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L'Editoriale della Domenica. Kaiser nuovi e guerre vecchie

di Michele Ruggiero


Noi, popoli delle Nazioni Unite, decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all’umanità, a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nella eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grande e piccole, a creare le condizioni in cui la giustizia ed il rispetto degli obblighi derivanti dai trattati e dalle altri fonti del diritto internazionale possano essere mantenuti, a promuovere il progresso sociale ed un più elevato tenore di vita in una più ampia libertà, e per tali fini a praticare la tolleranza ed a vivere in pace l’uno con l’altro in rapporti di buon vicinato, ad unire le nostre forze per mantenere la pace e la sicurezza internazionale, ad assicurare, mediante l’accettazione di principi e l’istituzione di sistemi, che la forza delle armi non sarà usata, salvo che nell’interesse comune, ad impiegare strumenti internazionali per promuovere il progresso economico e sociale di tutti i popoli, abbiamo risoluto di unire i nostri sforzi per il raggiungimento di tali fini...


Con questa premessa veniva sottoscritto il 26 giugno del 1945 a San Francisco lo Statuto delle Nazioni Unite (o Carta dell'ONU). Fu firmato a un mese e poco più dalla fine della II guerra mondiale in Europa e a poco meno di due mesi dalle bombe atomiche sganciate il 6 e il 9 agosto dagli Stati Uniti sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki che portarono alla resa dell'Impero del Sol Levante. Lo Statuto entrò in vigore il 24 ottobre dello stesso anno, mentre si coglievano i primi segnali della Guerra Fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica.

Ora, se ripuliamo la nostra mente delle visioni di parte o partigiane, e ci spogliamo di ogni forma di ipocrisia, siamo tutti consapevoli che la Carta fondativa delle Nazioni Unite è diventata carta straccia. L'umanità ha perduto il suo mantello protettivo, che non sarà mai stato magico come quello che garantisce quello dell'invisibilità di Harry Potter, ma che manteneva accesa nei popoli della Terra la fiammella della speranza.

Ora, a regolare i rapporti tra le Nazioni (dis) Unite è unicamente la forza. E a dirigere il coro del crepitio delle armi, il decollo di droni e di jet supersonici, il lancio di missili, il movimento di carri armati, lo spostamento di artiglierie, sono i nuovi Kaiser, i Signori della Guerra versione 4.0, i Putin, i Trump, gli Xi Jinping, i Netanyahu, dietro ai quali si accalcano i dittatori di provincia, gli omuncoli prepotenti di seconda o terza fascia, altrettanti e se non più barbari dei loro mentori, per il classico adagio che li vuole più lealisti del re.

Ora, con l'omicidio-violazione del diritto internazionale perpetrato nuovamente ieri come normalità dal presidente degli Stati Uniti e dal primo ministro d'Israele con "l'attacco preventivo" all'Iran anche il dovere alla convivenza civile - perché di dovere si tratta, prima ancora che di diritto - è stato sepolto insieme con i principi fondanti dello Statuto delle Nazioni Unite resi espliciti e soprattutto richiamati in chiaro nell'articolo 1:

1. Mantenere la pace e la sicurezza internazionale, ed a questo fine: prendere efficaci misure collettive per prevenire e rimuovere le minacce alla pace e per reprimere gli atti di aggressione o le altre violazioni della pace, e conseguire con mezzi pacifici, ed in conformità ai principi della giustizia e del diritto internazionale, la composi zone o la soluzione delle controversie o delle situazioni internazionali che potrebbero portare ad una violazione della pace;

2. Sviluppare tra le nazioni relazioni amichevoli fondate sul rispetto e sul principio dell'eguaglianza dei diritti e dell'auto-decisione dei popoli, e prendere altre misure atte a rafforzare la pace universale;

3. Conseguire la cooperazione internazionale nel la soluzione dei problemi internazionali di carattere economico, sociale culturale od umanitario, e nel promuovere ed incoraggiare il rispetto dei diritti del! 'uomo e delle libertà fondamentali per tutti senza distinzione di razza, di sesso, di lingua o di religione;

4. Costituire un centro per il coordinamento dell'attività delle Nazioni volta al conseguimento di questi fini comuni.


Ora, domandiamoci dove siano finiti i fini comuni, mentre i Putin, i Trump, gli Xi Jinping, i Netanyahu, perseguono con criminale spietatezza anche fini personali, indifferenti alle conseguenze sulla stabilità reale degli Stati e sulle condizioni materiali e psichiche dei cittadini, ma maestri nell'arte dell'illusionismo di assicurare che il futuro - compreso il futuro della democrazia - sarà migliore al termine di ogni guerra con il sacrificio di poche migliaia di morti al "tavolo della pace". Il contrario esatto e sconvolgente di ciò che insegna la Storia: dalla Guerra del Golfo all'Afghanistan, Iraq, Siria, Libia, Ucraina, Gaza, Cisgiordania, e a tutti i focolai di tensione accesi, spenti, riaccesi per conservare o il controllo geopolitico in più aree del mondo o garantirsi il predominio delle risorse naturali.

In nome della libertà (presunta) si perpetua così la sistematica violazione dell'autodeterminazione dei popoli giustificata dalla necessità di eliminare i "malvagi", autoproclamandosi giudici assoluti e inappellabili su chi deve vivere e chi deve morire. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un potere demoniaco concentrato in poche teste, che insieme con i "malvagi" uccide gli innocenti, che sono sempre la maggioranza.

E non crediate che la domanda posta sopra sarà per noi un esercizio accademico, perché, ci crediate o no, siamo già affacciati in precario equilibrio sulla soglia della sopravvivenza se non si ritorna ad essere protagonisti del nostro destino.

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