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L'Autonomia differenziata alla prova della Salute/2

di Emanuele Davide Ruffino e Roberto Carignano


La riforma dell'Autonomia differenziata afferma di voler velocizzare la fruizione dei servizi sanitari, cioè di offrire ai cittadini tempi ragionevoli e senza peripezie o acrobazie per soddisfare le necessità legate alla salute. Tuttavia sarebbe opportuno definire quali sono le strutture per predisporre servizi appropriati e dove dislocarli. Se è inequivocabile che non si può pretendere d’installare una TAC in ogni condominio, si pone il problema di razionalizzare la distribuzione delle attrezzature sanitarie, specie quelle costose o particolarmente costose che richiedono grande competenze professionali. Si tratta di concentrare e di mettere in rete le esperienze nella cura di determinate patologie, in modo da accrescere il know how. Un ragionamento che porta, in alcuni casi a superare i confini campanilistici della regione, ma finanche delle nazioni. Diversi sono i progetti comunitari volti a catalizzare le risorse per accelerare le ricerche ed è noto come alcuni centri rappresentano a livello mondiale poli unici di riferimento.


La riforma nella pratica locale

Se si vuole rendere operativo qualsivoglia processo di riforma non si può prescindere dalle conoscenze elaborate dalle scienze corologiche che dovrebbero aiutare a sviluppare scelte più rispondenti alle esigenze dei cittadini, in quanto sono direttamente volte ad individuare e attuare una distribuzione razionale su un determinato territorio degli elementi strutturali (ospedali e poliambulatori in primis). Il problema non si pone solo a livello regionale: osservare i flussi migratori, anche solo all’interno delle metropoli, è un'esigenza non secondaria. Torino, per esempio, presenta una concentrazione di ospedali in un’area limitata (mentre quasi metà città gravita sull'ospedale San Giovanni Bosco, zona nord) obbligando a significativi spostamenti i cittadini anche per i servizi di base che invece dovrebbero presentare un alto livello di capillarità.

La programmazione sanitaria non è però un modello astratto, da ricondurre ad un legge di riforma, ma deve costantemente confrontarsi con le variabili da cui è influenzata che, a sua volta, è in grado di condizionare la qualità della vita, la ricchezza complessiva, il livello occupazionale, il reddito medio, stili di vita e altre variabili socio-culturali. L’attuare un'allocazione ottimale delle risorse da investire in questo settore, risponde all’esigenza di razionalizzazione gestionale volta ad offrire un servizio più accessibile e più confacente alle reali necessità di una popolazione (uno strumento operativo di visione e di crescita complessiva della società). Non si dimentichi che in molte città italiane, l’attività più consistente, in termini di fatturato e di personale impiegato, è rappresentato dalle struttura sanitarie.


Sfruttare al meglio le opportunità logistiche

Bisogna inoltre considerare che nella civiltà occidentale, la disponibilità di mezzi di trasporto permette lo spostamento rapido di un paziente verso il più vicino ospedale o, viceversa, la telemedicina e l'invio di strutture sanitarie mobili verso il paziente. Esempi operativi sono offerti dall'organizzazione sanitaria approntata in nazioni di grande dimensioni, ma scarsamente abitate, come certe aree del Canada o dell'Australia, dove mezzi sanitari mobili sono organizzati per spostarsi utilizzando al massimo le potenzialità disponibili. Si possono cioè realizzare sistemi fortemente integrati, capaci di sfruttare le opportunità logistiche utilizzando in modo appropriato i servizi.

I LEP si pongono l’obiettivo di ridurre i fenomeni di “turismo sanitario” sempre più frequenti che coinvolgono un numero sempre più elevato di persone sempre più persone. Tuttavia uno Stato libero non può impedire ai suoi cittadini di muoversi, né tra le regioni, né all’interno dell’Unione Europea. Compito imprescindibile dello Stato e, domani, dei servizi sanitari regionali, rimane però quello monitorare che non si realizzino forme di abuso, approfittando della lunghezza delle liste di attesa o la ricerca di cure miracolose con cui si può attrarre in modo fraudolento i pazienti.



La precedente puntata

https://www.laportadivetro.com/post/l-autonomia-differenziata-alla-prova-della-salute-1e



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