top of page

Per passione non solo musica e parole...

Aggiornamento: 13 mag

Maggio: è tempo dell'anestetizzante Eurovision, quest'anno a Vienna

a cura del Baccelliere

Maggio è il mese delle rose. La rosa è “dei poeti il fiore”, come dice Guccini. Tuttavia a maggio, proprio questa settimana, si tiene l’Eurovision song contest, una manifestazione decisamente meno poetica. Quest’anno, settantesima edizione, cadremo nelle braccia dell’impero, a Vienna, fra torte Sacher e ruote del Prater a sottolinearne la vetusta modernità. Stasera, 12 maggio, andrà in scena la prima semifinale, giovedì la seconda, sabato la finale.

L’Eurovision ha molto seguito anche se non è stato sempre così. Ci sono stati anzi periodi in cui l’eco mediatica era molto ridotta, ma da qualche anno le cose vanno diversamente. Sarà perché in una delle prime edizioni post Covid hanno vinto - anzi hanno trionfato - i Måneskin. Sarà perché da qualche parte bisogna pur far rifiorire lo spirito tifoso che ci attanaglia e che ormai nello sport principe, il calcio, almeno per noi italiani trova poche soddisfazioni.

Per spiegare la fenomenologia delle gare musicali servirebbe un Umberto Eco. Organizziamo questa specie di Champion’s League del (bel)canto. E ci intruppiamo, a cominciare dalla televisione continuando con quei nuovi strumenti di sedazione collettiva che fanno capo ai social network. Una manifestazione, questa, nella quale si canta rigorosamente sulle basi, privilegiando aspetti formali, come il look, i balletti e altre evitabili esteriorità. Però siamo a maggio e, non diciamo le rose che sono assai difficili da far crescere, ma qualcosa di meglio ci meriteremmo. Che so, qualche concerto all’aperto, in queste sere fresche, magari prestando un po’ di attenzione alle perturbazioni.

Musica suonata, da sentire e da vedere. Fiati che danno forma all’aria. Mani che scorrono sulle tastiere degli strumenti. Tutto per instaurare un rapporto fra l’artista e il pubblico. Serate dalle quali si torna vincitori, non perché si sia trionfato in una competizione che non ha ragione di esistere, ma perché alla fine si è colto il senso profondo della partecipazione. Quel che rimane dopo che si è spenta l’ultima vibrazione.

Ma in fondo l’Eurofestival, come e più del nostrano Festival di Sanremo - che di qualche anno lo ha preceduto, è una metafora del circo mediatico-esistenziale nel quale viviamo. Il pop europeo, kitsch e carico di luoghi comuni, rappresenta una sorta di confessionale a cielo aperto, dal quale emerge un grande e insopprimibile senso di alienazione.

Nel 2017, i Baustelle, band italiana dai raffinati e post moderni accenni alternativi, nel disco L’amore e la violenza trasformò l’Eurofestival nel simbolo di una società anestetizzata, nella quale guerre, crisi economica e terrorismo, non impediscono di continuare a guardare lo show, e chiederci “cosa andrà di moda”[1]. Uno spettacolo confuso di ideologie e consumi, intrattenimento e decadenza.


Note

[1] Eurofestival  https://youtu.be/QRk8HB3LGtUsi=Bz7fcBHFwusuIAqz https://youtu.be/QRk8HB3LGtU?si=Bz7fcBHFwusuIAqz

Post recenti

Mostra tutti
SETTIMANA FINANZIARIA. In orbita... Space X

a cura di Stefano E. Rossi Venerdì 12 giugno è il giorno della quotazione di Space X, il gioiellino della tecnologia aerospaziale. L’arrivo in borsa della sua ultima società incorona Elon Musk uomo

 
 
 

Commenti


L'associazione

Montagne

Approfondisci la 

nostra storia

#laportadivetro

Posts Archive

ISCRIVITI
ALLA
NEWSLETTER

Thanks for submitting!

Nel rispetto dell'obbligo di informativa per enti senza scopo di lucro e imprese, relativo ai contributi pubblici di valore complessivo pari o superiore a 10.000,00, l'Associazione la Porta di Vetro APS dichiara di avere ricevuto nell’anno 2024 dal Consiglio Regionale del Piemonte un'erogazione-contributo pari a 13mila euro per la realizzazione della Mostra Fotografica "Ivo Saglietti - Lo sguardo nomade", ospitata presso il Museo del Risorgimento.

© 2022 by La Porta di Vetro

Proudly created by Steeme Comunication snc

LOGO STEEME COMUNICATION.PNG
bottom of page