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L'OPINIONE DELL'ESPERTO. Ucraina dimenticata, un caso?

di Michele Corrado*

Con l’attenzione dedicata alla questione israelo-palestinese il conflitto ucraino è di fatto scomparso dai nostri mezzi di comunicazione. Eppure è qualcosa di fondamentale importanza per noi europei occidentali, molto più di quanto riusciamo a percepire. Attualmente Ucraina e Russia si trovano in un momento di svolta del conflitto avendo compreso che i costi non possono continuare ad essere sostenibili secondo il ciclo di operazioni fin qui seguito; a meno di un ulteriore sforzo complessivo che non pare essere in programma.

Esemplificando, le risorse sono al limite (in particolare la liquidità finanziaria), ed un ulteriore periodo svolto con la stessa intensità fin qui espressa pare essere impossibile. Pertanto, si stanno prospettando le condizioni di un negoziato concreto.

La situazione sul campo ha decretato che, essendo terminata la contro-offensiva ucraina con risultanze molto modeste, e non avendo le Forze russe capacità offensive su larga scala (di avanzare dalle attuali posizioni e conquistare parti significative di territorio ucraino), non resta che prendere atto dell’impossibilità di una ulteriore evoluzione di tale situazione. Con la stagione invernale tutto diventa più difficile e quindi oneroso (per mezzi e truppe) svolgere cicli di operazioni che possano portare a risultati decisivi.

Si aprono quindi scenari diversificati in attesa di poter, eventualmente, riprendere le operazioni sul terreno. In particolare per gli ucraini, privati del supporto occidentale, non vi sarebbero possibilità di sopravvivenza ed in tempi brevissimi il probabile collasso dell’intera struttura statale diverrebbe reale.

Da parte russa, visti i risultati conseguiti in territorio ucraino e l’impossibilità, almeno nel breve periodo, di poter incrementare ulteriormente le conquiste territoriali, si aprono le prospettive per un consolidamento della situazione attuale.

Ovviamente, nessuno dei contendenti può accettare quanto espresso sul campo, ma in queste situazioni non vi è alternativa, dovendo anche constatare un certa “stanchezza” da parte ucraina. Per quanto ci riguarda, dobbiamo rassegnarci a prendere atto che al momento non è possibile che lo stato di cose delineato da oltre venti mesi di guerra possa cambiare.

Considerato insoddisfacente quanto raggiunto, l’Ucraina ha comunque bisogno di una pausa per riorganizzare, potenziare e definire realisticamente i suoi obiettivi in funzione delle sue possibilità, non dei suoi desiderata. Sarà crudele e scontato ribadirlo, ma in questo contesto Kiev può continuare ad esistere solo fino a quando noi la finanziamo.

Diversa la posizione russa che, da una parte può confermare la conquista di rilevanti territori ucraini, ma deve constatare l’impossibilità e l’incapacità di essere riuscita a schiacciare l’insignificante potenza militare di un Paese come l’Ucraina. Deve inoltre prendere atto che notevoli risorse, in particolare umane, sono andate perdute a favore di insufficienti risultati sul campo. E con le elezioni alle porte, in Russia si dovrebbe votare per le presidenziali il prossimo 18 marzo, Putin non sembra disponibile a intaccare il proprio slogan "Orgoglio. Speranza. Fiducia".

Le risultanze di questi mesi di guerra ad “alta intensità”, che erano stati accuratamente riposti nei cassetti negli ultimi trenta anni (almeno in ambito occidentale), stanno dimostrando che se si vuole essere credibili e sicuri a livello internazionale è necessario disporre di Forze Armate pronte a combattere e competitive per risorse e capacità. E in attesa di un mondo migliore, che tutti ci auspichiamo, la realtà ci manda segnali severi: per sostenere gli scenari internazionali si deve investire (e molto) in apparati di difesa efficienti e tecnologicamente avanzati. Cosa di cui l'Europa nel suo complesso dovrebbe (dovrà, se non vuole rimanere subalterna e a rimorchio degli Stati Uniti) prendere in seria considerazione attraverso l'unica strada percorribile, di cui si discute a Bruxelles: la costruzione di una politica estera e di difesa comune.



* Col. in Ausiliaria Esercito Italiano


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