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Non rinunciamo a Babbo Natale nel giorno di San Nicola

di Guido Tallone

La mamma è stata molto chiara e gentile nel domandarmi un favore: “Mio figlio Marco (nome di fantasia), di otto anni, è in crisi e mi chiede aiuto. Non vuole rinunciare a credere a Babbo Natale, ma molti suoi compagni continuano a dirgli che quel personaggio non esiste (e aggiungono: “sono i genitori che portano i doni”). Dice di non credere al Babbo Natale che vola sopra i camini per infilare i doni dalla canna fumaria. Ma è confuso. E alla poesia del vero Babbo Natale non vorrebbe rinunciare.

Considerato che domani, 6 dicembre, è san Nicola, saresti così gentile da aiutarmi a gestire i dubbi di mio figlio? E visto che vi conoscete, hai voglia di scrivergli due righe?

Non so come ringraziarti.


Carissimo Marco, ho saputo da tua mamma che ti stai ponendo delle domande (intelligenti) su Babbo Natale. Del tipo: “Ma Babbo Natale esiste davvero? E se c’è realmente, perché alcuni miei compagni di classe dicono che lui è un personaggio della fantasia e che sono i genitori a portare i doni ai bambini?

Hai detto a tua mamma che non credi alla renna che vola e che non credi al Babbo Natale con il faccione rotondo che si vede tutte le sere nelle pubblicità della televisione e dentro le gallerie dei supermercati. Ma le hai anche detto che tu non vuoi rinunciare al bello che Babbo Natale ha significato per te.

Proviamo a fare un po’ di ordine. E cominciamo con il dire che il Babbo Natale che guida il carro trainato dalla famosa renna volante e carico di regali, non esiste.

Quel Babbo Natale vestito con gli stessi colori di una nota corporation che produce una altrettanto notissima bevanda è stato inventato, in America, per fare pubblicità. L’idea l’hanno presa da un postino con quel simpatico faccione che guidava un carro per portare la posta. Hanno cercato un uomo simile a lui, lo hanno vestito con i colori del prodotto in bottiglia e in lattina e lo hanno messo alla guida di un calesse simile a quello della posta per fargli portare, in dono, la famosa bevanda.

Dopo qualche anno la carrozza è diventata una slitta guidata da una renna volante per rendere bella e simpatica l’immagine, ma il tutto è sempre stato realizzato come pubblicità: per invogliare le persone a comprare la bevanda.

Per cui hanno ragione i tuoi compagni: il Babbo Natale vestito di rosso e bianco che porta i regali volando sopra i tetti delle case, non esiste. Dentro di te, però, Babbo Natale è molto di più di una pubblicità. È una presenza che dona e che insegna a donare. È un amico a cui puoi chiedere e con il quale puoi parlare e scrivere. Ed è, soprattutto, motivo di attesa e di gioia. Emozioni e sentimenti collegati al vero Babbo Natale, quello che si chiama san Nicola e che ha insegnato, praticato e proposto la regola del dono per tutti, senza farsi riconoscere e senza mai giudicare chi lo riceve.

Parole difficili? Prova a seguirmi. San Nicola, conosciuto anche come Santa Claus, è una persona realmente esistita di cui sappiamo poche, ma fondamentali cose:

- che è nato attorno al 270 dopo Cristo in un paese che oggi si trova in Grecia;

- che qualche anno dopo la nascita si è trasferito nell’Asia Minore, l’attuale Turchia;

- che era cristiano e che è diventato vescovo attorno all’anno 300;

- morto attorno al 340.

Di lui si sa, però, che era buonissimo e molto generoso. Al punto che quando venne a conoscenza di un ricco vicino di casa caduto in disgrazia e che stava pensando a vendere le sue tre figlie per pagare i suoi debiti, si commosse così profondamente da decidere di voler aiutare quelle ragazze e quel papà disperato. E decise di aiutarli in segreto: sfruttando il buio della notte.

Mentre tutti dormivano, a notte fonda gettò un primo sacchetto di monete d’oro nel cortile di quella famiglia. Prova ad immaginare, caro Marco, la gioia e lo stupore di quel papà quando, al mattino, trova quel denaro del tutto inatteso e così prezioso per saldare parte dei suoi debiti.

Dopo quella notte Nicola continua. E per altre due volte gettò oltre il muro di quella casa altri due sacchetti di monete d’oro. E così quel papà riuscì a salvare le sue figlie da compratori senza scrupoli.

Non sappiamo se quel povero babbo ha mai scoperto il suo benefattore. Siamo sicuri, però, che lui – Nicola – con quel gesto notturno ha inventato il “dono anonimo”: il regalo fatto senza chiedere nulla in cambio e che lascia liberi.

Vedi, caro Marco, il vero Babbo Natale è lo spirito di san Nicola che ci insegna a donare senza mai legare a sé chi riceve il dono. Ormai lo hai capito, caro Marco: senza ricevere doni, non si cresce bene. Per questo sono importantissimi i doni di mamma, papà, parenti e amici tutti. Ma sono importanti anche i doni di chi non ti conosce, di chi non vive con te e di chi ti vuole bene solo perché esisti, perché ci sei e perché con la sola presenza rendi più bello il nostro mondo.

È questo lo stile di San Nicola (il vero Babbo Natale): ti consegna i suoi doni durante la notte e non aspetta il tuo risveglio. Prosegue il suo cammino e va oltre la tua cosa. Come fare per ringraziarlo? Da grande fa come lui: quando fai un dono, cerca di non legare l’altro a te e se non lo conosci, vieni via prima che lui debba ringraziarti. E soprattutto impara a vedere chi ha bisogno di te e – tutte le volte che puoi – aiutalo.

Può sembrare un discorso strano e un po’ contorto. Ricordati però che a volte, alcuni doni, sono “avvelenati”. Proprio come la mela di Biancaneve: che viene donata, ma per farle del male e perché chi la dona è carica di gelosia e di invidia.

Lo vedrai crescendo: alcuni regali vengono fatti per legare a sé l’altro; per comprare affetto o favori; per farsi vedere o perché obbligati e nella speranza di ottenere vantaggi. Sono i regali di chi non vuole bene e sono doni “avvelenati” perché non fanno bene: a chi li riceve, ma nemmeno a chi li consegna.

I doni più belli sono invece quelli fatti da chi con quel regalo ci vuole solo abbracciare e dire che ci vuole bene senza nulla chiederci in cambio. I doni belli sono quelli di chi ci consegna affetto senza però volerci cambiare o giudicare. Sono doni “veri” perché non ti mangiano la libertà e perché questi doni – accanto a quelli delle persone care che ti vogliono bene – ci insegnano prima ad amare, poi a perdonare e, infine, a donare con la stessa libertà di san Nicola.

San Nicola ha sempre ragionato così. E si sta facendo aiutare da tutti coloro che credono nella bellezza del dono libero (genitori, nonni, parenti, amici, etc.) perché sa molto bene che siamo fatti per donare e che ricevere doni veri è il solo modo per diventare buoni, generosi e capaci di amare.

Grazie Marco per la tua bella domanda. Non lo dimenticare mai: sono le domande che ci fanno crescere. Le risposte possono anche essere sbagliate. Ma le domande mai.

Grazie per l’attenzione … buon Natale




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