Non solo Italia... viaggio nell'Europa insolita e misteriosa
- Ivano Barbiero
- 27 giu 2025
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 5 lug 2025
In Provenza, da Manosque all'incantevole borgo Isle-sur-la-Sorgue (seconda parte)
di Ivano Barbiero

Prosegue il viaggio in Provenza che si è iniziato da Torino via Briançon, Embrun, e proseguendo per il Lago di Serre-Ponçon, Gap, Sisteron: 380 chilometri, quattro ore e più per arrivare a Valensole e poi a Moustiers-Sainte-Marie e da lì alle famose Gole del Verdon (in francese Gorges du Verdon).[1]
Oggi, terzo giorno sul suo taccuino di annotazioni e curiosità, il nostro infaticabile viaggiatore ci porta in nuovi e caratteristici paesini della regione francese, (ri)partendo da Manosque, patria del celebre scrittore Jean Giono.
Terzo giorno, altri 95 chilometri di distanza, con destinazione Manosque, altra tipica cittadina della Provenza, affascinante, immersa nella natura e ricca di storia. È una meta perfetta per chi cerca tranquillità, autenticità e il fascino rurale del sud della Francia. Le sue origini risalgono all'antichità, con tracce di insediamenti romani e medievali. Il centro storico è caratterizzato da stradine strette, case in pietra, porte fortificate (come la Porte Saunerie e la Porte Soubeyran) e piazze vivaci. Ci sono numerose chiese antiche, tra cui la chiesa di Saint-Sauveur, elegante connubio tra arte romanica e gotica, situata in una piazza ombreggiata impreziosita da una caratteristica fontana con cigni. Edificata tra la fine del XII e il XIV secolo, fu consacrata nel 1372 dal vescovo Ranulphe de Gorse, nipote del papa Innocenzo VI. È classificata come monument historique dal luglio 1975. Il campanile in ferro battuto è uno dei più raffinati in Provenza, realizzato nel 1725 da Guillaume Bounard di Valensole, senza alcuna saldatura; fu installato nel 1869 dopo il crollo del precedente per il terremoto del 1708. All’interno spicca un antico organo Meyssonnier del 1625, restaurato più volte (1663, 1815, 2006). Presente anche un austero portale gotico con timpano, oggi privo di statue.
Altrettanto importante e di origini antiche la chiesa di Notre-Dame de Romigier. Il sito era frequentato sin dal I–III secolo dopo Cristo. La prima chiesa dedicata a "Notre Dame" risale al V secolo, eretta sopra un antico tempio pagano a Cybele. Distrutta dalle incursioni saracene attorno al 900, l’edificio viene ricostruito intorno al 974 con il nome di Romigier, dal provenzale “roumi” (pruniere, rovo). Diverse le trasformazioni con la navata centrale che è stata rifatta dopo il terremoto dcl 1708. Il coro, la parte più antica, conserva un tipico stile romanico, con abside semicircolare.

Il portale rinascimentale è stato decorato nel XVI secolo con monogramma “AM”, (Ave Maria). All’interno c’è anche un sarcòfago-paleo‑cristiano, usato come altare (“Anastasis”), databile IV–V secolo e decorato con i dodici apostoli e simboli della resurrezione. Altro tesoro è la Vierge Noire, statua lignea policroma del X secolo, ritrovata nel sarcofago sotto un rovo da un contadino, venerata come protettrice delle partorienti e contro i neonati morti.
In questo periodo all’interno della chiesa si trovano molti cheval-jupon. Siamo infatti nell’imminenza della Sagra di Manosque che unisce giostre, mercatini, musica e, soprattutto, famiglie e bambini grazie a elementi folklorici come il cheval‑jupon (nella foto di copertina). Questa usanza, tipica della Provenza, permette ai più piccoli di trasformarsi in cavallini festosi e colorati, portando il cuore della tradizione antica nel mondo della festa moderna. I “cavallini” sono realizzati e decorati da volontari o artigiani locali, permettendo ai più piccoli di essere protagonisti e portare allegria nelle vie cittadine.

La città è situata ai piedi del Parco Naturale Regionale del Luberon, una zona ricca di colline, campi di lavanda e vigneti. È la città natale dello scrittore Jean Giono, profondamente legato ai paesaggi e alla cultura provenzale, autore del racconto allegorico “L’uomo che piantava gli alberi”, conosciuto anche come “La storia di Elzéard Bouffier”. Sempre in questa cittadina c’è la sede della famosa azienda “L’Occitane en Provence”, produttrice di cosmetici naturali. È possibile visitare la loro fabbrica-museo. Ogni settimana si tiene un mercato provenzale, con prodotti locali come formaggi, olive, miele, erbe aromatiche e, ovviamente, lavanda. La città è viva, ma tranquilla, con caffè, botteghe artigiane e un ritmo di vita rilassato. Il clima è tipicamente mediterraneo: estati calde e secche, inverni miti e soleggiati.
Particolarmente suggestiva, nella Promenade Aubert Millot, la scultura in bronzo, alta quasi due metri e intitolata “Le Froid” (“Il freddo”), creata nel 1901 da Paul Roger-Bloche, scultore e medaglista francese. L’opera raffigura una coppia di anziani stretti l’uno accanto all’altro in un abbraccio protettivo; evoca un momento di intimità e accudimento reciproco, laddove la donna cerca il calore dell’uomo. Sul piano locale la statua ha assunto valore simbolico come scena quotidiana vissuta dai passanti ed è ammirata per la sua delicatezza umana.
Spostiamoci a Riez, 35 chilometri di distanza, 45 minuti di auto da guidare con prudenza per le numerose curve. Qui, in Place du Quinconce e dintorni si svolge il mercato nelle mattine del mercoledì e del sabato e in estate ogni giovedì sera. Rispetto ad altri luoghi è molto meno turistico e più autentico con oltre 50 banchi di frutta, verdura, formaggi, salumi, fiori, artigianato, abbigliamento e c’è pure un piccolo mercatino delle pulci a ridosso. A quattrocento metri di distanza, in un grande prato per metà adibito a parcheggio, ci sono quattro colonne monolitiche di granito con capitelli corinzi risalenti al I secolo dopo Cristo. Sono i resti di un tempio romano presumibilmente dedicato ad Apollo e classificate monumenti storici dal 1840.

Da visitare anche il battistero paleo-cristiano del V secolo, uno dei più antichi della Provenza, con colonne antiche a circondare la vasca battesimale. Bella anche la Fontaine de la Colonne, antica fonte medievale menzionata dal 1412, anch’essa monumento storico dal 1921. Protetta come monumento storico anche la Porte Saint‑Sébastien, una delle vestigia delle mura medievali. Da ammirare anche la Cattedrale di Notre‑Dame‑de‑l’Assomption, edificio tardo medievale (inizio XV–XVI sec.), con facciata e interno ricchi di opere, organo del 1847, dipinti, sculture e stalli in noce.

L'Isle-sur-la-Sorgue è un incantevole borgo situato nel dipartimento di Vaucluse, nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra, a 113 chilometri di distanza e poco più di un’ora di viaggio. Merita di sicuro il viaggio perché viene spesso chiamata “la Venezia della Provenza” per via dei suoi numerosi canali, ruote idrauliche e ponti che attraversano il centro storico, creando un'atmosfera romantica e unica. L’appellativo deriva da diversi elementi: presenza dell’acqua ovunque. La cittadina è costruita su diversi bracci del fiume Sorgue, che nasce pochi chilometri a monte dalla spettacolare sorgente la Fontaine-de-Vaucluse. I canali attraversano tutto il centro, creando un paesaggio urbano d’acqua simile a Venezia, ma in miniatura. Vi sono numerose ruote a pale (più di una decina), alcune ancora funzionanti, decorano il fiume: testimonianza dell’antica vocazione artigianale e molitoria della città.

Ricoperte spesso di muschio, queste ruote aggiungono fascino e senso storico al paesaggio. Piccoli ponti in pietra e in ferro permettono di attraversare i canali, in un centro storico intimo e pedonale. Le vie acciottolate, i riflessi dell’acqua e le terrazze dei bistrot sul fiume creano un’atmosfera da cartolina. È una delle capitali francesi dell’antiquariato, con decine di negozi permanenti e mercatini settimanali e stagionali. Ogni anno, ospita grandi fiere internazionali di antiquariato (Pasqua e Ferragosto), che attirano visitatori da tutta Europa. Gallerie d’arte, botteghe di artisti e antiquari rendono il paese molto vivace dal punto di vista culturale. Museo come il Campredon Centre d’Art ospitano mostre temporanee di artisti contemporanei e storici. Il mercato domenicale è uno dei più belli e tipici della Provenza con prodotti locali, lavanda, formaggi, vini, spezie e artigianato. In definitiva è un luogo romantico, ideale per passeggiate lungo l’acqua, vivace, ma mai caotico, elegante, senza essere snob.
(2 - Continua)
Note













































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