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L'Autonomia differenziata tra propaganda e bisogni (reali) del Paese

Aggiornamento: 4 feb 2023


di Alessandro Bizjak

Come ampiamente previsto, al termine di una problematica gestazione, l’autonomia differenziata è atterrata in Consiglio dei Ministri alla vigilia del voto regionale (12 e 13 febbraio in Lombardia e Lazio). Ad urne chiuse si potrà verificare se questo primo passaggio avrà determinato qualche vantaggio elettorale alla Lega, specialmente nel suo feudo di nascita, la Lombardia. L’iter legislativo infatti si presenta lungo e tortuoso, peraltro con il Parlamento relegato ad un ruolo assolutamente marginale rispetto al processo decisionale.

Il Disegno di Legge costituirà comunque un significativo banco di prova: per misurare la compattezza della maggioranza da un lato e sull’altro versante per l’opposizione, che dovrà necessariamente provare a ridurre l’attuale frammentazione e contemporaneamente esercitare il massimo di capacità di mobilitazione critica esterna al Palazzo, su un tema non certamente considerato ad oggi, prioritario per i cittadini.


Scuola e sanità, fattori di unità non di divisione

Occorre evidenziare che la modifica del Titolo V della Costituzione venne introdotta dal centrosinistra, come risposta equilibrata alle istanze di quegli anni sinteticamente riassumibili nello slogan - che ebbe anche episodi eversivi e frasi antisociali, non lo si dimentichi - “indipendenza della Padania”. Nessun pregiudizio aprioristico dunque nei confronti di un percorso istituzionale evolutivo iniziato da tempo, finalizzato al miglioramento di efficienza ed efficacia dell’Ente Regione, piuttosto la sottolineatura forte ed intransigente che senza meccanismi perequativi certi e definiti si rischia davvero di accentuare divisioni e diseguaglianze nel Paese.

Materie come la scuola e la sanità non possono essere oggetto di trattative separate fra Governo e Regioni, devono continuare a mantenere il loro profilo nazionale ed universalistico. Come è possibile immaginare per esempio, nell’attuale temperie internazionale che il tema dell’energia possa essere gestito a livello regionale. Non a caso, molte sono le incognite che si profilano all’orizzonte a partire dalla questione centrale dalla determinazione dei LEP ( livelli essenziali di assistenza), come ha ricordato Anna Paschero nel suo articolo [1], affidati ad una cabina di regia e successivamente fissati mediante Dpcm, senza neppure un passaggio nel Governo. Solamente dopo la definizione di fabbisogni e costi standard si potrà attivare la procedura per il trasferimento di competenze.


La lezione di David Sassoli

A questo punto la domanda sorge spontanea. Con quali risorse, in particolare per i territori svantaggiati ? Più che una riforma ci troviamo di fronte ad un manifesto politico di quasi impossibile attuazione, frutto di compromessi e mediazioni all’interno del centrodestra, dove convivono con fatica visioni quasi agli antipodi.

Ancor peggiore sarebbe una specie di “spezzatino”, cioè una applicazione parziale e differenziata appunto, con l’evidente rischio di ritrovarci con venti Regioni a statuto speciale. David Sassoli, presidente del Parlamento europeo, prematuramente scomparso l'11 gennaio 2022, ci ha ricordato che “la lezione che ci offre la pandemia non potrà farci tornare al punto di partenza. Sarebbe un errore, uno spreco di energie e non avremmo la possibilità di affrontare le sfide future. Siamo chiamati a costruire una politica europea della salute, radicando competenze precise in materia nelle istituzioni dell’Unione Europea".

La stessa frase potrebbe essere pronunciata con riferimento all’economia, alla difesa, all’immigrazione. Il nostro futuro è in una Europa più forte, non in una Italia più debole.


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