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Omicidio Sacko: oltre il limite di guardia Razzismo e odio avvelenano la società

di Francesco Piobbichi*


A Taranto l'omicidio di Sacko Bakari è di stampo razzista. Lui, 35 anni, era rientrato dal Mali un mese fa o poco più e viveva a Taranto dal 2022 con regolare permesso di soggiorno. Le cronache raccontano che dalla chiusura del ristorante in cui lavorava aveva cercato un'occupazione stabile, dignitosa, nel frattempo manteneva le sue due mogli, entrambe in attesa, con il salario di bracciante occasionale. Chi lo ha ucciso, e gli inquirenti si sono immediatamente orientati verso la delinquenza giovanile, ha 15 anni ed ha confessato. Era insieme ad altre quattro persone, tre minori e un maggiorenne di 20 anni. Le autorità competenti hanno disposto il fermo con l'accusa di omicidio aggravato per futili motivi.

Ma noi tutti sappiamo, e non possiamo negarlo, che l'omicidio di Sacko è l'effetto di un razzismo di stato che rende la violenza contro i migranti un elemento costituente della nostra società. Certo è un agito che supera la sua normalità, ma ne è figlio. È figlio delle leggi sulla frontiera, della ghettizzazione, dei Cpr, delle campagne politiche violente contro i migranti. Non sono degli psicopatici questi minorenni che aggredivano i migranti ma i figli allevati con l'odio da una società che vede il migrante come un bersaglio, un problema di cui liberarsi. L'omicidio di Taranto ne è l'esempio, non solo perché Sacko è stato ucciso perché migrante, ma anche perché è stato cacciato dal bar dentro al quale si era rifugiato e rigettato nelle mani dei suoi aggressori senza ottenere aiuto. In questi giorni altri giovani di formazioni di estrema destra sono stati denunciati per violenze contro i migranti in varie città del nostro paese, a conferma che il fatto di sangue a Taranto altro non è che l'effetto di un clima di razzismo diffuso che sta superando il limite di guardia anche per uno stato che finanzia chi spara contro chi salva le vite in mare.

Non dobbiamo cedere a questo modello di società, ma per resistergli non serve manifestare soltanto. Serve costruire processi di riscatto e di emancipazione dei nostri fratelli e sorelle migranti giorno per giorno.


*Operatore con il progetto Mediterranean Hope

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