Le prime cento candeline de "Il Presente e la Storia"

di Michele Ruggiero



Cento numeri, mezzo secolo di vita: un traguardo importante per la rivista semestrale dell'Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Cuneo "D.L. Bianco", segno di una continuità intellettuale e culturale che rischia di diventare un'anomalia in questo mondo "usa e getta", in cui il consumismo tende a divorare insieme con le coscienze, anche l'analisi profonda e faticosa dello studio a favore di "pensieri" di poche decine di battute, spazi inclusi, spacciati per "intuizioni" miracolose. Ma non abbastanza "miracolose" da non essere sostituite il giorno successivo con altre dal significato diametralmente opposto... Mala tempora currunt


E non si può che condividere l'incipit di Michele Calandri (direttore dell'Istituto fino al 2018), direttore della rivista affiancato nella condirezione da Alessandra Demichelis, che nell'articolo di apertura del 100° numero - Anno dopo anno. Cronache di un Istituto storico: 1964-2021 - esprime pubblicamente, quasi con tenerezza, un moto di sincera incredulità "[...] pensando al quel 1972, direttore Arturo Oreggia, segretaria Gloria Tarditi, presidente Lorenzo Burzio, aver così trasformato un timido dattiloscritto tirato al ciclostile, forma A4, in cui si elencavano le riunioni del Consiglio d'amministrazione, ancor più quelle del Comitato tecnico consultivo", che tracciavano l'attività dell'Istituto storico della Resistenza della provincia di Cuneo, fondato il 14 aprile 1964 con decreto prefettizio, oggi diretto dal professor Gigi Garelli.



Testo importante quello di Michele Calandri, circa 70 pagine, meno di un quarto delle foliazione della rivista, che trasferisce sul lettore le emozioni di un lungo viaggio iniziatosi appunto in quel martedì del 14 aprile del 1964. Lo stesso giorno che per una singolare coincidenza - scoperta del tutto casuale sfogliando i quotidiani del giorno dopo - si assisteva a Bonn, all'epoca capitale della Repubblica Federale tedesca, all'ennesima farsa dei militari agli ordini di Führer chiamati a spiegare le violenze commesse in Italia durante la Seconda guerra mondiale. Metaforicamente, sul banco degli imputati, quel giorno sedeva l'ispettore generale della Bundeswehr, il generale Heinz Trettner, accusato delle distruzioni della Wermacht in Olanda, e dall'8 settembre 1943 anche in Italia, in particolare a Firenze. Ma l'alto ufficiale si rifugiava nella formula autoassolutoria adottata da tutti i criminali nazisti: "nessuna responsabilità giuridica per quei drammatici eventi", "braccio ma non mente", colpevole soltanto d'obbedienza, come ogni ufficiale e soldato della Germania hitleriana.


Invece, da quel 14 aprile 1964, quasi a respingere idealmente e concretamente le frasi di uno dei tanti generali asserviti a Hitler, il viaggio dell'Istituto della Resistenza di Cuneo è andato nella direzione opposta, puntando la prua alla ricerca delle responsabilità nazifasciste, accendendo i riflettori su un passato che per gli italiani è diventato (e deve rimanere) una gigantesca memoria al servizio della democrazia.

Nel numero 100 della rivista, quel viaggio riporta e contestualizza le numerose e coraggiose iniziative in nome dell'antifascismo e della guerra di Liberazione e i convegni sugli episodi cruciali della Seconda guerra mondiale e della guerra d'aggressione scatenata dal regime fascista fino al dramma collettivo delle Forze Armate italiane dell'8 settembre 1943 promossi dall'Istituto.


Momenti di riflessione dietro ai quali scorrono come titoli di coda nomi e personaggi, alcuni purtroppo dimenticati, altri più noti sul piano locale, altri ancora indimenticabili da Nuto Revelli, al quale l'Istituto il 5 e 6 ottobre del 2019 dedicò un convegno poco prima della chiusura delle attività pubbliche a causa della Covid-19, a Lidia Beccaria Rolfi e Guido Quazza, da Norberto Bobbio a Mario Giovana.


La rivista è completata dai saggi, in ordine, di Claudio Dellavalle, Gianluca Cinelli, Marco Ruzzi, Alessandra De Micheles, Carlo Busi, Livio Berardo, Vincenzo Santangelo, Fabio Milazzo, Adriana Mancinelli e Mario Renosio.

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