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LA POSTA DELLA PORTA DI VETRO. Telecamere nelle città? Non sono il male assoluto, ma una forte deterrenza

Aggiornamento: 29 apr


Sull'articolo di Nicola Rossiello (in https://www.laportadivetro.com/post/pianeta-sicurezza-la-trappola-della-videosorveglianza-come-il-viminale-usa-i-comuni) riceviamo da Antonio Nicolosi, Segretario generale di UNARMA (Associazione sindacale Carabinieri).


Non lo dovrei dire io da sindacalista dei carabinieri, ma per onestà intellettuale sono costretto a ricordare che l’Italia ha il numero maggiore di uomini dediti alla sicurezza di ogni altro paese d’Europa. Premesso ciò, rispetto a quanto ha affermato Nicola Rossiello nella rubrica Osservatorio sicurezza, affermazione non di uno qualunque, ma di chi è al vertice del sindacato di polizia Silp-Cgil Piemonte, continuo a credere che le telecamere e i sistemi di videosorveglianza restino una forma di deterrenza oggi più che mai utile per contrastare quel fenomeno sempre più rilevante nelle grandi città di extracomunitari dediti a reati predatori, nonché a risse continue per colpa (anche) di assunzione di sostanze stupefacenti e di alcol. Morale: non è pensabile piazzare un uomo delle forze dell’ordine in ogni via della città.

Dopodiché occorre fare un collettivo esame di coscienza che metta d'accordo la richiesta di presidio e controllo del territorio all'allarme che ne scaturisce per la militarizzazione del territorio stesso. Il primo implica, infatti, la percezione del secondo, è quasi inevitabile. Così come è necessario domandarsi perché pur con una diminuzione dei reati la percezione di insicurezza è aumentata. Non è una domanda da poco. Anzi. In certi quartieri di grandi città, le persone, soprattutto anziani, escono di casa con riluttante per la presenza di stranieri che delinquono.

Ora non voglio entrare nel campo della sociologia, né apparire come appartenente ad una parte politica, perché discutere di questi argomenti ti marchia e alla fine di ogni discorso è più semplice marchiare che discutere scevri da condizionamenti ideologici, anziché vedere la realtà: bivacchi, sporcizia, illuminazione insufficiente, risse con coltelli, oggetti contundenti, finanche machete. A questo punto, i sindaci devono prendere delle decisioni. O seguire il tifo della "squadra" che rappresentano, oppure spendere risorse sulla sicurezza, perché la sicurezza non può avere casacche ideologiche.

Conclusione. Il baricentro del confronto non può essere declinato sul numero di uomini a tutela della sicurezza, ma sulla politica dell'accoglienza che è maturata nei decenni. Purtroppo oggi non si può più tornare indietro.

Non dico che bisogna rassegnarsi, ma che bisogna remare tutti verso la stessa meta, cioè studiare insieme forme democraticamente sostenibili per la sicurezza dei nostri cittadini, soprattutto quelli più fragili, giovani e donne.

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