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La storia di Teresa Mattei, la più giovane delle Madri Costituenti

In scena stasera all'Unione Culturale Franco Antonicelli di Torino


La sua è una storia di antifascismo e di coraggio nella temperie della guerra partigiana che prosegue fino alla Costituente. Ed è, il suo, un viaggio straordinario nell'Italia del dopoguerra che stasera alle 21, all'Unione Culturale Franco Antonicelli, in via Cesare Battisti 4b a Torino, viene portata in scena da Alessia Donadio, su testo e regia di Monica Luccisano.

"Il discorso di Chicchi, Teresa Mattei alla Costituente", titolo del lavoro teatrale, è il risultato di un progetto nato per l’80° anniversario del voto alle donne ed intreccia memoria, teatro e giovani generazioni: un percorso laboratoriale che culmina nella visione dello spettacolo dedicato appunto Teresa Mattei, la più giovane delle Madri Costituenti.


Lei ha appena 25 anni quando viene eletta nel 1946 alla Costituente, una delle nove del Pci. A volerla espressamente è stato Palmiro Togliatti, il leader del partito. E al Migliore, che subisce con discrezione il fascino di questa giovane, ma già temprata militante, non si può dire di no. Ma Teresa non è solo la più giovane dei costituenti, ma è una dei più noti. E lo è anche con il suo nome di battaglia, Chicchi, assunto durante la guerra partigiana, a Firenze. Noto è l'antifascismo della sua famiglia e, soprattutto, ad essere circondato da un alone di grande rispetto è il destino riservato al fratello Gianfranco, morto a Roma nel 1944 in una cella di via Tasso, famigerato luogo nazifascista di torture e violenze, suicida per non rivelare le identità dei compagni di lotta, dopo avere lasciato una commovente lettera d'addio ai genitori.

Lei è Teresita, chiamata così in onore della nonna materna, Mattei, ma per tutti è Teresa. A lei si deve il fiore della mimosa, fiore più povero e diffuso nelle campagne italiane, come simbolo dell'8 marzo, giornata dedicata alle donne, scelto in alternativa alle violette.

A Teresa Mattei, scomparsa nel 2013 all'età di 92 anni, è legato soprattutto l'impegno, a partire dagli anni Sessanta, in difesa dell'infanzia e le sue intuizioni di successo sul cinema fatto dai bambini, esperienza pilota in Italia che affascinò registi ed anche psicologici, in cui gli "attori in erba" venivano incoraggiati all’utilizzo di mezzi tecnici per consentire loro di trasferire emozioni, esprimere sentimenti e stati d’animo, come è stato scritto da Patrizia Pacini, biografa di Teresa Mattei.




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