L’appello di Leone XIV per riprendere sentieri di Pace
- Luca Rolandi
- 2 mar
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di Luca Rolandi

Certo la voce di Francesco era più tonante e la sua eco maggiore, ma Leone XIV si espone in modo chiaro e netto. I venti di guerra che stanno soffiando in Iran e in tutto il Medio Oriente, dove si vivono si susseguono “ore drammatiche”, suscitano “profonda preoccupazione”. Il Papa invita le parti coinvolte ad agire con “responsabilità”. E lo con afferma con una visione profetica di ciò che gli stessi attori, in primis Trump, dicono di volere e potere fare: una guerra ad oltranza. Ed ecco che dal balcone di piazza San Pietro, il pontefice esorta i grandi della terra ad evitare che si arrivi ad uno scenario devastante, abbandonando quindi le armi e la violenza e minacce per lasciare spazio al dialogo e alla diplomazia, e guardando anche al bene futuro delle popolazioni.
Da sabato, l’attacco degli Usa e Israele all’Iran pare aprire ad una vera e propria terza guerra del Golfo, la più indecifrabile e pericolosa. Prevost ha coraggiosamente lanciato il suo grido di allarme e dolore per le vittime chiedendo agli eserciti e ai politici che ordinano gli attacchi bellici di fermarsi. Il Santo Padre segue gli eventi bellici non solo per ragioni puramente spirituali. La Chiesa Cattolica nutre grande inquietudine per la sorte delle minoranze cristiane della regione, e ambisce a svolgere un ruolo politico attivo di moderazione nella risoluzione dei conflitti nell'area.
"La stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi, che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile" ha aggiunto ieri all'Angelis il Pontefice, esprimendo la necessità per le parti di "assumere la responsabilità morale di fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile". E ancora Papa Leone XIV ha voluto ribadire che “La guerra, di nuovo! Anche noi dobbiamo essere annunciatori del messaggio di pace, la pace di Gesù, la pace che Dio vuole per tutti. Allora bisogna pregare molto per la pace e cercare come vivere l’unità e come rifiutare sempre quella tentazione di far male all’altro. La violenza non è mai la scelta giusta. E dobbiamo scegliere sempre il bene”. “Aspettavamo una parola del Papa, una parola potente”, la parola di chi “conosce la nostra situazione e dunque capisce anche che questi problemi non possono essere risolti con la violenza, ma con il dialogo e con la diplomazia”.
Una posizione ribadita anche nell'edizione odierna dell'Osservatore Romano, che sottolinea con estrema preoccupazione l'escalation in Medio Oriente scatenato dall'attacco di Stati Uniti e Israele sull'Iran e dalla risposta della Repubblica islamica che si è allargata al martoriato Libano con la fine del cessate il fuoco che durava dal novembre tra Hezbollah e Tel Aviv.
Il vescovo Aldo Berardi, vicario apostolico dell’Arabia settentrionale, con giurisdizione su 4 Paesi del Golfo Persico: Bahrein, Kuwait, Qatar e Arabia Saudita, si fa portavoce dei sentimenti dei fedeli cattolici del vicariato, tre milioni in tutto, che nelle ultime ore sono stati invitati a restare dentro casa, al pari di tutti gli altri cittadini, e a vivere la loro domenica lontani dalle parrocchie rimaste chiuse “per ragioni di sicurezza – spiega Berardi da Awali, dove ha sede il vicariato – non possiamo rischiare, i detriti dei missili potrebbero cadere sulle chiese. Abbiamo deciso di chiudere qualche giorno aspettando che ritorni un po’ più di tranquillità.













































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