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La lezione di Fenoglio, nel centenario della nascita

di Antonella Calzavara|


Primogenito di tre figli, Giuseppe Fenoglio, detto Beppe, nacque ad Alba il 1° marzo del 1922. Morì a Torino il 18 febbraio del 1963 . Chiamato alle armi alla Scuola ufficiali, all’8 settembre del 1943, si ritrovò nello sbandamento generale dell’Esercito italiano. Dopo varie peripezie nel ritorno a casa, all’inizio del 1944 si aggregò alle formazioni partigiane che si erano costituite nelle Langhe. Un’esperienza da cui attinse quella che viene considerato il suo migliore romanzo (pubblicato postumo) Il partigiano Johnny. Nel centenario della nascita, partiamo per un viaggio nella memoria di uno degli scrittori più amati e letti in Italia con questo primo articolo di Antonella Calzavara, docente di lettere.

Scrittore appartato, allergico alla mondanità letteraria, raffinatissimo cesellatore della lingua, antiretorico di natura e non per sovrastrutture ideologiche, Beppe Fenoglio è, per giudizio di molti lettori e critici, uno dei più grandi scrittori del Novecento.Eppure, la sua fortuna in vita – una breve vita, stroncata a poco più di quarant’anni dalla malattia – fu limitata e conobbe alcuni inciampi; e la sua fortuna postuma, legata anche alla scoperta di tesori inediti che in parte costituiscono ancora oggi un enigma per gli studiosi, non è stata lineare. Scrittore da riscoprire

Infatti, nonostante la consacrazione che ne fece Italo Calvino nella Prefazione all’edizione del 1964 del Sentiero dei nidi di ragno (“E fu il più solitario di tutti che riuscì a fare il romanzo che tutti avevamo sognato, quando nessuno più se l’aspettava, Beppe Fenoglio […] Il libro che la nostra generazione voleva fare, adesso c’è…”) alludendo al lungo racconto Una questione privata, l’ingresso di Fenoglio nel canone è stato accidentato, e ancora oggi i manuali dei Licei, cassa di risonanza di tale ingresso, non sempre assegnano allo scrittore di Alba uno spazio adeguato alla sua grandezza e alla sua novità.

Al di là della complessità di uno scrittore tanto originale, irriducibile a poche righe, proviamo comunque a raccontarlo attraverso tre aggettivi. Scrittore atipico

Il primo è senz’altro atipico. Fenoglio è scrittore di due grandi temi: la Langa e la Resistenza. Non è stato l’unico a trattarli, evidentemente. Ma nessuno quanto lui ne ha fatto emergere i lati oscuri: si è tenuto lontano dalla mitizzazione e dalla ritualizzazione della violenza della campagna, e lo ha fatto con uno stile scabro, asciutto; e altrettanto distante è apparso dalla retorica celebrativa resistenziale – e questo a lungo non gli è stato perdonato – e non certo per dissacrare la lotta partigiana, di cui Beppe – che ne è stato protagonista – racconta anche l’eroismo (si pensi al compianto del giovane Tarzan), ma per demistificare, in nome della verità. E qui il linguaggio si fa corposo, aspro, epico. Scrittore enigmatico

Il secondo aggettivo è enigmatico, e si addice soprattutto a due romanzi del côté resistenziale: di Una questione privata ci si interroga ancora sul finale (che significa il verbo crollò: Milton muore? Oppure si salva?); ma è soprattutto il “libro grosso” a generare fermento filologico: tre edizioni del Partigiano Johnny e ora Il libro di Johnny per le cure di Gabriele Pedullà per cercare con acribìa di investigare l’opera-mondo di Fenoglio, ri-ordinarla, trovare un filo.

Scrittore postumo

E in ultimo, postumo: perché quasi tutta la sua opera è apparsa dopo, e proprio per questo ci lascia ancora sospesi, ammirati e – talvolta – desiderosi di risposte che non potremo ricevere. Il centenario della nascita può essere quindi una straordinaria occasione per rileggerlo e riscoprirlo, lontano da etichette (lo stesso Calvino, chiudendolo nella gabbia del Neorealismo, ne offrì una interpretazione parziale) e da stereotipi; e l’adesione entusiastica alle prime iniziative coordinate dal Centro studi di Alba che porta il suo nome e che ha sede nell’edificio che ospitò la casa della famiglia e la macelleria del padre, lascia intendere che questo percorso di riscoperta sia già in atto.

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