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ORIZZONTI D'EUROPA

L’accordo contestato sulla nuova governance economica

 

di Mercedes Bresso

 

Lunghe discussioni la settimana scorsa al gruppo S&D sul risultato dell’accordo al trilogo fra Parlamento e Consiglio sulla revisione della governance economica, con una parte di noi favorevole a votare l’accordo in plenaria e una parte che, pur riconoscendo i buoni risultati raggiunti dal nostro gruppo di negoziatori, ha paura che, proprio perché meno duro delle norme approvate a Maastricht, l’accordo finisca per essere una trappola per i paesi più indebitati. Ricordo che il Consiglio, anche con l’accordo del nostro governo, aveva approvato un testo nettamente peggiore di quello uscito dai negoziati con il Parlamento, che è  riuscito ad includervi una sorta di mini golden rule e una clausola “sociale”.


La discussione non è terminata

Tuttavia molti noi hanno sottolineato i rischi per i paesi più in difficoltà di trovarsi a discutere con la Commissione un piano che li obbligherebbe comunque a ridurre ogni anno dello 0,5% o dell’1% il loro debito contraendo così drasticamente le disponibilità per gli investimenti che sono indispensabili per la transizione ecologica e digitale, per il sociale e per la difesa europea. Ad oggi la discussione non è finita, abbiamo ascoltato le diverse posizioni e stiamo riflettendo: ad esempio io ho proposto di votare l’accordo solo se la Commissione prende un formale impegno a presentare un piano di investimenti strategici sul modello del Next Generation UE, finanziato da tutta l’Unione, in modo da evitare l’aumento delle divergenze fra gli Stati membri provocato dalla carenza di investimenti nei più indebitati. Ma com’è strutturato il nuovo patto uscito dall’accordo? Provo a farne una sintesi per permettere ai lettori di valutare essi stessi.

I piani strutturali di bilancio a medio termine (nazionali) sono al centro del nuovo quadro di pianificazione a 4 o 5 anni. Gli Stati Membri dovranno definire in essi i loro obiettivi di bilancio, gli investimenti prioritari e le riforme e misure per ridurre gli squilibri macroeconomici durante il “periodo di adeguamento “ durante il quale il livello del debito deve essere messo su un percorso discendente. Il periodo può essere prolungato fino a 7 anni , sotto determinate condizioni.

Per quelli il cui debito supera il 60% del PIL ( noi siamo a 150%) o con un disavanzo superiore al 3% ( anche su questo noi siamo superiori) la Commissione proporrà un “traiettoria di riferimento” , basata su una analisi di sostenibilità del debito, che sarà la base per il dialogo con gli Stati. I piani nazionali saranno valutati dalla Commissione e approvati dal Consiglio. Qui si vede il rischio di una sorta di processi ai paesi meno virtuosi.

La nuova procedura andrebbe in vigore dal 2025, sulla base dei piani presentati entro la fine del 2024.

 

Regole e miglioramenti

 

Parametri di riferimento numerici e salvaguardie

  • salvaguardia della sostenibilità del debito


La traiettoria di riferimento deve garantire che il rapporto debito pubblico /PIL diminuisca di almeno 1 punto percentuale del PIL se il debito supera il 90%e di 0,5 se il debito è compreso fra il 60% e il 90%.

Però non si applica per gli Stati sottoposti alla procedura per i disavanzi eccessivi.

 

Salvaguardia per la resilienza al disavanzo

La traiettoria di riferimento deve garantire che l’aggiustamento di bilancio continui fino a raggiungere un disavanzo del 1,5% ( invece del 3% previsto dal trattato).

 

Clausola di non backloading

La traiettoria di riferimento garantisce che lo sforzo di aggiustamento sia di norma lineare e continuo.

 

Come si vede le nuove regole, come concordate dal Consiglio, sono piuttosto ardue da rispettare per un paese come il nostro.

 

 E vediamo adesso i miglioramenti ottenuti dal Parlamento.

 

Cofinanziamenti esclusi dalla spesa netta, senza massimale

( vengono esclusi dal computo i cofinanziamenti di tutti i fondi europei.)

 Inoltre gli Stati Membri possono avere un percorso di spesa netta più elevato se dispongono di argomenti solidi per spiegare la differenza.

 

Criteri flessibili e migliori per estendere il periodo di aggiustamento da 4 a 7 anni:

  • le condizioni per l’estensione possono essere considerate nel loro complesso.

  • Un’estensione comprende una riduzione più graduale del debito.

  • L’estensione riduce anche il fabbisogno annuo di riduzione del saldo primario strutturale verso il margine del 1,5%

  • Possibilità di clausole di salvaguardia nazionali per tenere conto di eventi esogeni imprevedibili ( crisi  che richiedono misure anti cicliche).


Vengono anche lasciate aperte le possibilità di un futuro strumento comune di finanziamento ( come Sure o NGEU).

 

I piani nazionali devono contenere informazioni sul fabbisogno di Investimenti Pubblici e devono essere allineati alle priorità dell’Unione

  • transizione verde digitale e equa

  • Resilienza sociale ed economica compreso il pilastro dei diritti sociali

  • Sicurezza energetica

  • Potenziamento delle capacità di difesa


La Commissione dovrà inoltre tenere conto nella valutazione dei piani nazionali degli investimenti e riforme per le priorità dell’Unione per una proroga del periodo di adeguamento concesso allo  Stato Membro. Questi impegni sono un fattore rilevante da considerare per prevenire una procedura per disavanzo eccessivo.

 Vengono inoltre introdotti nell’architettura  della governance i rischi per la convergenza sociale e deve quindi essere presentato un quadro di convergenza sociale.

Nel semestre europeo dovranno specificamente essere considerate anche le politiche sociali.

 Da ultimo sono introdotte regole di trasparenza e di controllo da parte di Consiglio e Parlamento.

 

Come si valuta il nuovo accordo con le modifiche introdotte dal Parlamento?

 Come credo appare evidente dalla descrizione molto sintetica che ho fatto dell’impianto generale del nuovo patto di stabilità, il rischio per gli Stati indebitati è quello di potersi trovare di fronte a veri e propri processi, d’altra parte la riduzione del debito è un imperativo verso le future generazioni e per la stabilità dell’Euro, è quindi molto difficile valutare se questa complessa procedura sia adatta per raggiungere l’obiettivo di ridurre gli indebitamenti senza bloccare gli investimenti assolutamente necessari per  un percorso di crescita sostenibile dell’Unione e dei singoli paesi.

Credo che solo un massiccio piano di investimenti europei potrebbe costituire il punto di equilibrio. È su questo che dovrebbero concentrarsi anche i governi e il Consiglio Europeo.

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