicurezza pubblica richiede un welfare solido, cultura diffusa, opportunità per tutti, senza distinzione, alla base della realizzazione di una società equa e inclusiva. Soprattutto in questo momento storico, abbiamo la necessità inderogabile di uscire dall'idea secondo cui, per risolvere le criticità sociali, serva unicamente la forza.













































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