L'EDITORIALE DELLA DOMENICA. Quel "pasticciaccio" dell'Ucraina che si vuole nella UE
- Michele Corrado
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di Michele Corrado

Il proposito - senz'altro meritorio e in linea con la politica adottata nell'ultimo decennio - è di accogliere l’Ucraina in seno all’Unione Europea. Un proposito particolarmente sponsorizzato della leadership tedesca del Cancelliere Friedrich Merz con motivazioni, neppure così velate o nascoste, di tipo economico per dare nuovi sbocchi alla potente macchina industriale teutonica, attualmente un po' in affanno. Ma, in relazione a tale possibile prospettiva, da un punto di vista strategico militare è bene tener presente alcuni risvolti oggettivi:
1) l’Ucraina è coinvolta in un conflitto ad alta intensità nei confronti della Federazione russa da quattro anni e tre mesi;
2) militarmente ha una parte consistente (circa un quinto) del territorio occupato da Forze russe, mentre il resto è costantemente battuto da vettori russi che hanno distrutto percentuali significative di infrastrutture di ogni tipo;
3) la Nato (pur in una crisi di relazione con gli Usa) ha deciso di supportare il governo ucraino in ogni modo, tranne che con l’invio di proprie truppe;
4) in Ucraina permane - come confermano gli scandali ripetuti che scuotono l'entourage della presidenza - un livello elevato di corruzione che ne vanifica concretamente anche le capacità di combattimento di tutta la nazione, al di là della propaganda insita, presente in ogni scenario di guerra e in ogni paese coinvolto;
5) sotto il profilo economico è uno Stato fallito, che sopravvive grazie al sostegno finanziario dell'Unione Europea e degli Stati Uniti, in cui soltanto quello della prima è stimato in oltre duecento miliardi di euro, con un prestito ulteriore di altri novanta già approvato.
Con questi presupposti l'ingresso dell’Ucraina nella UE equivarrebbe a entrare nell’ottica di una guerra vera e diretta con la Federazione russa con effetti oggi incalcolabili sul piano sociale ed economico, e inimmaginabili per chi dal 1945 non conosce altro che vissuti di pace e che affida la soluzione delle controversie internazionali alla diplomazia.
Consideriamo poi che il passo successivo sarebbe quello dover riconquistare i territori ucraini occupati da Mosca, potendo, per principio, accettare che porzioni di Paesi dell’Unione possano essere persi manu militari.
Ora, è credibile per forza di cose, che questa escalation militare porti all’allestimento di armate europee destinate al combattimento in Ucraina per la riconquista di Donbass e Crimea, quest'ultima ritornata sotto il mantello russo nel 2014. Uno scenario non prospettato al momento, ma che da un punto di vista militare è quanto più naturale e consequenziale ai precedenti che hanno portato all’attuale situazione.
Vi è poi da considerare che tutto il territorio dell’Unione diventerebbe obiettivo dei vettori russi che ora imperversano solo in Ucraina (sul drone russo caduto ieri l'altro a Galati in Romania non vi sono ancora verità documentabili, ma solo ipotesi) con effetti devastanti su una organizzazione, l’Unione Europea, dove non è ancora ben chiaro chi decide e che cosa può decidere.
È vero che i Paesi dell’Unione fanno parte della Nato, ma l'Alleanza Atlantica contempla anche Stati non europei come USA, Canada e Turchia. In altri termini, la confusione rischierebbe di diventare sovrana e gli eventi padroni delle reazioni materiali ed emotive, reazioni ovviamente condizionate dall’arrivo di missili russi con risultati che non potrebbero che essere tragici.
Rispetto al Teatro di Operazioni ucraino è utile proporre alcune previsioni, magari semplicistiche, comunque plausibili, del tipo:
1) i russi riescono a prevalere, sfondando il sistema difensivo ucraino, con conseguente collasso del paese che entra sic e simpliciter nella loro area di influenza;
2) si raggiunge un accordo interlocutorio che stabilizzerebbe le operazioni sul terreno con il Donbass e la Crimea sotto controllo russo;
3) l’Ucraina entra nella UE che si fa carico del sostegno militare diretto entrando in operazioni di guerra guerreggiata contro la Russia.
In ognuna delle ipotesi prospettate ci sarebbero forti ripercussioni per i Paesi dell’Unione: nella prima ipotesi, si constaterebbe la vittoria russa; nella seconda, si dovrebbe ammettere che Bruxelles, nonostante gli sforzi e l'impegno indiscussi, non è riuscita a sostenere l’Ucraina da un punto di vista militare, il che impone una serie di interrogativi sulle capacità organizzative e di direzione politica dell'Unione; nella terza, l'Unione Europea (e non la Nato) si incamminerebbe con i suoi 500 milioni di abitanti a grandi falcate verso uno stato di guerra convenzionale nei confronti di una potenza nucleare, con tutto quello che ne consegue non solo per il Vecchio continente, ma per il mondo intero.
Paradossalmente, la conservazione a tempo indefinito dell'attuale situazione sarebbe da preferire a qualunque altra ipotesi, sia per la UE, sia per gli ucraini.
A patto però di ricordarsi, ogni mattina, che in Ucraina si combatte con l'apporto fondamentale dell'Europa, anche se i primi a non volersene rendere ancora conto siamo proprio noi.













































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