TACCUINO MEDIORIENTALE. Netanyahu e Katz scatenano un nuovo inferno sul Libano meridionale
- La Porta di Vetro
- 1 giorno fa
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Dalla mezzanotte alle 18.00, ora di Beirut (le 17.00 in Italia) di oggi, domenica 31 maggio, sono 65 gli attacchi aerei israeliani che hanno colpito 35 città e villaggi nel Libano meridionale; a questo impressionante volume di fuoco si deve aggiungere l'attacco portato con 13 droni su dieci diverse località. Il martellamento dal cielo è rafforzato dal dispiegamento militare è a terra con i carri da combattimento Merkava che seminano paura e distruzione tra la popolazione nelle aree cui vengono a contatto. La risposta di Hezbollah è di nove attacchi. A tutto ciò il quotidiano libanese L'Orient-le jour ha offerto una spiegazione diretta quanto semplice: a Netanyahu e al ministro della difesa Katz preme aumentare l'esercizio del potere e di controllo sul Libano, una strategia che per la popolazione civile equivale, dalla ripresa della guerra, 2 marzo, ad oggi, a 3.412 morti e 10.269 feriti, cifre rese note dal Ministero della salute di Beirut.
Da parte loro, le forze armate israeliane (IDF), riferisce il quotidiano Haaretz denunciano la perdita di 25 soldati dalla ripresa delle ostilità con Hezbollah. L'ultima vittima, ucciso in un attacco di droni, è il sergente Michael Tyukin, 21 anni. Tyukin era immigrato in Israele dall'Ucraina nel 2020 con la madre ed era il suo unico figlio maschio. Nel frattempo, ricorda ancora Haaretz, citando fonti vicine all'IDF, che l'alto comando militare teme che l'opacità con cui vengono condotti i colloqui a Washington possa "influenzare la campagna contro Hezbollah e mettere a rischio la vita dei soldati". In altri termini, si teme che la tregua sia annunciata "mentre le truppe sono ancora operative in profondità nel territorio libanese, il che potrebbe costringere le truppe a ritirarsi sotto il fuoco nemico, trasformando qualsiasi ripiegamento in un'operazione tanto pericolosa e complessa quanto l'avanzata stessa". Peraltro, una ulteriore preoccupazione deriva dal fatto che "Hezbollah è pienamente consapevole dei cambiamenti nello schieramento israeliano e sta rivalutando le proprie capacità lungo il confine".[1]
Rimane comunque sospesa la domanda più inquietante: chi fermerà Israele dal proseguire questa mattanza di gente innocente che soltanto l'opportunismo di Netanyahu spaccia come guerra? Se lo chiede il presidente del Parlamento Nabih Berri che in un'intervista a NBN ha osservato che l'impegno a proseguire i colloqui per arrivare al cessate il fuoco si scontra con le aggressioni via terra, mare e aria di Israele, che continua a demolire villaggi e case. [2] La domanda posta da Berri dovrebbe diventare patrimonio comune degli europei, ma sia Bruxelles, sia i singoli stati continuano nella loro prolungata stagione di inerzia totale, rotta da qualche sussulto verbale che non produce risultato alcuno se Israele continua a comportarsi da padrone assoluto delle aree confinanti, come a Gaza e in Cisgiordania.
Unico elemento di novità è la richiesta avanzata dalla Francia di convocare il Consiglio di sicurezza dell'Onu, il cui destino pare comunque già segnato dall'assenza di una visione unitaria e strategica verso Israele e dalla sensazione di una reazione sempre tardiva, subalterna agli eventi e mai in grado di contrastare la brutalità su cui fa leva Netanyahu per agire indisturbato e con la quale sta generando anche una sorta di inconscio timore in Europa, di cui il primo a rendersene conto e ad avvantaggiarsene è proprio lui: personaggio che dimostra, con la sua espressione di indifferenza epidermica ad appelli e proteste di piazza e a inutili convocazioni di ambasciatori nelle capitali, di considerare gli europei alla stregua di cittadini innocui, se non imbelli, resi fiacchi da oltre 80 anni di pace e proni ai voleri del suo amico Trump, e soprattutto attenti a non urtare la suscettibilità della sua potente intelligence.
Certo, il nostro tralascia quanto quei "rammolliti" europei abbiano contribuito alla nascita di Israele, anche nella formazione iniziale delle sue forze di difesa. Ma, come ricordavano i latini multa sunt genera ingratorum. Intanto, il Libano continua a bruciare.
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