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PUNTURE DI SPILLO. Aspettando i robot comandati dall'Intelligenza Artificiale

a cura di Pietro Terna


Scrivere di fantaeconomia può attirare consensi e aspre critiche, mi aspetto le seconde e auspico solo che nessuno chieda al direttore la mia cacciata. Che cosa accadrà quando i robot, guidati dall’intelligenza artificiale sapranno fare tutto? Ippolito Nievo – proprio quel Nievo, morto trentenne in circostanza non chiare mentre ritornava dalla Sicilia dove era andato con i Mille – nella sua Storia filosofica dei secoli futuri,[1] scritto nel 1860, immagina degli omuncoli, i nostri robot, capaci di rimpiazzare ogni attività umana, tanto invasivi da portare all’estinzione degli esseri umani per inedia. Nella mia fantaeconomia invece tutto procede benissimo e gli umani, liberati dalla schiavitù della produzione, sviluppano creatività e gioia di vivere. Chi sono mai io per confrontarmi con Nievo? Dalla mia parte stanno Keynes e Bostrom, filosofo di Oxford, che ha appena pubblicato Deep Utopia - Life and meaning in a solved world,[2] così ho preso coraggio e ho chiesto a ChatGPT come si risolvono i problemi dei prezzi e della proprietà dei beni produttivi, il vero capitale, se i robot si occupano di tutto.

Ho usato ChatGPT-4o, con “o” che sta per for omni e immagino voglia far intendere che sa fare tutto. Ho chiesto che producesse due racconti di fantaeconomia, raccontini in realtà, dopo avergli indicato di comportarsi come uno scrittore di fantascienza esperto di economia. Per il primo racconto la mia richiesta è stata: Scrivi un breve racconto in cui i robot producono tutti i beni e i prezzi diventano zero.[3]

Il chiacchierone (chat, chiacchierata) ha scelto come protagonista una scienziata[4] eroina dei video giochi, Dr. Elara Voss, cui attribuisce la scoperta di «una fonte di energia rinnovabile inesauribile» per alimentare i robot. Quale sarà il prezzo dei beni che producono?

Dal racconto: «La produzione di beni era diventata così abbondante che i prezzi avevano iniziato a scendere vertiginosamente. Inizialmente, la gente era scettica. Come poteva un'economia funzionare senza denaro? Ma con il passare del tempo, la realtà si rivelò sorprendentemente semplice. Con i costi di produzione ridotti a zero, anche i prezzi dei beni finirono per azzerarsi. Tutto era gratuito». Oh… è proprio come immagino io il futuro remoto.

E il capitalismo come convive con quei robot? Seconda richiesta: Scrivi un racconto in cui i robot producono tutti i beni e spiega di chi sono i robot. «La risposta risiedeva in una rivoluzione economica e sociale che aveva trasformato il concetto stesso di proprietà. I robot non appartenevano a individui o a corporazioni, ma a una rete globale di cooperative comunitarie. Ogni comunità, grande o piccola, aveva la propria flotta di robot, gestita democraticamente dai suoi membri. Questa struttura era stata ideata da Elara Voss, che credeva fermamente che la tecnologia dovesse servire il bene comune e non gli interessi di pochi. Le cooperative comunitarie erano collegate tra loro attraverso una rete globale chiamata "La Rete di Abbondanza", che garantiva una distribuzione equa delle risorse prodotte». Se leggete il breve racconto dall’indirizzo della nota 3 scoprite che il chiacchierone ha tenuto conto anche delle grandi corporations. Ops… così non l’avevo pensata.

Tempo fa un conoscente, avendo letto i miei sragionamenti sui prezzi futuri in un mio libro del 2019, mi aveva poco gentilmente detto che così confermavo che l’economia non è una scienza; gli avevo risposto a denti stretti che, se intendeva per scienza le pagine piene di formule, lo accontentavo subito con un altro mio libro, dello stesso anno. Era una risposta sbagliata: saper immaginare un futuro completamente nuovo, ma dotato di una coerenza interna per la produzione e i prezzi, significa che si sta applicando il metodo scientifico.[5]

Torniamo a Bostrom e al suo nuovo libro. L’Economist gli ha dedicato un articolo[6] il 9 aprile, «Che cosa faranno gli esseri umani se la tecnologia risolve tutto?» carico di scetticismo, anche ricordando il suo precedente libro – Superintelligenza – in cui sosteneva che l'umanità ha una probabilità su sei di essere spazzata via nei prossimi 100 anni a causa dello sviluppo di pericolose forme di intelligenza artificiale. Ora invece la domanda diventa: che cosa succede se l'IA funziona straordinariamente bene? In uno degli scenari di Bostrom, la tecnologia progredisce fino al punto in cui può svolgere tutto il lavoro a costo quasi zero. Il libro è di straordinario interesse e procede con ampie argomentazioni e contrasti, da risolvere all’interno di una utopia, come recita il titolo. Per la sua struttura mi ha ricordato il fantastico lavoro di Douglas Hofstadter, Gödel, Escher, Bach - Un'eterna ghirlanda brillante, traduzione italiana Adelphi 1984.

All’inizio Bostrom richiama Keynes del saggio[7] sulle «Possibilità economiche per i nostri nipoti», cioè noi anziani del 2024. Un rilancio ai miei nipoti forse è altrettanto azzardato, ma… tempo al tempo.

Problema grande: che cosa faranno le persone liberate dalla schiavitù del lavoro? Non si comporteranno come zio Paperone che nuota nell’oro o i crapuloni del quadro della cuccagna di Pieter Bruegel il Vecchio? A p.115 del suo libro Bostrom inquadra invece un divertente lungo elenco di cose da fare: inizia con i castelli di sabbia e finisce con l’assistere a una conferenza (tutto il testo è organizzato intorno alla partecipazione a una sua conferenza) e annota che la lista… continua. Hannah Arendt, nel suo libro The Human Condition, del 1958, tradotto in italiano con il titolo Vita activa. La condizione umana, nel 1964 per i tipi di Bompiani (raccogliendo limitata attenzione all’epoca in Italia), riflette sul ruolo del lavoro nella società, anticipandone con assoluta chiarezza il cambiamento. Straordinario il ragionamento:

La libertà dal lavoro in se stessa non è nuova; un tempo era uno dei privilegi più radicati di pochi individui. E da questo punto di vista può sembrare che il progresso scientifico e l’evoluzione della tecnica siano stati impiegati solo per conseguire ciò che tutte le generazioni passate avevano sognato senza poterlo realizzare. Tuttavia è così solo in apparenza. L’età moderna ha comportato anche una glorificazione teoretica del lavoro, e di fatto è sfociata in una trasformazione dell’intera società in una società di lavoro. La realizzazione del desiderio, però, come avviene nelle fiabe, giunge al momento in cui può essere solo una delusione.

ChatGPT, che attinge all'immenso patrimonio di legami tra parole contenuto nelle pagine che gli hanno fatto digerire, scrive nel primo raccontino che, nonostante la preoccupazione della maggioranza, «Elara, però, aveva fiducia nell'umanità. Credeva che, liberati dalla necessità di lavorare per vivere, gli esseri umani avrebbero trovato nuovi modi per esprimere il loro potenziale. E aveva ragione. Le persone iniziarono a esplorare nuovi orizzonti, a risolvere problemi che prima sembravano insormontabili». Questo concetto non l’ha prodotto ChatGPT, l’ha trovato immerso tra le parole che tutti noi scriviamo.

Sun Ra

Help, baccelliere di musica, aiutaci! Eccomi: possiamo cercare una chiave per immaginare le utopie del futuro nell’IA. Oppure chiederla agli artisti. Alcuni si presentano come profeti. Come Sun Ra. Compositore, pianista, bandleader, ma anche filosofo e imbonitore, era nato con il nome di Herman Poole Blount nel 1914 a Birmingham, Alabama. Obiettore di coscienza e renitente alla leva durante la seconda guerra mondiale, nel 1952 assunse lo pseudonimo Sun Ra, con evidente riferimento al dio del sole dell’antico Egitto. Formò una big band e la chiamò Arkestra, il cui nome alludeva alla barca del dio egizio Ra ma anche all’arca dell’alleanza. La sua musica era un caleidoscopio di stili, influenzata dallo swing degli anni Trenta, ma aperta ad influenze successive (dal bebop angolare di Thelonious Monk all’avanguardia di Cecil Taylor). Fu fra i primi a sperimentare i suoni elettronici e divenne un pioniere dell’impiego del sintetizzatore. Raccontava di essere stato rapito dagli alieni, che lo avevano portato su Saturno affidandogli il compito di parlare al mondo attraverso la musica. Al mondo parlò davvero, portando in giro una formazione che era una specie di comunità. Sapeva comunicare e molto lo apprezzarono gli hippie degli anni sessanta. Continuò ad avere successo nei decenni successivi. Sun Ra se ne è andato nel 1996. La sua Arkestra continua l’attività. Per anni lo ha fatto sotto la guida del saxofonista Marshall Allen. Allen ha compiuto 100 anni il 25 maggio. Ha rinunciato ad andare in tournée con la band ma non a suonare nella sua città, Philadelphia, dove terrà un concerto il prossimo 13 giugno. Ascoltiamo la Sun Ra Arkestra in una performance del 2014 in occasione del centenario della nascita di Sun Ra, Space is the place, un classico del suo repertorio. Allen, all'epoca appena novantenne, si esibisce in un icastico assolo di sax alto.


Note

[3] Il testo integrale delle risposte sta a https://terna.to.it/fantaeconomia.pdf 

[7] Suggerisco questa recensione del libro, dedicato al saggio di Keynes, dell’ex governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco: https://www.repubblica.it/cultura/2021/09/22/news/lettera_di_sir_keynes_a_noi_nipoti-318964334/ 

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1 Comment


Ottimo spillo. Converge con le nostre uto-potesi, e quindi mi induce a trovare il libro in questione. E a riascoltare Sun-Ra. Grazie Pietro e grazie al tuo misterioso consulente musicale

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