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Le religioni e la guerra: la solitudine di Papa Francesco

di Luca Rolandi|

Il tema della guerra in Ucraina ha risvolti non solo per la tragedia in se: un popolo aggredito gli ucraini da un invasore, la Russia di Putin, con tutto il corollario di morte, distruzione e aberrazione che la violenza cieca di ogni conflitto contempla. C’è anche la dimensione religiosa o meglio la sua strumentalizzazione a preoccupare non poco il mondo. Perché i fondamentalismi sono presenti in tutte le religioni e il sovvertire il messaggio di pace, salvezza e fratellanza di un Dio che è presente nel mondo, diventa la clava per giustificare ogni nefandezza. È stato così per l’intera storia della civiltà umana e ancora oggi sembra riemergere questo aspetto luciferino. Lo scontro di idee e prospettive tra il primate della chiesa ortodossa russa Kirill che invoca la guerra santa per giustificare Putin e, all’opposto l’atteggiamento di pace e la sua perseverante ricerca di papa Francesco sono gli estremi di un mondo che dentro le contraddizioni e le divisioni delle chiese che si richiamano a Cristo riemergono prepotentemente nel dibattito pubblico. “L’ora che stiamo vivendo ci lascia sgomenti perché è attraversata dalle forze del male”, afferma Francesco citando l’enciclica Fratelli tutti, “gli avvenimenti atroci e penosi a cui stiamo assistendo ormai da troppi giorni ci confermano che la guerra è un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male”. Poi lancia un nuovo appello: “Possano i governanti, specialmente quanti si appellano ai sacri principi della religione, ascoltare la Parola di Dio che afferma: Io ho progetti di pace e non di sventura”. E Bergoglio prosegue in un messaggio inviato ai partecipanti del Pellegrinaggio interreligioso di solidarietà con il popolo ucraino, iniziato in Romania lo scorso 10 aprile “La sofferenza arrecata a tante persone deboli e indifese; i numerosi civili massacrati e le giovani vittime innocenti; la fuga disperata di donne e bambini… Tutto ciò scuote le nostre coscienze e ci obbliga a non tacere, a non rimanere indifferenti di fronte alla violenza di Caino e al grido di Abele ma ad alzare la nostra voce con forza per chiedere, in nome di Dio, la fine di tali azioni abominevoli”. Le parole del Papa argentino sembrano essere voce nel deserto perché è indubbio che esista da sempre un rapporto controverso tra le religioni e la guerra. Esiste un “pensiero religioso” sulla guerra? O più precisamente: quale è la concezione della guerra nel pensiero religioso? Perché indubbiamente le grandi religioni universali di redenzione non hanno potuto, né voluto, ignorare le questioni ed i problemi che la guerra poneva al loro messaggio di salvezza. E spesso hanno risposto a questo problema nei termini – per anticipare una possibile ipotesi di lettura – di una assunzione della guerra stessa nel proprio messaggio di salvezza. Facendo cioè della guerra uno strumento (ad un tempo doloroso e necessario) di affermazione e di diffusione della propria via di salvezza. Come dire? – una subordinazione della vita umana alla più ampia missione redentrice religiosa, la cui affermazione andava oltre le singole esistenze umane. Forse nasce da qui l’idea della guerra santa, un paradosso che oggi offende la sensibilità contemporanea ma che trovava ampio consenso nella mentalità di numerose culture dell’antichità ma anche della modernità e contemporaneità.

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