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"Politiche socio-sanitarie in Piemonte: Cirio non vi ha mai creduto"

Riceviamo e pubblichiamo sul cruciale tema dell'assistenza sociale l'intervento della consigliera regionale del Piemonte Monica Canalis.


Il Piemonte, insieme alla Liguria, all’Umbria e al Friuli Venezia Giulia, è una delle regioni più anziane d’Italia, che a sua volta è il secondo Paese più anziano del mondo, dopo il Giappone. E’ chiaro che questa struttura demografica avrebbe dovuto accelerare negli ultimi anni una profonda riforma della programmazione sociosanitaria regionale, ma così non è stato, se non parzialmente. Se al numero sempre più elevato di over 65 piemontesi si aggiungono l’inflazione, il caro mutui, il caro energia e le maggiori povertà materiali ed educative della popolazione (disagio psichico post pandemico, disgregazione familiare, disagio giovanile, inadeguatezza genitoriale, solitudine, aumento del numero di minori stranieri non accompagnati…), si comprende facilmente come mai le politiche sociosanitarie regionali siano sotto stress.

I piemontesi sono sempre più anziani, poveri, fragili e soli e questo richiederebbe non tagli alla spesa pubblica, ma un serio investimento sul sociale e sulla sanità, in collaborazione con gli Enti di Terzo Settore, per mettere in sicurezza la tenuta sociale della nostra comunità.


Le scelte del governo Meloni

Al contrario che cosa accade? Guardiamo le politiche del governo Meloni. In primis, ha bruscamente cancellato il reddito di cittadinanza, lasciando senza supporto le famiglie senza figli minorenni e gli over 50 disoccupati. Persone dunque rimaste senza nulla, che si rivolgono ai comuni e agli enti caritativi per ricevere aiuto. A stretto giro di posta ha azzerato il fondo nazionale per la morosità incolpevole ed il fondo di sostegno alla locazione e ha ridotto il fondo sanitario nazionale, da cui derivano le assunzioni degli operatori sanitari e il finanziamento delle liste d’attesa per visite ed esami. A dispetto dei continui annunci non ha ridotto le accise sui carburanti, mentre ha rimodulato l’utilizzo dei fondi europei del PNRR, con una conseguente riduzione, anche in Piemonte, del numero di case di comunità (poli territoriali per medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, infermieri di comunità, specialisti ed assistenti sociali). Ultimo, ma non meno importante dei mancati interventi, non ha affrontato il grande tema dei bassi salari.


L'orientamento della Giunta regionale

Dal generale ci spostiamo al particolare per osservare le politiche della giunta regionale Cirio in materia di assistenza. Il primo elemento che colpisce in in negativo è rappresentato dai fondi regionali lasciati invariati per i 47 Enti gestori delle funzioni socio assistenziali piemontesi (EEGG). Ricordo che sono gli enti che gestiscono le politiche sociali (anziani, minori, disabilità, povertà) per conto delle amministrazioni comunali. Questo, nonostante l’aumento delle prestazioni conseguenti all’incremento della povertà e del disagio e nonostante l’aumento delle spese per l’inflazione e la presenza di nuovi vincoli finanziari imposti dalla Regione a seguito della legge Allontanamento zero.

Secondo. Tramite la legge regionale 17/2022 (Allontanamento zero) ha vincolato 20 sui 44 milioni di euro regionali annui destinati agli EEGG, alla prevenzione degli allontanamenti dei minori dalla famiglia d’origine, anche in quei territori ad alta densità di anziani e con un numero ridotto di minori. Strano? Singolare? O semplice superficialità politica dal momento che i 20 milioni sono vincolati alla prevenzione degli allontanamenti e non ai minori in generale. Quindi gli EEGG non possono più spendere liberamente i fondi regionali, in base ai bisogni specifici del loro territorio, ma devono privilegiare i minori in famiglia rispetto agli anziani, ai minori già allontanati e in affido, ai disabili e ai poveri. Morale: questi nuovi vincoli finanziari ed operativi possono complicare l’attuazione delle politiche sociosanitarie.


L'aumento delle tariffe

L'orizzonte politico sull'assistenza sociale si è poi scolorito con l'aumento tariffario delle rette in Rsa (che ospitano più di 36.000 piemontesi per lo più non autosufficienti), senza una concertazione con i comuni. Comuni che sono stati ulteriormente penalizzati dal nuovo regolamento Isee regionale che impedisce l’utilizzo dell’indennità di accompagnamento per pagare la quota sociale della retta in Rsa, in carico a utenti e comuni, con notevole aggravio finanziario a carico dei comuni. Inoltre, non potenziando una rete di servizi che metta in contatto l’ospedale, il territorio e le residenzialità in modo fluido. La prima e immediata conseguenza non poteva che essere l'allungamento delle liste d’attesa per progetti residenziali e domiciliari dedicati a persone non autosufficienti (anziane o disabili) e il modello di cura (minutaggi, integrazione sociosanitaria, integrazione territoriale, aggiornamento degli standard di cura, caratteristiche del personale…) che non è stato rivisto. Senza dimenticare che se non si potenzia la medicina di territorio, a monte degli ospedali (per evitare il ricovero ospedaliero, tranne nei casi gravi) e anche a valle (per riuscire a dimettere i pazienti dall’ospedale dopo la fase di acuzie), i Pronto soccorso e i reparti ospedalieri tendono a collassare.


Coesione sociale a rischio

Conclusione: il combinato disposto tra i tagli e i ritardi nazionali del governo Meloni e le misure regionali rischia di far saltare le politiche sociosanitarie in Piemonte. In ultima analisi, si sottolineano due fenomeni preoccupanti:

1.     Il trasferimento della responsabilità sulle politiche per anziani e persone povere o con disabilità dalla Regione ai Comuni (si vedano gli interventi sulle tariffe in RSA e i mancati interventi a favore degli EEGG).

2.     La sostituzione della spesa storica regionale, sociale e sanitaria, con temporanei fondi europei sociali (Fondo Sociale Europeo - FSE). Due esempi: la misura Scelta Sociale per persone non autosufficienti (90 milioni di euro del FSE, validi solo nel 2023 e 2024) e la misura sulla genitorialità positiva per sostenere l’adeguatezza genitoriale (42 milioni di euro del FSE, validi solo nel 2024, 2025 e 2026).

In particolare, è preoccupante la decisione della Giunta Cirio di spostare la competenza delle Rsa e delle cure domiciliari per persone non autosufficienti verso l'ambito sociale, diminuendo la responsabilità in capo alla sanità e quindi in capo ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) giuridicamente esigibili.

Un altro "fiero" colpo alla coesione sociale senza cui però non c’è crescita, perché non c’è sviluppo senza davvero fiero contrasto alla povertà e alla solitudine.


Monica Canalis

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